‘ndrangheta e Brexit: ci guadagna o ci perde la più potente organizzazione criminale del mondo?

L’arresto del feroce Ernesto Fazzalari, pericolo pubblico numero due del nostro Paese, il primo è Messina Denaro, forse, segue di poche ore la Brexit e di alcuni giorni un lungo intervento di Roberto Saviano al Parlamento britannico su invito di David Lammy, laburista ed ex ministro dell’università.

Ciò che unisce i tre eventi sono i legami tra la ‘ndrangheta e la Gran Bretagna sul piano degli “investimenti” dei calabresi, soprattutto in Scozia, come confermato da Federico Varese, docente a Oxford e già consulente sulla mafia russa di J. Le Carré, e da Saviano.

Ebbene, viene da chiedersi come l’abbiano presa i nostri connazionali che si sono visti bruciare milioni di sterline cui si aggiunge la necessità di rimodulare contratti e quant’altro in riferimento agli investimenti fatti. Stiamo a vedere.

Buona lettura del lungo pezzo di Saviano che forse sta assumendo una forma nuova, auspicata da Varese un paio di anni fa…

Dionisia

La mafia silenziosa alla conquista di Londra

L’intervento di Roberto Saviano al Parlamento britannico. “Nel Regno Unito secondo le stime si riciclano 57 miliardi di sterline. La City con Wall Street è la più grande lavanderia dei clan del narcotraffico”

Roberto Saviano
Se si chiede quale sia il Paese più corrotto al mondo, la risposta più immediata è dettata dal grado di corruzione percepita. Magari si penserà al Messico, ai Paesi latinoamericani, a quelli africani, al Medio Oriente, all’Italia. E invece il più corrotto è l’Inghilterra, ma non di una corruzione che riguarda gli amministratori pubblici, i poliziotti, i sindaci, ma di una corruzione che è consustanziale al sistema economico. Il sistema economico inglese si alimenta di corruzione. E in tutto questo il governo e i cittadini britannici non si sono davvero resi conto dell’emergenza che sta attraversando il Paese.

Nel 2015 la National Crime Agency pubblicò un report i cui dati sono estremamente importanti. Il report spiegava che “ogni anno centinaia di miliardi di dollari di provenienza criminale quasi sicuramente continuano ad essere riciclati attraverso le banche del Regno Unito e le loro filiali”. E aggiungeva che “l’entità del riciclaggio dei proventi criminali è quindi una minaccia per l’economia e la reputazione del Regno Unito”. Di lì a poco anche il primo ministro David Cameron avrebbe espresso il suo impegno dichiarando: “Il Regno Unito non deve assolutamente diventare un paradiso fiscale per soldi sporchi di tutto il mondo”. Eppure non è andata così.

In un documento molto interessante pubblicato da Transparency Uk a marzo del 2015 sul mercato immobiliare londinese come rifugio di capitali segreti e soldi sporchi, si parlava di soldi provenienti dalla corruzione, ma non veniva mai citata la parola mafia, né mai si è parlato di organizzazioni criminali. Il motivo è semplice: tranne che per rarissimi casi, in Inghilterra la mafia non si vede e non si sente. Non ci sono cadaveri sulle strade né sparatorie. In Messico o in Italia tra cadaveri, sangue e sequestri di droga non è possibile pensare che la mafia non esista. A Londra esiste ma è silenziosa, agisce nell’ombra. E soprattutto non ha l’odore acre del sangue, ma quello rassicurante dei soldi.

Senza il riciclaggio, il denaro delle mafie sarebbe un ricavato inerte. È necessario, invece, che rientri in circolo: il problema delle organizzazioni criminali non è fare soldi, ma riciclarli. E nel Regno Unito, secondo le stime di associazioni non-governative, vengono riciclati 57 miliardi di sterline (ovvero 74 miliardi di euro). Proventi illeciti che, dopo essere stati opportunamente ripuliti, vengono rimessi in circolo. In silenzio, i capitali criminali si muovono e minano la nostra economia e le nostre democrazie. In silenzio.

La City di Londra, insieme a Wall Street, è la più grande lavanderia al mondo di denaro sporco del narcotraffico. Londra è un sistema finanziario internazionale da cui passano transazioni da tutto il mondo per il valore di bilioni di sterline ogni anno e offre i servizi finanziari più ricercati. Ma non è tutto, perché oltre a questo, la capitale inglese si trova al centro del più importante sistema offshore del mondo.

Molti capitali internazionali che passano attraverso le dipendenze della Corona Britannica (come Jersey) e i territori d’Oltremare (come le Isole Cayman) – paradisi fiscali per eccellenza – vengono poi incanalate verso le banche della City e quando arrivano a Londra sono già stati ripuliti anche se originariamente erano sporchi. Come rivelò nel 2013 uno studio basato su inchieste di Transcrime (il Centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica di Milano) tutte le principali mafie italiane sono presenti nel Regno Unito con i loro affari. Uno studio di Transparency International del 2015 ha contato 36.342 immobili in un’area di 6 km quadrati a Londra di proprietà di società di copertura. Mentre il 75% degli immobili attualmente sotto indagine nel Regno Unito per reati legati alla corruzione sono registrati in paradisi fiscali. A Londra il 90% degli immobili di proprietà di società straniere sono di società registrate in paradisi fiscali.

È così che interi quartieri di Londra si stanno svuotando, diventando luoghi di investimento. Entrano i soldi, escono le persone.

Finalmente la stampa inglese si è accorta di questa vera e propria occupazione finanziaria della propria città: qualche giorno fa ha fatto rumore l’inchiesta del Guardian sul grattacielo residenziale più alto di Londra: St George Wharf Tower, un grissino di cemento di 50 piani dove i 214 appartamenti di lusso sono perlopiù intestati a magnati stranieri quando non posseduti da società offshore. Una torre con tutti gli optional che rimane vuota per la gran parte dell’anno, mentre la maggior parte dei londinesi non riesce nemmeno più a trovare un affitto accettabile: le case non servono per essere abitate, ma per fungere da casseforti di cemento, che custodiscono denaro, spesso riciclato.

Tra un mese la Gran Bretagna sarà chiamata a votare al referendum sulla cosiddetta Brexit, per esprimere la propria opinione sull’uscita o meno dall’Europa.

È fondamentale tenere presente che ci sono ambiti – come la sicurezza e la giustizia – in cui non si può agire isolati. Quando si parla di criminalità organizzata, di terrorismo, di narcotraffico, non esistono confini. Saremmo degli illusi a pensarlo.

Come si può pensare di affrontare qualcosa che è per definizione internazionale con strumenti nazionali?

Il Regno Unito non può più fare finta di nulla. Ora ha i dati, i risultati delle inchieste, gli avvertimenti degli esperti e delle autorità. Ora è il momento di muoversi, di fare qualcosa contro il denaro criminale, prima che il denaro criminale si compri tutta la Gran Bretagna.

Il testo è l’intervento tenuto da Roberto Saviano al Parlamento britannico su invito del parlamentare laburista David Lammy, ex ministro dell’Università

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