Silvana Carcano del M5S: «Expo è una farsa e intorno al progetto del 2015 sono già all’opera le associazioni criminali»

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Fondamentale non distrarsi rispetto alle date. Prima è prima, e dopo è dopo. Noi lo dicevamo prima che accadesse. Molto prima. Silvana Carcano (M5S) lo diceva prima, non dopo.

Oreste Grani/Leo Rugens 9/7/2016

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXScrivevo privatamente il 23.9.11 una mail ad alcuni collaboratori di Ipazia Preveggenza Tecnologica.

Viva le donne coraggiose del Mediterraneo. [Oggi dico: viva Silvana Carcano, candidata alla Presidenza della Regione Lombardia per il MoVimento 5 Stelle, perhé dimostra di avere le idee chiare su una delle tante questioni che ci stanno a cuore: l’Expo 2015 di Milano e il problema delle infiltrazioni della ‘ndragheta]. Viva i giovani coraggiosi delle mille piazze in rivolta. Dobbiamo prepararci all’unica soluzione che può salvare le vite, comprese le nostre, di milioni di esseri umani. Altro che far annegare nel mare in tempesta (non solo metaforicamente) i nostri fratelli africano/mediterranei. Dobbiamo consapevolmente spezzare l’area geografica, politica, finanziaria dell’Euro. E noi italiani dobbiamo dedicarci subito al sud di questa area. 

Ecco il danno di aver scelto alleati come Gheddafi, Mubarak, Ben Ali, per vivacchiare senza futuro e senza speranze. Abbiamo leccato le mani, e non solo quelle, a morti viventi, a orridi zombie catatonici. Ecco la responsabilità dei Governi italiani di destra, di sinistra, di centro. Per vendere un po’ di armi e arricchire un po’ di più qualcuno.

Dobbiamo dividerci culturalmente dal Nord Europa e generare subito l’area del cous cous. Svalutiamo l’Eurosud e così facendo tagliamo i nostri debiti pubblici. Recuperiamo competitività e fottiamocene di uno pseudo protettorato tedesco.

Accettiamo un ruolo di leadership culturale in quello che, in un primo tempo, potrebbe sembrare un girone di serie B.

Ma non di calcio stiamo parlando. Ecco perché tifavo per Smirne 2015 e non per Milano Expo 2015.

 

Il testo che segue è tratto da Roberto Galullo, Economia criminale, il Sole 24 Ore, 2010. Il testo, pubblicato da un autorevole editore qual è il Sole 24 Ore, costituisce una fonte aperta di grande qualità.

La deve pensare così anche Silvana Carcano, a differenza di molti suoi concittadini lombardi che sembrano far finta di niente o che voltano lo sguardo dall’altra parte. Il focus è l’Expo 2015 a Milano e le infiltrazioni mafiose e ‘ndranghetiane.

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Il dado è tratto verso Expo 2015

Se la politica cerca di riempire di contenuti il federalismo, la ‘ndrangheta lo ha già fatto. Ha deciso che Milano, che in tempo di crisi vede capitali sporchi entrare e uscire probabilmente anche dal mondo della finanza, è la nuova capitale dell’Italia criminale federata e in vista di Expo 2015 ha anche scelto di rinforzare l’asse con una città ponte verso i ricchi traffici, italiani ed europei, del Nord Est: Brescia. Come sempre, le cosche sono avanti, più avanti di chi dovrebbe sconfiggerle.

A metterlo nero su bianco a fine 2008 e a provocare un putiferio è Vincenzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia. “Non ci sono più tanti satelliti che ruotano intorno a un unico sole, la ‘ndrangheta di San Luca – scrive nella sua relazione consegnata appunto a fine 2008 al suo capo, Piero Grasso – ma una struttura federata, disposta a dialogare con la vecchia casa-madre, ma non più a dipendere da essa, sia quanto alla nomina dei responsabili della periferia dell’impero, sia quanto all’adozione delle nuove strategie e alla condivisione dei profitti”. Sarà verosimilmente per questo motivo che, in un primo momento e per la prima volta la Dna, Direzione nazionale antimafia, decise di secretare l’intera relazione. Quasi 900 pagine chiuse a chiave in pochi cassetti e accompagnate da una lettera del procuratore capo, Grasso, con divieto di divulgazione agli uffici. Grasso non voleva probabilmente permettere che la relazione – a partire dalle dense e sorprendenti considerazioni sulla ‘ndrangheta in Lombardia – uscisse fuori dai confini di chi, ogni giorno, è in prima linea a combattere la criminalità. Grasso non poteva tollerare la diffusione delle pagine dedicate alla ‘ndrangheta che con il suo fatturato annuo di 51,5 miliardi (stime Eurispes 2010) è ormai l’organizzazione criminale più forte al mondo. Forte dell’ asse con i narcos colombiani e sudamericani. Una ‘ndrangheta talmente pervasiva che non c’è pagina – nei contributi consegnati dalle 26 Direzioni distrettuali alla Direzione nazionale – che non trasudi di investimenti, prestanome, traffici e corruzioni a opera di esponenti delle cosche calabresi o ad essi vicini. Una ‘ndrangheta che compra tutto e, quando non può, delegittima, calunnia e isola. E uccide. A pagina 117 di quella relazione si legge testualmente che “si è alla vigilia di una vera e propria rivoluzione copernicana. La ‘ndrangheta avrà in tal modo completato il suo lungo percorso di occupazione della più ricca e produttiva regione del Paese: la Lombardia“. E non sarà un’occupazione precaria, ma definitiva, con strutture permanenti di direzione, con il territorio rigidamente suddiviso. “In pratica – secondo la relazione acquisita agli atti della Direzione distrettuale di Milano – corpi separati ma provenienti dal medesimo ceppo e viventi nell’ambito di quella che può definirsi una coesistenza autonoma ma interattiva“. Nel giro di pochi anni – se le indagini dovessero confermare il quadro della Dna, ma appare scontato – i rapporti di forza si ribalterebbero: i centri decisionali si sposteranno sempre di più dalla Calabria alla Lombardia. Non è un caso che i boss Paolo Sergi e Antonio Piromalli siano stati arrestati a Milano, da dove – secondo gli investigatori e gli inquirenti – dirigevano i traffici internazionali di droga e curavano i collegamenti con il mondo politico e delle istituzioni.

Ma se la situazione di Milano e dell’hinterland – come ad esempio Buccinasco, che nella relazione di Macrì viene descritto come un territorio sottoposto passivamente alla conquista delle cosche fin dagli anni ’70 – quel che sorprende è scoprire che Brescia e la sua provincia siano entrate ormai a pieno titolo nelle maglie della ‘ndrangheta. Le cosche “condizionavano e condizionano il tessuto sociale e le iniziative d’intrapresa finanziaria“: scrive Macrì. Un assalto in piena regola, agevolato dalla complicità delle mafie straniere, in primo luogo di quella russa. “In particolare – si legge nel contributo messo a disposizione della Direzione distrettuale di Brescia – i calabresi appaiono svolgere il ruolo di procacciatori d’affari per i soggetti stranieri e in tale contesto si è rivelato persino l’interessamento per l’acquisto di una raffineria“.

L’allarme della Direzione nazionale antimafia non prescinde da Expo 2015, sulla quale Stato ed enti locali non trovano accordi: la ‘ndrangheta si è già piazzata con omicidi (tre in pochi mesi) e spartizioni già decise o in via di definizione. Accordi che lasceranno briciole (sostanziose) anche a Cosa Nostra e Camorra, ormai costrette a venire a patti con chi è più forte di loro. “Gli interessi in gioco con Expo 2015 – si legge nella relazione – sono maggiori persino di quelli ipotizzabili dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina“. Anche il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, a pagina 31 della relazione consegnata a gennaio 2010 alla Commissione parlamentare antimafia, scrive che “molteplici indicatori segnalano che alcune imprese si stanno orientando verso appalti di importo limitato così da evitare la verifica dovuta per la certificazione antimafia. Nel contempo si registrano ricorrenti aggiudicazioni seria li sotto soglia a livello locale, i cui importi, se globalmente valutati, raggiungono cifre molto considerevoli, spesso superiori alla soglia per la quale è richiesta la certificazione antimafia. È altresì emerso che, spesso, società inquinate si servono di imprese sane per aggiudicarsi appalti pubblici e successivamente, tramite queste ultime, subentrano di fatto nei cantieri con propri mezzi o con !’intervento di altre ditte legate a organizzazioni mafiose. Fenomeno diffuso è anche l’aggiramento della normativa antimafia per i sub-contratti in materia di trasporto e movimento terra“. E cosi via con altre minuziose descrizioni dei sistemi mafiosi apparentemente leciti, fino ad arrivare alla nota dolente: Expo 2015. Nero su bianco ecco l’ennesimo grido di allarme del Prefetto Lombardi: “I riscontri dell’attività info-investigativa inducono a far ritenere concreto il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata dell’affidamento e nell’esecuzione dei contratti pubblici che riguardano i lavori, i servizi e le forniture in vista di Expo Milano 2015“.

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Carcano, 5 Stelle: «Ci taglieremo 
lo stipendio da consiglieri regionali»

La candidata alla presidenza in Lombardia: no a Expo, «progetto scellerato»

Silvana Carcano durante l’incontro al Corriere

MILANO – «Non accetteremo i rimborsi pubblici e ci taglieremo le indennità da consiglieri. Noi siamo diversi dalle fondamenta». Lo ha detto Silvana Carcano, candidata governatore della Lombardia del Movimento Cinque Stelle nel corso della video chat al Corriere: «Noi non correremo il rischio di cadere nelle tentazioni. E non diventeremo un nuovo centro di potere politico».

NO A EXPOAbbandonare Expo. Secondo Silvana Carcano, candidata del M5S, «costerebbe meno pagare la penale che andare avanti con questo progetto scellerato». «Expo è una farsa», ha proseguito la candidata «grillina»: «E intorno al progetto del 2015 sono già all’opera le associazioni criminali».

INFRASTRUTTURE«Senza altri provvedimenti Area C è solo fumo negli occhi». Così la candidata 5 Stelle Carcano sulla misura anti-traffico promossa dal Comune di Milano. Sulla questione ambientale ­- ha detto – ci vuole un piano regionale. «Si dovrà puntare prima a favorire il trasporto pubblico e poi a ridurre il traffico privato. Fare solo Area C è invece un disagio». E sulle grandi opere stradali, Tem, Pedemontana e Brebemi, Carcano ha sostenuto «non abbiamo bisogno di grandi infrastrutture: c’è un danno sociale dietro ogni nuova opera stradale» […]

GLI AVVERSARI«Ambrosoli e Maroni? Dietro c’è la struttura partitica di sempre. Mentre noi abbiamo sempre garantito coerenza». Silvana Carcano ha poi concluso: «Siamo gli unici ad avere programmi precisi. Il nostro è un modello diverso. Mentre tutti gli altri sono in continuità. La Lega per esempio ha ricandidato ben cinque consiglieri uscenti indagati».

Andrea Senesi

7 febbraio 2013

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