48°/La Calunnia – Ricordi intorno a termiti, cavallette, “sfrantummati” cioè buoni a nulla che si sono mangiati l’Italia taglieggiando, tra le altre, le imprese di Global Service

Correva il 1993, l’era di Mani Pulite, quando il giovane avvocato immobiliarista Alfredo Romeo, l’ex comunista iscritto alla sezione Chiaia-Posillipo raccontò ai magistrati: “I politici mi saltavano addosso come cavallette. Volevano soldi, io sono una vittima, non il complice”. Romeo sembrava uscito di scena con quell’interrogatorio e le condanne successive. Con pazienza, abilità e tanto lavoro, da allora è tornato il perno di molti accordi affaristici trasversali che governano quasi tutte le città italiane.

Nel 1997 (solo quattro anni dopo quell’interrogatorio) era già titolare di un appalto per il censimento, la manutenzione e le riscossioni di 30 mila (avete letto bene!) immobili del comune di Roma, amministrato dal centro sinistra e non ancora dallo sciame famelico delle cavallette nere di Alemanno.

In quegli anni si usavano le lirette e l’appalto fu di 49 miliardi.

Ma non appena l’Europa passò all’euro e l’appalto, come il pane, il riso, la carne, le uova “lievitò” passò a 93 milioni di euro per 7 anni.

A Milano l’operazione “Tutto a me” non riuscì e l’avvocato Romeo si dovette accontentare di dividere la città con l’Edilnord di Paolo e Silvio Berlusconi.

In un comune sentire con la banda berlusconiana Romeo aveva addomesticato le cavallette, come dice Alberto Statera nel suo libro “Il Termitaio”, non solo con i contributi politici, le sponsorizzazioni, le tradizionali mazzette, ma con i subappalti, con i favori, le assunzioni, le case nei centri storici svendute agli amici, con i congressi sponsorizzati per corrente, con le nomine da lui pilotate, fino a ridurre la politica a sponda per gli affari.

Era lui a menare le danze, fino a dare il nome ad un sistema, il Sistema Romeo, di cui la politica indebolita non ha più potuto fare a meno.

Questa volpe famelica è Alfredo Romeo, sessantenne, nato a Cesa in provincia di Caserta, figlio di un cameriere e di una casalinga. Egli stesso cameriere per pagarsi gli studi in legge. Per anni, via via, ha inanellato patrimoni pubblici e appalti di ogni genere a Roma, Milano, Firenze, Venezia per conto dell’INPS, dell’INPDAI, di 12 ministeri tra cui l’Economia, l’Interno, la Difesa, e soprattutto, la CONSIP, la società a controllo pubblico che coordina la gestione di servizi per la pubblica amministrazione, per il Consiglio di Stato e persino per il Quirinale.

Un patrimonio amministrato di una cinquantina di miliardi di euro, sulla cui redditività la Corte dei Conti, voce abitualmente clamans nel deserto ha espresso fiere critiche. Un’impresa pandemica che, per vie non più tanto misteriose, ha conquistato la penisola città dopo città, appalto dopo appalto in una irresistibile scalata ventennale.

Quando si era affacciato a Milano con la giunta del sindaco di centro-destra Gabriele Albertini, si tentò di fermarlo ma “escluderlo dalla gara non si poteva visto che la sua era l’offerta di gran lunga più bassa – dichiarò Albertini – pensammo però che lasciare le case popolari milanesi alla sua gestione avrebbe potuto essere un disastro. E per questo decidemmo di suddividerle in tre lotti, per contenere i possibili danni se avessimo preso un bidone”. Gli altri due lotti andarono alla GEFI e, guarda un po’, alla Edilnord della famiglia Berlusconi, poi passata a Pirelli Real Estate.

Al di là dei favori politici, il meccanismo spiegato da Albertini era semplice: Romeo faceva la gara al ribasso e la vinceva; poi accumulava risorse grazie allo scompenso tra prestazioni erogate e compenso ricevuto. E così era pronto per un’altra gara al ribasso.

Fino a diventare un gigante.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris è sicuramente una persona per bene. Di gran lunga migliore del “cacicco” Antonio Bassolino o della “querula” Rosa Russo Jervolino. Ma su Alfredo Romeo l’ex p.m., sta prendendo lucciole per lanterne, fischi per fiaschi.

Da buon ex magistrato infatti, dovrebbe sapere che una felice soluzione in tribunale può voler dire tutto e il contrario di tutto.

Di Alfredo Romeo e della “razza predona” (i signori degli appalti che delle aste e dei concorsi truccati hanno fatto una scienza) mi sono fatto una mia opinione basandomi, tra le altre, sulla fonte Alberto Statera risultato da oltre 40 anni sempre affidabile quando ha svolto un’inchiesta giornalistica con al centro grovigli di affari poco chiari e soprattutto esponenti della specie diffusissima dei cacicchi.

I cacicchi, per chi non lo sapesse, erano i capi delle comunità tribali nell’America centro-meridionale ai tempi dell’occupazione spagnola. A rilanciare il termine in chiave contemporanea fu Massimo D’Alema alcuni lustri fa.

Questo era il modello imprenditoriale nel 2010 che andava per la maggiore nel mondo degli appalti e in particolare nel settore del Global Service quando una conoscenza che aveva radici nella mia adolescenza, mi presentò un imprenditore che mi descrisse, sin dal primo incontro, una situazione drammatica del suo lavoro e dei modi in cui era costretto ad operare dentro e fuori il lecito.

Mi manifestò la volontà di farla finita con le dinamiche professionali a cui era obbligato per inseguire e ottenere commesse.

Mi sembrò sincero e stremato da quella prassi. Lo accolsi quindi presso i miei uffici e preparai con lui una strategia perché potesse cambiare percorso imprenditoriale e stile di vita.

Dedicherò a questo argomento non poco dei miei sforzi futuri di narratore, sperando che, come dice Seneca, la Verità sia accessibile a tutti.

Oreste Grani