La CIA si interessava alle ruberie di Mario Chiesa dall’ospedale Sacco al Trivulzio – Cronache del Covid-19

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Il brano è tratto da “Educazione americana” di Fabrizio Gatti, edizioni La Nave di Teseo, pubblicato a novembre 2019.

Il libro, non molto recensito, narra in forma di confessione al giornalista Gatti, le gesta di una struttura di italiani pagati dalla Central Intelligence Agency. Trovo premonitrice la citazione dell’ospedale Sacco oggi al centro della bufera Covid-19, essendo uno dei centri di eccellenza in materia di malattie infettive. A me divenne noto perché qualche amico vi andava a trovare, negli anni Ottanta, quegli sfortunati che avevano contratto l’AIDS; in prospettiva un virus rispetto a un Mario Chiesa e ai suoi corruttori è meno pericoloso giacché uccide ma non distrugge le infrastrutture strategiche: un ospedale lo è.

A raccontare l’incredibile ritorno dell’ingegner Chiesa sulla scena degli appalti lombardi è Viscardo Paganelli, l’imprenditore romano al centro dell’inchiesta. Paganelli – che venne arrestato e condannato nel 2011, per i soldi versati a personaggi vicini a Massimo D’Alema – nei suoi verbali ha descritto gli incontri condotti a Milano per cercare di inserirsi nel business delle forniture ospedaliere. E ha detto che, dopo avere pagato nel 2011 una mazzetta di 10 mila euro destinata a Max Bastoni, consigliere leghista a Palazzo Marino, lo stesso Bastoni lo incontrò nella sede della Regione per ringraziarlo. A quell’incontro – stando alle dichiarazioni di Paganelli – sarebbe stato presente anche Davide Boni, l’allora capogruppo leghista di cui Bastoni è sempre stato un collaboratore. Boni si è dimesso dall’incarico dopo essere stato indagato in un’altra istruttoria per tangenti spartite da Lega e Pdl sulle grandi pratiche urbanistiche lombarde.

Ma la sorpresa maggiore, che ha stupito anche i pubblici ministeri, è proprio il ritorno di Chiesa.

Paganelli ha descritto gli incontri con i dirigenti sanitari lombardi vicini alla Lega, condotti lo scorso anno grazie alla mediazione del faccendiere Ferdinando Azzarello. E ha dichiarato che gli venne organizzato un appuntamento anche con Mario Chiesa, che si presentò come braccio destro di Maurizio Viecca, primario di cardiologia dell’ospedale Sacco.

27 giugno 2012 Biondani e Di Feo per l’Espresso

Se otto anni vi sembra un tempo lontano non potrete cogliere il nesso con quanto riporto di seguito e che riguarda lo stato dell’arte nella pandemia attuale.

Il numero degli operatori sanitari contagiati ha oramai superato i 10.000 casi. Il 20% circa sono medici. Molti sono ricoverati in Rianimazione. Angosciante è l’elenco dei morti che cresce giorno dopo giorno. In questa settimana abbiamo superato i 65 casi e nella prossima saliremo certamente ancora più in alto in questa scala del dolore. Colleghi e giornalisti ci interrogano in merito alle cause che hanno favorito il contagio degli operatori sanitari da Sars-CoV-2 all’interno degli ospedali e nel territorio e come questo possa contribuire alla diffusione dell’epidemia.
A nostro parere le motivazioni vanno ricercate in un combinato disposto di almeno 4 cause.

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Covid-19. Operatori sanitari contagiati per errori di gestione

L’accusa contenuta nell’articolo che ho riportato a firma di Adriano Benazzato, Coordinatore della Conferenza dei Segretari Regionali Anaao Assomed e Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed è di quelle che, se accertate le responsabilità dovrebbero portare alle immediati dimissioni del ministro della salute, di tutti i direttori generali delle strutture, di presidenti di regione e via dicendo, oltre a innescare processi per reati non lievi.

Non essendo addentro al mondo della sanità da un punto di vista tecnico, interessandomi piuttosto di elaborare un concetto di sicurezza ampio a sufficienza da includere quella dello Stato e di promuoverlo attraverso attività culturali, in merito all’accusa di cui sopra, ritengo abbiate compreso che se non si attua una spietata caccia a corrotti e corruttori, distruggendo il vergognoso e antico intreccio dei poteri, privati e pubblici, che gestiscono la cosa pubblica, non se ne verrà mai a capo.

Non è certo questo il momento di puntare il dito né di esprimere il tregico “ve l’avevo detto”, per quanto nella testata di Leo Rugens comparve anni fa un premonitore: “Lombardia grande malata d’Europa”, inteso a denunciare tra l’altro, la gestione criminale della sanità della regione più ricca d’Italia nonché il record di avere trasformato Milano in capitale del commercio della cocaina.

Quando, trent’anni fa, trovai la Renault 18 bianca 1.6 di mio padre con le quattro gomme a terra e tutti i vetri distrutti, compresi che mettere mano al bilancio delle forniture di un ospedale milanese era pericoloso; lo sapevano anche i medici lombardi? Temo di sì.

Alberto Massari