Una recensione ai libri Via Crucis e Avarizia prima che vengano distribuiti

Schermata 2015-11-04 alle 23.44.05

Di corvi (vedi la nostra difesa d’ufficio del volatile nel post Il corvo aveva ragione: c’è del marcio in Finmeccanica. Forza Napoli!), intorno al Cupolone, ne girano, da sempre, molti e per le più diverse e complesse finalità. Ci sembrano gravi disinformazioni quelle che i giornalisti/scrittori di turno (di questi tempi grazie anche al lancio stampa fuori dall’ordinario sono anche professionisti destinati a divenire molto, molto, molto ricchi) immettono nel circuito mediatico non solo evidentemente a fini terapeutici di cittadini gravemente ammalati di apatia, unita a nausea e a diarrea permanente ma anche, consapevolmente o meno, per destabilizzare ciò che in questa fase delicatissima geopolitica potrebbe divenire, viceversa, una pietra angolare solida di riferimento: per Forbes che stila la speciale classifica, Papa Francesco è il 4° uomo più potente del Mondo! Primo e il “malandato” e sbeffeggiato dall’ISIS, Vladimir Putin.

Lo Stato Vaticano in quanto guidato da un tipo alla Papa Bergoglio, evidentemente, in molti, ritengono opportuno venga bombardato quasi fosse una regione della Siria o abbattuto come  un qualunque A321. Con il Papa Francesco, dopo che altri hanno cercato, inutilmente le vie brevi (era il 13 maggio 1981) con un’altro pontefice ingombrante, evidentemente, per alcuni non rimane che la vecchia sperimentatissima arma della calunnia/disinformazione distraente l’auditorio. Se fossi Francesco (a noi caro), me ne sbatterei ampiamente i “santissimi” (per rimanere in tema) e tirerei dritto. Arriva in queste ore la notizia che il Papa, tramite la sua stampa, ha dato ordine di definire la trappola in cui sono stati fatti cadere i due trafugatori di dati riservati, “becchime per i polli”. Ritengo che alcuni addetti ai lavori riconoscano nell’espressione d’ambiente (becchime per i polli) un segnale forte e di avvertimento agli eventuali mandanti . Comunque, per non farvi troppo impressionare dagli orrori descritti nei libri di imminente uscita (domani), tenete conto che in molti e ben informati, in passato, hanno potuto raccontare che monsignor Casaroli (per scendere in particolari quasi di colore) cioè l’uomo che gestiva per conto del Papa una linea telefonica appositamente allestita per negoziare con i presunti rapitori di Emanuela Orlandi, in una segretissima (non troppo evidentemente!) corrispondenza scritta di pugno da Calvi (l’impiccato a Londra) indirizzata al Santo Padre e che, non essendo – come accennato – tanto segretissima, attraverso personaggi tipo Flavio Carboni, pervenne ad ambienti che in altra sede sono stati  accertati essere definibili mafiosi, si poteva leggere che “il Cardinal Casaroli e Monsignor Silvestrini sono complici e soci in modo provato da una serie di tangenti che si spartivano su una serie di operazioni finanziarie effettuate con Michele Sindona  a sua volta avvelenato in carcere! Cose cazzute, eppure la Chiesa apostolica romana, è ancora lì. Diceva sempre il futuro impiccato sotto il ponte sul Tamigi: “Eppure costoro (il cardinale e il vescovo) sanno che io so! In siffatte condizioni (di pericolo ndr o.g.) cosa posso sperare io, responsabile come sono di aver svolto un’intera opera di banchiere nell’interesse della politica vaticana in tutta (udite,udite ndr o.g.) l’America Latina, in Polonia e in altri paesi dell’Est”.

Schermata 2015-11-04 alle 23.44.15

Calvi si riferiva apertamente ai finanziamenti destinati a ostacolare la penetrazione dell’ideologia marxista in Sudamerica alludendo con questa affermazione agli assassini fascisti, alle torture di massa, ai massacri compiuti su larga scala – per anni – in nazioni come il Cile, l’Argentina, il Nicaragua. Cose terribili da dire sia pur in modo sommesso o alla fine della propria vita. Eppure la Chiesa di Roma è ancora viva e vegeta mentre Calvi fu eliminato a Londra con sapiente ritualità nella città dove il 24 giugno 1717 si dice che sia rinata la Massoneria moderna. Una mano lava l’altra e tutte e due, in guantini bianchi, fanno sparire l’amica verità. A proposito di sparizioni, le madri dei desaparecidos argentini, ad esempio, puntarono il dito contro il cardinale Pio Laghi che ha chiuso però gli occhi, sereno (?) nel suo letto. Per tacere della complicità assoluta con il massacratore di persone meravigliose e innocenti, il cattolicissimo Augusto Pinochet. E che dire dei veleni sparsi intorno alla sparizione (a meno che qualcuno voglia negare anche questo?) di Mirella Gregori e soprattutto di Emanuela Orlandi. Pensate che pur di continuare a mestare nel torbido, qualcuno, il 14 maggio 2001, fece ritrovare, in un confessionale, al parroco della chiesa di San Gregorio VII, un cranio appartenente ad una giovane di circa venti anni e nella busta di plastica che conteneva il macabro resto quel qualcuno ci aveva infilato un santino di Padre Pio. Quando racconto questi fatti dico che qualcuno si è alzato quella mattina, forse ha fatto anche colazione al bar e lo ha affatto dopo essersi procurato, nei giorni precedenti, il cranio. Lo ha portato con sé e lo ha lasciato, nel pomeriggio del 13 maggio, perché lo sconcertato, umile prete Giovanni Ranieri Lucci lo trovasse la mattina successiva in chiesa. Fu scelto, per effettuare la deposizione, il giorno 13 maggio 2001 perché era il ventennale del tentato omicidio di Giovanni Paolo II e anche, come spero sappiate, la ricorrenza dell’apparizione profetica, 13 maggio 1917, quando a Fatima, la Madonna – in persona – consegnò ai pastorelli i tre segreti compreso quello che un giorno, un vescovo, vestito di bianco, in una grande piazza affollata, sarebbe stato ferito sporcando così di sangue il candore della veste.

Intorno al Vaticano ci sono misure attive di questa dimensione attuate da personale che  non può non avere dimestichezza con riferimenti tutti interni alla Chiesa e capace di utilizzare il linguaggio iniziatico del mondo cattolico. Ed è qui che veramente l’affare si ingrossa e questa lievitazione ci obbligherebbe ad affrontare il tema dei grandi e complessi conflitti di cui noi abbiamo semplice sentore ma di cui, per limiti culturali, lasciamo ad altri l’eventuale contributo perché a noi, marginali ed ininfluenti (anche un po’ terroristi populisti e adoratori del diavolo/grillino pentastellato) ci sfuggono i contorni di tanto odio e d’amore e di quella dicotomia, repulsione ed attrazione, che muove questo millenario misterico mondo. Storie forse di fratelli e di fratellanze mancate. Certamente storie di mondi che arrivano a rubarsi di tutto (soldi e informazioni prioritariamente) ma anche e soprattutto ritualità, linguaggi, finalità. Come nel caso dell’imminente Giubileo dedicato alla Misericordia, espressione che, in stretto rapporto con la giberna dell’Umiltà, mi risulta essere anche interna ad altri ambienti che, sentendosi defraudati dalla capacità di apostolato del gesuita un po’ francescano Papa Bergoglio, potrebbero segretamente aver ordito gli attacchi provando ad immaginare le parate ai contrattacchi della vittima designata. Il duello, mentale e fisico, si presenta troppo affascinante per lasciarlo risolvere a delle corvine public relation woman o ai maldestri, anche troppo esuberanti sessualmente, monsignori. Gay o meno che siano. Tanto meno a dei vellicanti libri (Via Crucis e Avarizia), certamente ben documentati (ci mancherebbe pure che non lo fossero) ma che  non possono contenere altro se non ciò che è da ieri e da secoli è già noto.

Oreste Grani/Leo Rugens

Schermata 2015-11-04 alle 23.44.43