Teilhard de Chardin, un gesuita alle prese con Darwin

The Expression of the Emotions in Man and Animals is a book by Charles Darwin, published in 1872, concerning genetically determined aspects of behaviour. It was published thirteen years after On The Origin of Species. It is generally regarded as Darwin’s main contribution to psychology and is also – like Alice’s Adventures in Wonderland (1865) – an important landmark in the history of book illustration

The Expression of the Emotions in Man and Animals is a book by Charles Darwin, published in 1872, concerning genetically determined aspects of behaviour. It was published thirteen years after On The Origin of Species. It is generally regarded as Darwin’s main contribution to psychology and is also – like Alice’s Adventures in Wonderland (1865) – an important landmark in the history of book illustration

Qualche settimana addietro mi sono messo nei guai dicendo la mia sull’autorevolezza del mondo dei gesuiti e attribuendo loro una struttura di intelligence unica per qualità al mondo.

Una gentile lettrice, nel web, mi deve avere frainteso e mi ha fatto un, scusate il linguaggio semplicistico, liscio e busso su più terreni. Certamente aveva ragione su tutto l’amica più competente di me.

Io, nonostante il cazziatone, reitero e pubblico nuovamente ragionamenti e notizie su un grande gesuita: Pierre Teilhard de Chardin.

Saccheggio, per mettermi al sicuro da critiche un testo di Giuseppe Vatinno, e vedremo come va.

Oreste Grani

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PIERRE TEILHARD DE CHARDIN, ovvero l’avvento dell’Homo Noeticus

Un teologo di fatto e uno scienziato, filosofo, psicologo, poeta nell’opera
Giuseppe Vatinno – 17/05/2005
Teilhard de Chardin nacque il primo maggio 1881 presso il Castello di Sarcenat (Comune di Ourcines nei pressi di Clermont-Ferrand), in Francia. La madre era pronipote di Voltaire; a undici anni entra in collegio dai Gesuiti e a trent’anni aderì alla Compagnia di Gesù a Aix-en-Provence. Durante i tredici anni di formazione in seminario si avvicina alla filosofia di Bergson. Dato il suo interesse per la scienza viene inviato ad insegnare fisica e chimica nel collegio dei Gesuiti del Cairo e nel 1911 viene ordinato sacerdote e partecipa alla Prima Guerra mondiale come barelliere meritandosi anche una medaglia al valore e la nomina a cavaliere della Legion d’onore. Dopo la laurea in Scienza Naturali, viene mandato in Cina a Tien Tsin Nel 1925 torna ad insegnare a Parigi all’Istituto Cattolico. Dopo alcuni scritti di carattere teologico le autorità ecclesiastiche – contrariate – lo rimandano in Cina, dove lavorerà per venti anni, dando anche un contributo a scoprire i resti del cosiddetto “uomo di Pechino” o Sinantropo. Nel 1947 torna a Parigi dove vorrebbe pubblicare la sua opera Il fenomeno umano, ma il Vaticano è ancora contrario cosicché nel 1951 si trasferisce definitivamente a New York dove continua i suoi studi alla Fondazione Wenner non rinunciando ai suoi viaggi di ricerca in Sud Africa e Rhodesia. Un curioso aneddoto riguarda la sua morte: agli amici aveva sempre detto di aver chiesto al signore di morire il giorno di Pasqua. Ebbene, il 10 Aprile 1955, dopo aver assistito ad una messa alla cattedrale di Saint Patrik, a New York, Theilard viene colpito da infarto mentre prende un tè a casa di amici; era il giorno di Pasqua. Nel panorama intellettuale della Chiesa Cattolica il caso di De Chardin è senza dubbio particolare: fu infatti il primo uomo di Chiesa che tentò di conciliare le evidenze  – diremo sperimentali – della teoria dell’evoluzione naturale proposta da Charles Darwin con i rigidi assiomi della dottrina Cattolica in tema di creazionismo e creazione. Cosicché la sua è stata principalmente un’attività tesa a rendere plausibile la teoria darwiniana nell’ambito teologico; infatti, la sua è una “visione avente per base il mondo della materia e per vertice Dio”. I suoi interessi scientifici lo portarono quindi inevitabilmente verso quella “biologia della complessità” che si sarebbe sviluppata dopo poco in tutto il mondo […] Quello che il gesuita vede nell’evoluzione naturale è sintetizzabile in due elementi:
1) La crescita verso una sempre maggiore “complessità” 2) La presenza di un “valore limite”, di una “soglia” oltre la quale cominciano a manifestarsi degli epifenomeni come quello della vita, della coscienza e quindi del pensiero.
Il gesuita francese non si limita a fare della scienza ma – inevitabilmente – sconfinò nella filosofia (sempre poi da un’ottica intellettuale squisitamente teologica). Infatti giunse a preconizzare che l’evoluzione della coscienza avrebbe portato ad una “mente planetaria” o meglio una “rete nervosa planetaria” alla fine della quale ci sarebbe il cosiddetto “Punto Omega” (punto Ad quem omnia tendunt), cioè l’unione (e qui è il teologo che parla) con il Cristo Cosmico. […] Questa visione individua nella biosfera (cioè di un’entità che prefigura la Terra come un vero e proprio organismo, che in seguito sarà chiamato Gaia dal fisico J. Lovelock) il fulcro intorno al quale sviluppare tutto il discorso tematico successivo. Gli esseri umani con i loro pensieri, ma soprattutto con la loro coscienza sono quindi simili ai neuroni di un grandioso “cervello globale” o “mente planetaria”. Ma De Chardin parla anche da psicologo quando dice che “ciò che mina ed avvelena in genere la nostra felicità è sentire così vicino il fondo e la fine di tutto quel che ci attira: sofferenza delle separazioni e del logoramento, angoscia del tempo che scorre, terrore di fronte alla fragilità dei beni posseduti, delusione di giungere così presto al termine di quel che siamo e di quel che amiamo”. Tuttavia, esiste una via di salvezza a questa “disperazione esistenziale” ed è quella di comprendere che l’ Universo, Il Sistema, Dio è “qualcosa che evolve” ed è dotato di una sorta di sapienza sistemica e di cui – come natura – facciamo tutti necessariamente parte.

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