Come non sprecare il frutto della Lunga marcia del geniale Grillo parlante e recitante

Truman-Bacall

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Harry S. Truman conferì all’italiano Luigi Longo (uno che ne aveva fatte più di “Carlo in Francia” e che, per racconti “spagnoli” fattimi da Randolfo Pacciardi, non mi era certo simpatico) la Bronze Star (onorificenza americana) con la seguente motivazione:

“Egli lanciò il grande peso del potente partito del quale era un dirigente nella battaglia per la liberazione del suo paese e con tutte le sue forze si prodigò per l’unificazione di tutti i gruppi antifascisti e antitedeschi, consentendo la formazione di un unico fronte di lotta contro il comune nemico”.

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Non entro nel merito di altro se non che questo aspetto dell’essersi prodigato per il fronte comune andava ricordato e premiato.

Perché, viceversa, non ricordare che il fasci-nazismo fu sconfitto anche grazie all’unità di intenti di donne e uomini, persone quindi, liberali, cattoliche, anarchiche, repubblicane, socialiste, comuniste, dei cani sciolti o senza partito, come si chiamerebbero oggi, è l’errore prospettico che consente agli esegeti del fascismo e del razzismo più radicale, di candidarsi a tornare nel Parlamento dopo quel MSI che non avrebbe dovuto essere mai accolto nelle istituzioni repubblicane e che vide crescere e formarsi nelle sue file tanti giovani che oggi, non più giovani, mimetizzati in apparente diaspora partitocratica, provano ancora a legittimare il razzismo di Matteo Salvini piuttosto che la xenofobia di Giorgia Meloni.

Con abilità previste e prevedibili, vi hanno fatto arrivare all’appuntamento del 4 marzo, stremati dalla lunga attesa, prolungata artificiosamente fino all’inverosimile perché non si andasse alla conta dei voti fino a quando le ipotesi di risultato non avessero rassicurato i razzisti, gli xenofobi, gli oscurantisti che ancora una volta si preparano, tra loro uniti, ad alzare la testa.

La variante non controllabile del M5S delle origini (tale il MoVimento gli deve essere apparso fino all’infortunio delle difficoltà di gestione della complessa situazione romana), non li tranquillizzava e hanno allungato il brodo del “quando” e del “come” fino a quando, stracotto, non fossero emerse, all’interno del MoVimento stesso, contraddizioni auto limitanti. Cosa che puntualmente è accaduta. Ora si dovrà fare conto anche di una possibile non vittoria, come questo marginale e ininfluente blog da tempo non sospetto adombra. Non che non si vinceranno numericamente le elezioni ormai imminenti, ma vincerle avendo convinto (questo diranno i numeri assoluti) solo il 15%-16% degli aventi diritto al voto, ritengo, debba essere considerata una sconfitta sostanziale. Gli altri che vi avrebbero dovuto votare si asterranno. Quel 28/30 % sarà relativo ai numeri relativi!!!!!!!

GRILLO: SI TUFFA E COMINCIA TRAVERSATA A NUOTO VERSO SICILIA

Del “Puri e soli”, senza Giuseppe Grillo da Genova, ora ce ne sbattiamo il belin, sempre  per rimanere in Liguria.

Il processo di aggregazione degli altri da se che pure un grezzo ignorantone (ecco il ricordo della motivazione del conferimento della Bronze Star) come Luigi Longo aveva capito essere la strada del cambiamento, andava perseguito con statura intellettuale e onestà di intenti, se si aveva realmente a cuore la Patria e la sconfitta dei suoi nemici.

Statura intellettuale che solo un gruppo di pensiero transdisciplinare, reclutato, selezionato e formato a cura del MoVimento, fin da quando si era visto che, scrutinate le schede votate nel febbraio 2013, 8.750.000 italiani erano propensi al grande cambiamento paradigmatico, avrebbe potuto guidare. Difficile ora riprendere quei milioni di voti. In percentuale, si potrebbe anche crescere rispetto al risultato del 2013, ma, ripeto, in percentuale. E quindi, cominciamo a dirlo noi prima che lo dicano gli altri, si sarà perso.

Bronze Star

 

Questo volevo dire quando nella mia marginalità e ininfluenza da mesi dicevo che sarebbe potuto finire con l’astensionismo che avrebbe colpito anche il M5S. L’astensionismo e il frazionismo alimentato da lacerazioni figlie di piccole o grandi questioni personali. Atti di disistima che si intravedono affiorare e lasciate libere di corrodere il patrimonio accumulato in decine di anni di clandestinità e di preparazione alla lotta alla dittatura partitocratica. Perché, sento il dovere di ricordarlo agli immemori,  questo era stato il lungo intelligente percorso elaborato ed attuato da Beppe Grillo, genovese tenace, mai compreso fino in fondo, dalla sera del 18 febbraio 1992, a partire dal Teatro Manzoni di Milano. Ci voleva un vero Fronte di Liberazione Nazionale se si voleva liberare l’Italia dalla tirannide e non disperdere il frutto della “Lunga marcia del geniale Grillo”.

Ora sarà durissima e forse tragicamente sanguinosa. Sperando, con tutto il cuore e con la mente amica, di sbagliarmi.

Oreste  Grani/Leo Rugens