Donald Trump ormai è certo, dopo la laurea (?), non ha mai letto un libro per intero

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Donald Trump, ormai è certo, non ha mai letto, da quando si è laureato, un libro per intero.  Questo sostenevamo, intuitivamente, sentendolo parlare e vedendolo agire, ma non potevamo credere che fossimo nel vero. E invece, ieri sera, in visita in Italia in occasione dell’uscita in libreria del suo “Fuoco e Furia“, l’autore Michael Wolff, con la massima pacatezza, ha affermato questa verità sconcertante. Aggiungendo che non legge neanche i report che gli vengono preparati dagli organismi preposti alla sicurezza degli Stati Uniti. La notizia non dovrebbe colpirmi, soprattutto se penso a perché il Presidente piaccia tanto a Matteo Salvini.

Michael Wolff

Trump e Putin, in una nuova equilibrata Yalta salviniana. Oggi si capiscono tante attrazioni fatali (a novembre di quest’anno Trump perderà le elezioni e la nuova maggioranza democratica, deciderà di muovere dandogli scacco matto) tra il confuso presidente USA e gli ignorantoni che vanno per la maggiore in scia al ritorno di Silvio Berlusconi, nonno altrettanto bollito. I simili si attirano. Maurizio Crozza, tornato sul Canale 9, con la solita genialità, fissa lo stato di confusione mentale di Berlusconi dove i numeri e i riferimenti temporali si confondono nella mente provata dai farmaci e dalla irriconoscibilità (sono vietati gli specchi dove il Caimano, ormai sdentato, si aggira).   Berlusconi, umanamente va capito. Sente la morte avvicinarsi, ma questo stato d’animo naturale lo prova solo dentro, non potendo contare sui propri lineamenti di un tempo, che se fossero stati lasciati invecchiare, avrebbero annunciato, saggiamente, il tempo della non vita. La chirurgia plastica e i farmaci ingannatori non ti preparano all’inevitabilità. Il vecchio criminale non si riconosce più somaticamente e gli estranea perfino la sua voce alterata dall’ennesima dentiera che non sono riusciti ad impiantargli con successo in mascelle ormai vicine al disfacimento. Non può mostrasi in pubblico senza la cartuscella arrotolata che gli serve per mascherare il tremito. Spesso deve sovrapporre una mano sull’altra, sempre per provare ad ingannare se stesso e gli spettatori. Mi immagino quando si tratta di urinare e di defecare.

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Torniamo ai libri e a chi non li legge. Berlusconi, quando ha dovuto mettersi in moto nel finale del drammatico biennio stragista ’92-’93 (magistrati, cortesemente, vediamo di fare tutto il possibile per un doveroso e puntuale buon esito investigativo!) ed ha immaginato con i suoi collaboratori Forza Italia e come il consenso politico dovesse essere raccolto, tenne presente, avvezzo ai sondaggi e al marketing che, in quel momento, negli ultimi 6-12 mesi, gli italiani che non-non-non avevano letto un libro erano uno su due. Cioè il cinquanta per cento. Eravamo a questo e lui, in quel momento, ha capito cosa e come doveva fare per instaurare una dittatura basata sulla volgarità, gli stereotipi, le barzellette, la fabbricazione e la diffusione di notizie false. Il trionfo dell’ignoranza e della manipolazione delle persone che, da quel momento in poi, il vostro eroe ha considerato mercato o mandria di buoi o di pecore, a seconda della necessità emergente. Da quel in poi, con le sue canzoncine e inni infarciti di luoghi comuni, si è appoggiato a quel 50% di italiani per i quali la lettura non ha alcuna importanza. Anzi, come uomo di governo e come imprenditore, ne ha ignorato il significato formativo teso al rafforzamento di una individualità colta e consapevole, unica arma strategica contro le oligarchie sanguinarie. Sotto il tallone berlusconiano, la lettura (con il suo silenzio “tattico” che divide/isola per poi unire) invece di essere stimolata e favorita, è stata sostituita dalla visione crescente di immagini e dall’ascolto di suoni. Berlusconi ha ereditato (in realtà se ne è impadronito con la violenza complice degli stragisti mafiosi come un giorno sapremo per certo) persone certamente meno analfabete dei loro padri ma che, ad un bivio, sono state spinte, dalle televisioni del Caimano (anche dal quel Milan e dal deterioramento del mondo dello sport che ne è seguito) verso l’abisso di ulteriori ignoranze e mancanze di qualità come la fantasia e la creatività. Almeno metà degli italiani sono stati volutamente lasciati in balia di un universo simbolico così ricco e popolato di immagini e personaggi, di fatti e di notizie, che un decimo sarebbe bastato.

 

Così dopo la cocaina euforizzante della Milano da bere craxiana, a tutti è stata concessa la droga degli stereotipi che hanno alzato un vero muro tra alcuni che hanno continuato a leggere e gli altri che si abbeveravano alle stronzate berlusconiane. Un paese spaccato a metà dove libri come “L’odore dei soldi” di Elio VeltriMarco Travaglio, avrebbero dovuto fare la differenza e invece rimanevano “sterilmente” (mi scuso per la semplificazione) in funzione di supporto e di approfondimento ma circoscritti come circolazione massima in quella metà degli italiani. Il popolo dei lettori ha avuto alcune occasioni di approfondimento e di rafforzamento delle proprie opinioni grazie a decine di libri, gli altri sono rimasti prigionieri del loro destino di esclusi dai processi formativi. Dal 1994 la situazione di chi legge e chi non legge libri  si è spostata  di pochi decimali. E immaginate quanto pertanto il popolo dei lettori sia fragile. Tutti i giorni, per anni, questi eroi hanno dovuto sostanzialmente combattere contro la tendenza organizzata a convincerli che non fosse necessario (utile e piacevole) catturare le vicende e i personaggi dalle pagine scritte ma lasciando la conoscenza dei mondi possibili nelle mani di confezionatori di informazioni  e di momenti esclusivamente frutto di architetture esperienziali.

Marco-Travaglio-

Difficile rimanere nel convincimento che la lettura è anche – se non soprattutto – un piacere, se tutti i giorni qualcuno con le sue trombette ti suggerisce che è inutile e noiosa. Un vero terrorista questo vecchio cattivo. Un vero spacciatore di oppio ottenebrante con le sue televisioni e con i suoi stereotipi. Sono le sue barzellette di merda che hanno spianato la strada al razzismo e alle minacce implicite nella grettezza xenofoba di Matteo Salvini. Chiunque sappia di letterature comparate e di contaminazione culturale sa che sono solo cazzate quelle messe in giro da questi untori che hanno per venti anni convinto gli italiani che leggere fosse un fatto noioso. O inutile come leggere le sentenze o i libri documentati. Chi ha ritenuto che taumaturgicamente bastava affidarsi alla rete per contrastare questa “propaganda” di regime ha altrettanto commesso gravissimi errori.  Si è capito quando la cultura e i processi formativi (e-learning un cazzo quando uno non sta culturalmente messo come sta messo) sono stati cassati prima ancora di cominciare ad assumere responsabilità di governo della cosa pubblica. Eppure, anche questo processo di riappropriazione e rilancio della cultura, chiedevano alcuni milioni di italiani quando hanno votato per il M5S. Non solo musei e accessi a mostre. Ogni dato di aumento di fatturato o di diffusione in questi decenni ha riguardato solo il mondo di chi già leggeva prima. E in più Berlusconi si è comprato i luoghi di produzione letteraria. Nessuna ha lavorato a questa spaccatura da presupposto di “guerra civile”. Per ora di tipo intellettuale, ma sempre di guerra civile si tratta. Certo la scuola avrebbe dovuto attuare la sua funzione più importante che è quella di avvicinare alla lettura dei testi concorrendo a formare individui pensanti e quindi armati intellettualmente per decidere liberamente del proprio futuro, ma tutto questo, per mille motivi, non è avvenuto.

 

Oggi si dice che gli eredi di quelli che i libri li bruciavano stanno per vincere le elezioni. Io, forte della mia semplicità e marginalità, scrivo che, se questo fosse, sarebbe opportuno/doveroso, in strenua difesa dei libri, contro chi vuole riaccendere roghi, prepararsi alla resistenza attiva.  Tornando quindi alla restaurazione possibile anche in Italia dopo che abbiamo assistito ad un ignorantone catapultato al comando dell’esercito più potente del Mondo, fatevi un esame di coscienza e immaginatevi governati da Matteo Salvini o da Giorgia Meloni, che sarebbe il suo corrispettivo femminile. Tenete conto che, in tale evenienza, uno che ha creato il caso marò e vigliaccamente tace da anni sulla sorte dei due soldati (come ormai fa la totalità dei giornalisti), che si chiama Ignazio La Russa, vagheggia di tornare a fare il Ministro della Difesa per riprendere ad organizzarsi un suo servizio segreto personale. Oltre che i business di pertinenza di Difesa Servizi.

Ignazio La Russa

Come maldestramente aveva già tentato di fare al giro di giostra precedente. E  non parlo di cosa succederebbe del Ministero dell’Interno o degli Esteri. Senza pensare ai guai impliciti nel cambio dei vertici dei Servizi Segreti. Aiutooooooooooooooo! O dell’Ambiente, viste le ultimissime anticipazioni (trasversali) in Campania.

Oreste Grani/Leo Rugens