Nicosia Antonello, si fa presto a dire “mafioso”

Antonello Nicosia alla fine di novembre del 2022 si vede appioppati 15 anni di reclusione, per mafia, in appello, dopo che in primo grado ne aveva presi 16 e 8 mesi.

Arrestato sul finire del 2019 mentre svolgeva la funzione di assistente parlamentare della ignara deputata Giusy Occhionero che gli garantiva l’accesso alle carceri dove incontrava mafiosi assorititi, il Nicosia:

conduceva una doppia vita. In Tv parlava di legalità e diritti dei detenuti e nel privato invece insultava il giudice Falcone. “E’ stato un’incidente sul lavoro diceva mentre arrivava all’aeroporto di Palermo e ancora “All’aeroporto bisogna cambiare il nome… Non va bene Falcone e Borsellino… Perche’ dobbiamo arriminare (girare,) sempre la stessa merda“. Messina Denaro lo chiamava il “primo ministro”.
Le indagini hanno sorpreso Nicosia mentre partecipava a un summit lo scorso febbraio a Porto Empedocle con un fidato del super latitante, parlavano di ingenti somme di denaro da recapitare al Boss Denaro. Inoltre Nicosia partecipava a vari programmi tv  tra cui “Mezz’ora d’aria” oltre ad essere il direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani onlus, è componente del Comitato nazionale dei Radicali italiani. Intratteneva rapporti con mafiosi di alto livello soprattutto con il capomafia di Sciacca, Accursio Dimino, 61 anni, imprenditore ittico ed ex professore di educazione fisica, da sempre legatissimo al super latitante Messina Denaro: anche lui è stato arrestato nel blitz di questa notte.
Egli discuteva con Dimino per organizzare un’omicidio di un imprenditore di Sciacca per impossessarsi delle sue aziende.
Dimino condannato nel 1996
Già nel 1996 Dimino era stato condannato per mafia. Si scambiava pizzini con la primula rossa di Castelvetrano in seguito un’altra condanna nel 2008, tre anni fa la scarcerazione. Ma nulla era cambiato a Sciacca Dimino continuava a comandare, forte dei suoi contatti con la provincia di Trapani e con i “cugini” di Cosa nostra americana. Con Nicosia si incontrava spesso per pianificare nuovi affari su cui adesso indaga la procura di Palermo. Negli Usa Nicosia andava regolarmente a breve era previsto un viaggio con il boss Dimino.
L’obiettivo principale di Nicosia era comunque tornare in carcere. Per veicolare altri messaggi riservati, accusano i magistrati di Palermo. “Quando entri con un deputato non è come quando entri con i Radicali – assicurava lui – chiudono la porta”. E così poteva agire indisturbato. Intanto, incontrava altri fedelissimi del superlatitante: discuteva pure di un progetto riguardante le carceri che sembra stava molto a cuore a Messina Denaro.
Fonte https://www.newsly.it/chi-e-antonello-nicosia-parlamentare-arrestato/

Tralascio ogni considerazione sui Radicali Italiani nelle cui fila era stato accolto, dovrei dire “aveva penetrato” non fosse per l’attitudine del mondo radicale di accogliere la qualunque, facendosi eleggere nel Comitato Nazionale durante il XVII Congresso.

Torno alla talpa Nicosia per buttare lì una suggestione, meglio dire un pensiero che mi assilla da tempo intorno a un tema che non mi sembra molto esplorato, ovvero l’esistenza di una vera e propria rete di intelligence “diffusa e partecipata” transmafiosa. Da decenni sento ripetere che senza l’apporto di massoni e colletti bianchi i personaggetti da “seconda elementare” non sarebbero mai andati oltre piccoli reati da rubagalline eppure nessuno riconosce a questa perversa entità lo status di “intelligence economica”, di certo più colta di tanti chiamati a contrastarla. Da notare che salvo rare eccezioni, tale formidabile intelligence è composta da civili che, come me, non sanno nemmeno come carirare un’arma.

Dare un nome a un insieme non è un atto neutro, significa infatti decretarne l’esistenza quindi deciderne la gestione.

Hai scoperto l’acqua calda, Massari!

Altro che calda, bollente bisogna dire, a fronte degli entusiasmanti risultati che le mafie ottengono da decenni, conoscendo una crescita senza soste, altro che Cina.

Si quotasse in borsa la ‘ndrangheta, dovrebbero bloccarne il titolo ogni giorno per eccesso di rialzo, mentre la simpatica associazione marocchina che tiene in pugno l’Olanda, molto più di una start-up, potrebbe attirare interessanti investimenti.

Tornando al Nicosia, la redazione del Foglio, il 4 novembre 2019 dopo il suo arresto non prima, si accorgeva che le posizioni garantiste del pedagogo puzzavano di mafia, del resto non era certo compito di un giornalista svelare la atipicità del soggetto che aveva penetrato metaforicamente anche la Occhionero, eletta con LEU alla Camera nel 2018 poi passata a Italia Viva e giustamente trombata alle ultime elezioni.

Non voglio insinuare nulla di nulla in merito al rapporto lavorativo tra i due, bensì sottolineare che il Nicosia aveva saputo scavare molto bene, non abbastanza però perché gli abili investigatori non lo incastrassero, a riprova che nelle istituzioni lavora tanta gente onesta e preparata.

Purtroppo, come dimostrano troppi esempi che per stanchezza non riporto, le istituzioni suddette appaiono facilmente penetrabili per molteplici ragioni, l’ultima delle quali è la corruzione, capitolo conclusivo di una lunga serie.

I “direttori” dell’intelligence mafiosa, un Montante Antonello per esempio, hanno letto e riletto, oltre ad avere contribuito alla loro scrittura, i capitoli suddetti e se non scopro nulla di nuovo, devo ancora scoprire chi abbia elaborato una teoria di tutto questo.

Ai miei occhi infatti, ma non solo ai miei, appare che lo Stato, rappresentabile come un corpo umano, mostra gravi difetti nei suoi organi oltre a mostrare una grave disarticolazione nelle sue membra. Il difetto principale risiede nel non avere approntato tutte le misure necessarie affinche l’intrinseca debolezza della forma democratica di governo fosse protetta; le misure a cui penso sono riferite solo alla dimensione culturale dei soggetti.

Constatare ogni giorno che a tirare le fila delle attività economiche finanziarie e politiche siano individui esterni a qualsivoglia organo o corpo dello Stato e che ciò accada da oltre mezzo secolo via via sempre più sbilanciando i rapporti di forza tra la politica e “gli altri” che ai miei occhi hanno definitivamente abbattuto la “partitocrazia” sostituendola con un potere cui ancora non so dare un nome.

Se ciò è avvenuto è anche perché la guerra tra le due intelligence ha visto prevalere quella “mafiosa”.

Alberto Massari