Luca Savoini non è lo stesso di cui vi parliamo da settimane?

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Da alcune settimane tenevamo sotto tiro (con un telemetro a coincidenza) tale Gianluca Savoini personaggio da sempre leghista, quando la Lega era nordista, separatista e celodurista. Ci siamo limitati a dire di lui ciò che fonti aperte, autorevolissime, testimoniano. Non ci limitavamo per una qualche forma di viltà. È che quello che si sapeva per certo di Savoini era sufficiente per rabbrividire (con questo caldo!) solo ad ipotizzare che fosse tutto vero. Su Salvini, altrettanto senza timore alcuno, esprimiamo, da anni, un pessimo giudizio etico-morale che ribadiamo oggi. In democrazia nessuno si deve permettere di censurarmi se penso che il Ministro Salvini mi evoca, con le sue camicie aperte e le felpe sponsorizzate, un posteggiatore abusivo. Intercettazione falsa? Intercettazione manipolata tecnicamente? Mo’ vediamo, diceva mio padre Giovanni. Se fossero vere le cose che si dice che siano vere, capirete perché, a notizia non ancora divulgata, oltre che sulla Lega e i suo uomo all’Avana/Mosca, da mesi richiamiamo l’attenzione sui vertici dell’ENI. Ecco il telemetro a coincidenza. Se l’intercettazione dovesse risultare vera, la complicità ipotizzata con l’ENI è assoluta. In un Paese normale, alla lunga lista di biricchinate già accertate in mezza Africa anche questa storia losca euroasiatica si potrebbe attribuire a Descalzi e Marcegaglia, che eventualmente, non potrebbero non sapere. Ma è proprio sulla normalità del Paese che dovremo ragionare. Con pacatezza e fermezza.

E questo lo dico perché, sia pur da sempre grillini, vi dovete abituare all’idea che non siamo tutti fessi.

Comunque, dopo i 49 milioni certamente ingurgitati che, caso unico al Mondo, si è deciso che vi vengano restituiti rateizzati in decenni, vediamo di tenere il conto su questi altri eventuali milioncini alla faccia vostra trasferiti dall’ENI alla Lega. Così si ipotizzava al international table messo in piedi da Gianluca Savoini. Chi ha ascoltato ritiene che di 65 milioni di euro si tratti. Che aggiunti ai 49 appurati sempre di 114 milioni di euro si tratterebbe. Qualcuno prendeva e qualcuno restituiva. Eppure se si continua a discutere nei bar e con logiche da bar, Salvini, “omo che sa parlare alle panze“, sempre favorito a vincere le elezioni è. Minchia. Impediamo in ogni modo che vengano sciolte le Camere e aspettiamo fiduciosi che, avidi come sono, i leghisti si incaprettino da soli. Che, per persone abituali frequentatori di ‘ndranghetisti, è cosa non da poco.

Oreste Grani/Leo Rugens

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PER CHI LAVORA MATTEO SALVINI?

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Perché che lavori per qualcuno (ovviamente oltre che per se) è certo. Nessuno al mondo, infatti, con tale tempestività, avrebbe fatto errori strategici di tale dimensione se non per rispondere ad ordini superiori. Lo scrivo consapevole di quello che scrivo e della solitudine in cui getto questa testata e la mia già marginale e ininfluente persona.  Mettendo ulteriormente nei guai la mia già fragile famiglia.

Ma non ho vissuto come ho vissuto per non permettermi di dire quel che penso. Costi quel che costi. Ma quale atto di guerra? Ma fategli un test per il tasso etilico o per un uso supposto di sostanze euforizzanti. Questa questione dei migranti e delle sbruffonate para nazionalistiche sovraniste xenofobe, quel che avanza degli Italiani (intendo quelli che non se la meritano) la pagheranno duramente. Il demagogo di turno vi ha ubriacati di chiacchiere e vi sta per far partire per una guerra senza via d’uscita. Chiunque abbia letto perfino semplicemente un Bignami di Storia Moderna (non dico abbia visto le trasmissioni di Rai Storia di Paolo Mieli) sa come è andata a finire quando dal terreno di un ipotetico ruolo politico culturale di mediazione (se non di auspicabile neutralità) siamo passati a fare i bulli mena tutti, in Europa e nel Mediterraneo, dove la sottovalutazione dei rapporti di forza ha portato a milioni di morti, soprattutto di italiani nel cui nome e interesse si diceva che si voleva agire. Il 1938 è un anno che andrebbe studiato all’inizio di ogni percorso scolastico. Obbligatoriamente, da decenni, si sarebbe dovuto spiegare ai nostri ragazzi che quando i politici ritengono di avere il massimo consenso (Mussolini pensava di avere il 95% degli italiani in delirio per lui e le sue corbellerie geopolitiche), se non hanno il senso della Storia, si stanno scavando la fossa.

Ma se fosse semplicemente la loro personale “buca”, chi se ne frega. Ma il problema è che nelle “foibe” o “nelle Fosse Ardeatine” di turno ci mettono, quasi sempre, a guaio combinato, gli altri.

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A milioni. Ma veramente pensate che non finisca a schifiio questo cumulo di stronzate, senza capo ne coda, che, da anni, mettiamo in atto in politica estera? Cioè tutto. Dopo non averne azzeccata una, per decenni, nei confronti dell’Africa. Ma non era meglio vigilare sugli “atti di guerra” che, depredando gli africani, l’ENI perpetuava nei Paesi da dove ora partono le ondate di disperati? Questo agente organico a Putin, chiamando “atto di guerra” l’episodio di Lampedusa vi sta facendo porre la capoccia sull’incudine dove rimarrà schiacciata (la vostra) non appena sarà sferrato il primo colpo di martello dal nord Europa o da chi negli USA prenderà il posto di Trump. Per una manciata di voti utile al boss Salvini (che sa, per altro, che si deve sbrigare) abbiamo perfino dichiarato guerra ai tedeschi e, per farlo, qualcuno deve aver indicato ottimale il momento per arrestare una loro compatriota, in quanto… la Merckel sta male. E la scelta di questa tecnica proditoria memori di quando, all’inizio della seconda guerra mondiale, abbiamo aggredito, in quel caso i francesi moribondi, per cercare di prendere Nizza e Savoia (che sono rimaste territorio francese) vedrete quanto vi costerà alla fine di tutto questo bordello, diciamolo, filo russo. La verità è che gli ordini arrivano dal puparo (vedremo la gravità di questi abbracci e sodomizzazioni geopolitiche) in modo che, sotto l’effetto di questi proclamati atti di guerra, non solo vi giri la testa perché non vi rendiate conto di quanti leghisti sono catturati in quanto ritenuti complici della feroce criminalità organizzata calabrese, ma non capite a chi state portando l’acqua con le orecchie.

Vediamo di farci soccorrere dal solito attendibile Claudio Gatti. Se provassi a dirle io le cose che trovate a seguire chi mi crederebbe? A tal proposito un giorno caccio le carte e vediamo da quanti anni ho reso edotte le autorità competenti dell’esistenza di questi pericolosissimi rizomi “euroasiatici”.

Ma per ora lasciamo al bravo e competente Gatti il merito e la primogenitura. Per ora.

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