Tutti poveri scemi o qualcuno anche colluso?

Beppe Grillo e Davide Casaleggio avevano ragione a chiedere un cambiamento del clima in cui operava la politica italiana (corruzione e carenza di strumenti culturali adatti alla complessità della fase di transizione in cui ha visto la luce il M5S) ma non avendo etica e statura morale (ed io aggiungo un inequivocabile stile di vita) per piegare la Casta al necessario cambiamento, sono finiti a rotoli. Questo sta “ferocemente” emergendo da quanto si apprende del rapporto tra “mercato” (un armatore e il suo monopolio delle rotte mediterranee) e i garanti del M5S.

Qualunque sia l’esito finale di questa vicenda, ormai comunque incardinata in termini di giustizia, nessuno del vertice del MoVimento uscirà indenne. Nessuno. O perché coinvolto, o perché UN POVERO SCEMO. Direi che è arrivato il tempo che un gruppo dirigente politico non sia costituito da individui senza etica e poveri scemi. Scelti appositamente da quelli senza morale proprio perché scemi? Direi che arrivato il tempo di iscriversi o alla lista dei mascalzoni collusi e avvantaggiati dall’intimità con il vertice, o degli scemi.

Voglio dire che Luigi Di Maio o è uno scemo incapace di capire dinamiche illecite che avvenivano a un palmo dal suo lato B, o è un furbo colluso. Terzo non è dato. Così come Alfonso Bonafede, Stefano Buffagni, Giancarlo Cancelleri, Rocco Casalino, Vito Crimi, Pietro Dettori, Francesco D’Uva, la Iena Dino Giarrusso, Luca Lanzalone, Virginia Raggi, Carlo Sibilia, Vincenzo Spadafora, Giulia Sarti, Paola Taverna, Angelo Tofalo, Danilo Toninelli, Elisabetta Trenta. E ho pescato nel mazzo scusandomi con quelli che non ho citato quali scemi o collusi. E andiamo con le querele!  
Oreste Grani/Leo Rugens