Incognite sul passato e, soprattutto, sul futuro di questo già troppo traumatizzato e ingannato Paese 

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Quando mi sarà possibile leggere le 5.252 pagine delle motivazioni della sentenza del 20 aprile 2018 del processo sulla Trattativa ne saprò certamente di più di questo mia martoriata Italia. Saprò di meccanismi di potere e di avidità perverse che hanno portato decine e decine di persone, tra loro in una qualche relazione associativa, a decidere, per tutti noi, che gli accordi con i mafiosi potevano tornare utili alla conservazione di vecchi equilibri politici e di favorirne (ma solo in versione gattopardesca) di nuovi. Libri, interviste televisive, inchieste giornalistiche, intuizioni personali, attività investigative, da decenni, spesso dedicate agli episodi specifici, ci stavano cercando di scuotere sperando di farci aprire occhi e orecchie su queste vicende oscene nelle loro dinamiche segrete.

Mi metto tra i sorpresi e ulteriormente amareggiati ma quasi lo faccio per non ricordare a me stesso che quanto emerge con questa virulenza andava non solo capito prima, molto prima (direi quasi un ventennio), ma contrastato con altra energia e direzione intelligente.  Posso solo dire che quanto ho già raccontato della mia vita passata relativa al contrasto attuato (in modo vincente) a che i fratelli ALBERTO E MARCELLO DELL’UTRI (e quindi devo ritenere Silvio Berlusconi), non si impadronissero della gestione amministrativa/tecnologica del Braccialetto elettronico destinato a divenire misura giudiziaria di pena alternativa, lo feci certo che mi trovassi di fronte a mafiosi, o complici di mafiosi, o a politici benemeriti per i mafiosi. Con i collaboratori dell’epoca facemmo quello che potemmo e poco più. Vincemmo quella scaramuccia solo intuendo che razza di delinquenti avevamo davanti. Marcello Dell’Utri quindi senza dubbio alcuno (se non quello di quanto l’appello potrebbe dimostrare in futuro) era organico, anche in quel biennio 1992-93, al cuore nero della Repubblica. Lui e suo fratello, aggiungo io, perché è suo fratello che trovo complice di pezzi dello Stato (o di altre sigle parastatali quali ad esempio era la Telecom a quella data) preposti a sperimentare come far scontare in modo sicuro le pene giudiziarie comminate.  Capite il paradossale osceno commercio che, con fierezza, rivendico di aver sventato, interrompendo la complicità tra gente come Francesco Pirinoli, Mario Traverso, Edmondo Monda, Carmelo Sparacino, Alberto Dell’Utri, Marcello Caruti Antonelli che trovai tutti riuniti intorno al business, sia del “braccialetto elettronico” che, successivamente, nelle loro intenzioni, delle “intercettazioni  telefoniche” da effettuare per le maggiori procure della Repubblica?

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Facce di bronzo che si ritenevano intoccabili,  favoriti e protetti come si sentivano da complicità politiche articolatesi grazie alla nascita di Forza Italia. Tutto si tiene e tutto va esplorato e capito. Causa-effetto, causa-effetto, causa-effetto anche in cose apparentemente minori come quelle che ritenni opportuno contrastare. Minori si fa per dire perché immaginate se non fossero stati spezzati quei legami e quelle partecipazioni occulte societarie quale e quanto discredito maggiore oggi avremmo per lo Stato tradito così volgarmente.

Perché questa è l’altra costante di questi episodi, quelli maggiori e quelli minori: qualcuno tradisce e non fa il proprio dovere negli organi preposti alla sicurezza dello Stato! A volte solo tradisce, a volte potrebbe addirittura ordire.

Torno quindi a ricordare la fatica del far emergere la verità e il contrasto a questi delinquenti. Sempre con le dovute proporzioni e consapevole della macroscopica differenza di doversela fare con alcuni rispetto ad altri. Ma sempre, anche nei casi minori, aleggiavano connivenze e protezioni. La famiglia Dell’Utri/Forza Italia la ritrovo anni dopo ancora nelle amicizie e disponibilità di Ezio Bigotti (tanto per fare un esempio). Così come, ancora oggi, dietro al pinerolese, sento odore di altre e ancor più potenti protezioni. Sento quel tanfo specifico di chi invece che sentire l’onore del servire nell’interesse superiore della Nazione, pensa che essere membro del corpo d’élite preposto alla sicurezza dello Stato (parlo delle Agenzie), sia una opportunità da sfruttare personalmente per arricchirsi e piazzarsi parassitariamente (e a vita) sulle spalle dei cittadini operosi.  Altro che vitalizi a Ilona Staller o a Giuliano Ferrara. Tanto per citare due spie prezzolate reo-confesse. Sento il battito di cuori neri troppo spesso alloggiati/occultati nel retropalco di messe in scena che non hanno significato altro se non perché danno opportunità di arricchimento a chi ritiene che la Repubblica sia cosa propria. E a tal proposito torno a chiedermi per quale motivo nessuno mi stia chiedendo conto delle gravissime affermazioni che questo marginale e ininfluente blog ha fatto relativamente all’operare di tale OMISSIS e che ho ritenuto di pubblicare da alcuni giorni.  Mi si è chiesto conto di affermazioni relative ad Ezio Bigotti (e si è visto chi avesse ragione); mi si chiede conto di affermazioni relative ad Aurora Bolici, Annamaria Fontana e altri (e si vedrà chi ha ragione), perché NESSUNO MI CHIEDE CONTO (neanche i diretti interessati) di quanto avvallo (altri hanno fatto prima di me le stesse gravi affermazioni) rispetto a denunce circostanziate di comportamenti illeciti (se provati potrebbero rilevare connivenze anch’esse destinate a gettare ulteriore discredito sulle nostre già fragili istituzioni) a sfondo internazionale che vedono coinvolti territori (cosa è la Serbia se non questo?) di peso geopolitico rilevantissimo? Le ipotesi contenute nelle fonti aperte da me valutate altamente credibili (OMISSIS) vengono trascurate come se questo Paese non fosse il paese in cui anche uno come Lorenzo Cola (in alleanza con Gennaro Mokbel) faceva il cazzo che gli pareva in Finmeccanica; o il dentista del presidente Guarguaglini, cioè l’ex parlamentare di A.N.  Vincenzo Angeloni; o, peggio, uno come Valter Lavitola sembrano uno serio e attendibile quando si aggirava intorno a Silvio Berlusconi e prova a piazzare in AISE sottufficiali; o la signora trafficante internazionale di cocaina Federica Gagliardi; o Nicola Di Girolamo, prima di essere preso con il sorcio in bocca, e che dire dei La Boccetta/Fini/Tuliani/Corallo di recentissima memoria? Così i cento episodi in cui emerge come protagonista Luigi Bisignani. Che dire dell’avvocato Pietro Amara? E Alfonso Papa? E il personaggio minore Enrico La Monica? Questo è il Paese dove fino a quando il metodo imperante delle raccomandazioni e delle chiamate dirette (a prescindere da ogni criterio meritocratico) condizionerà anche il mondo preposto alla sicurezza dello Stato, tutto può accadere . E tutto è accaduto. Perché, come è stato per CONSIP (sono rimasto inascoltato anche dagli amici per bene a cinque stelle) non vorrei che ci si OMISSIS …OMISSIS. Così come non non non coincidevano con quelli di Gennaro Mokbel, Vincenzo Bernardino Angeloni, Valter Lavitola, Luigi Bisignani che non lo dimentichiamo mai arrivò perfino, fuori da ogni prassi istituzionale, ad accompagnare da Massimo D’Alema (quando era presidente del COPASIR)  il generale Adriano Santini appena insediatosi nella nuova veste di direttore dell’AISE. In un Paese in cui uno come Luigi Bisignani, senza ruolo alcuno formale, introduce un direttore dei servizi a chi dovrebbe vigilare sui comportamenti di queste strutture delicatissime, è un Paese in cui tutto potrebbe accadere.  Perché quindi se uno come Ezio Bigotti si sente sicuro di amicizie altolocate nei servizi  e nella magistratura, non mi devo insospettire di tanto rumorosissimo silenzio in questa vicenda serba? E poi – cortesemente – non venitemi a dire che potevo dirvelo prima.

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Man mano che scrivo, comincio a decidermi che mi gioco la reputazione (ma ho una reputazione?) su questa vicenda che OMISSIS. Anzi, faccio una facile previsione: o mi ferma il “generale Agosto” (conoscete il collega del “generale Inverno”?), o questa cosa di cui vi parlo, a settembre, metterà nei guai non pochi concittadini e compatrioti. Compatrioti si fa per dire, ovviamente. E questo ancora una volta non è cosa buona. Abbiamo secondo voi bisogno di un’altro scandalo? Abbiamo bisogno di far capire ancora una volta che ce ne fottiamo delle intelligenti segnalazioni ? Oppure mi si faccia capire che di “segreto di stato” si tratta e,  allora, forse,  mi faccio i cazzi miei. Che sono quelli, fin che respiro, della Repubblica italiana. Per cui ritengo, sia pur ormai vecchio e stanco (ma esperto) di saper distinguere i segreti di Stato dalle cazzate, se non dalle mandrakate. OMISSI OMISSI OMISSIS. Sempre nell’interesse superiore della Nazione. Post duro ma necessario ala vigilia della possibile offensiva del Generale Agosto.

Oreste Grani/Leo Rugens