Si fa la storia – come spesso negli ultimi duemila anni – tra le mura vaticane

Solo Cristo (o il suo Vicario in terra) può decidere in una situazione di tale gravità. E lo sta facendo. Come sapete si dice che Giuseppe Conte, a suo tempo, sia stato scelto/deciso anche con il bene placet di Papa Francesco dopo che lo stesso aveva avuto rassicurazioni dalla Casa di Nazareth, ambiente religioso dove l’avvocato era cresciuto. Il Vaticano lo aveva benedetto e il Vaticano, riteniamo, lo abbia oggi informato della fine della corsa. Forse, con i modi opportuni (ma con fermezza vista la gravità della situazione), lo hanno semplicemente avvertito chiedendogli di tenersi pronto a lasciare la postazione. Come possa avvenire una cosa così delicata in un momento tanto complesso non lo sappiamo, ma siamo certi che avverrà. Così come eravamo certi che Ratzinger si sarebbe dimesso a fine febbraio 2013. E lo sapevamo dall’ottobre dell’anno precedente. Ma come abbiamo avuto modo di lasciare detto, ci tenemmo, Massari ed io, la notizia per noi. Oggi è cosa diversa e riguarda tutti. E non solo noi italiani.

Oreste Grani/Leo Rugens


GIUSEPPE CONTE INADEGUATO: TEMPO SCADUTO!

Scarso il discorso (l’uno e l’altro) di Giuseppe Conte ai due rami del Parlamento. Scarso di sostanza e mal posto nella forma. Paroline di circostanza spente quasi ci si trovasse di fronte ad un ragioniere piuttosto che all’oratoria forbita di un avvocato. Un tempo perfino pretenziosamente immaginandosi impegnato in arringhe a difesa del popolo sovrano. Capisco che l’avvocato non pensava mai quando giurava sulla Costituzione di doversi misurare con un’impresa di questa dimensioni e che avrebbe preferito, tra una riunione e l’altra del governicchio che presiede, ragionare di chi stesse per vincere il Campionato. Invece il campionato è sospeso e le bare tengono la scena. Un solo ragionamento, se fatto a modo, potrebbe ancora salvarlo: ed è quello della tempestività. La verità che questa dote intellettuale (e fisica) è un’arte che non si apprende senza essere andati a rubare il mestiere con gli occhi nelle botteghe giuste. Prima che il pentastellato Alfonso Bonafede lo recuperasse tra i suoi docenti, Conte non aveva certo frequentato autorevoli luoghi di formazione politica e di complessità culturale. Ora si trova a dover affrontare situazioni della massima complessità possibile emergenti in un pianeta in cambiamento epocale.

Scarso il discorso, fragili le speranze per il Paese smarrito.

Oreste Grani/Leo Rugens