Amici Google, Bing, Yahoo affido ai vostri sapienti algoritmi due nomi: Giuseppe Savio e Daniele Fabro

berlinerbackgammon

Trovo, casualmente, un appunto, scritto a suo tempo, evidentemente per darmi forza e consolarmi in un momento in cui la malattia e le difficoltà della vita mi aggredivano con particolare virulenza. In quei giorni, ora ricordo, provai a parare tali difficoltà emergenti con la possibilità di frequentare gioventù con doti di conoscenze scientifiche a cui avevo avuto la sorte di essere introdotto.

Questo è l’appunto ritrovato che si fa galeotto di questa prima reazione agli avvenimenti che accaduti e che tanto mi hanno turbato.

“Pensare per modelli, direbbe qualcuno organizzato mentalmente e raccogliere, aggiungo io, i consigli impliciti nel lavoro dello storico Benjamin Farrington (parlagliene), poco noto ai più ma a me simpatico e caro per come seppe soccorrere gli ignorantoni come il sottoscritto.

Dopo aver provato a pensare per modelli (continua l’appunto ndr) provare a ri-leggere un libretto di Adelphi di Jeremy BernsteinUomini e macchine intelligenti“. Anche di questo parlargliene. Poi, se sopravvivo a tante impegnative letture, provare a parlarne con il giovane intelligente (Giuseppe Savio) presentatomi da Daniele Fabro e garantitomi come il suo migliore amico da sempre. Daniele Fabbro a sua volta presentatomi da altra persona che male non mi avrebbe dovuto voler fare.

 

L’appunto ritrovato mi obbliga a mettere la testa, prima di morire e prima di quando volessi agire, come si dice, “contra omnia”, su parole/espressioni del tipo onore, fedeltà agli impegni presi e giurati, ingratitudine, appropriazione di ricchezza destinata a terzi di denaro e di verità, doppio-giochismo, furbizia e arroganza immemore.

Lessico che, con mille altre espressioni ben più articolate, si adatta all’agire del Gatto e della Volpe come ormai è certo, per metafora e similitudine, agiscano i due citati.

Sentendomi anche un po’ burattino Pinocchio (con il rispetto che si deve alla figura umana e metaforica dell’uomo sempre in cammino per latomisticamente plasmare il ciocco di legno da cui proveniamo verso l’Umano a cui aspiriamo), sia pur ultrasettantenne, ho deciso di rendere pubblici i loro nomi e il loro agire da gaglioffi e come altre volte mi è capitato, prepararmi a reagire, rendendo pubblico il loro “pensare per modelli” (in questo caso truffaldini), nulla dovendo temere, per me (che come si evince dal mio vissuto e da questo blog nulla mi può far temere o piegare) e per la Repubblica, gravemente offesa e danneggiata (come sarà mio dovere dimostrare) dall’agire para-scaltro dei due. Dico “para” perché, come è già avvenuto in altri casi, è difficile essere nemici, furbi o meno che ci si senta, del vecchio leone ruggente quando ritiene che si sia arrecato danno all’interesse superiore della Nazione verso cui, anche in questo caso, si stava agendo in spirito sussidiario. Cercando di aiutare/soccorrere (così i questuanti si erano presentati al cancello) il Gatto e la Volpe ma avendo come Stella Polare il mio Paese, immaginando il loro agire umano e professionale funzionale al recare vantaggi alla comunità scientifica e del lavoro. Prioritariamente italiano.

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Pochi e distratti lettori considerate il post una semplice anteprima per cominciare l’indicizzazione nell’amica rete dei nomi e cognomi dei due gaglioffi che, a suo tempo, prima che perfezionassero il loro agire e il loro dolo, erano stati, in modo articolato e circostanziato, avvertiti.  Certo come sono che in altra sede giudiziaria (la giurisprudenza è tutto) aver dato del verme e del gaglioffo a dei vermi e a dei gaglioffi non è stata considerato reato.

Cominciamo e, come promessovi, ci stiamo per rivedere a Filippi. Con voi e con i vostri eventuali complici o suggeritori.

Oreste Grani/Leo Rugens che, quasi fossi un soldato piemontese d’adozione, vi aspetto a piè fermo.

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