Lapsus e vecchi merletti. Quando Roberto Calvi fu chiamato Guido

Victorian-Mourning

Sesso, denaro e morte

di Corrado Augias, La Repubblica 24.6.89

… Nessuno può negare che la fine di Michele Sindona nel carcere di Voghera o di Guido Calvi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, rappresentino due vere tragedie dal punto di vista non solo umano ma anche teatrale…

Lapsus

Errore involontario consistente nel sostituire un suono o scrivere una lettera invece di un’altra, nella fusione di due o più parole in una sola, nell’omissione di una parola, nel pronunciare o scrivere un nome invece di un altro ecc. (secondo S. Freud e la psicanalisi, tali errori sarebbero spesso dovuti a motivi inconsci che rivelano un impulso in contrasto con ciò che si sarebbe voluto dire o scrivere).

Il Calvi citato si chiamava Roberto, non Guido. Un lapsus di Corrado Augias è una notizia, anche se vecchiotta.

Guido Calvi, al contrario di Roberto Calvi, è vivo e vegeto. Di professione avvocato, è professore universitario in pensione e membro del Consiglio Superiore della Magistratura quale componente eletto dal Parlamento.

Approfondendo la figura dell’avvocato Guido Calvi, ne scopro una dimensione che lo proietta, di diritto, nella Storia del Paese, in quanto, già nel 1969,  a soli 29 anni, assumeva  la difesa di Pietro Valpreda.

Da quel momento la carriera dell’avvocato sarà un crescendo, che lo porterà di processo in processo fino al Senato della Repubblica e oggi al CSM fino al 2014.

Tra i personaggi che ha difeso trovo Louis Corvalan, Alexandros Panagoulis, Yasser Arafat, Massimo D’Alema e Francesco Forleo, oltre a essere l’avvocato di parte civile in processi quali Piazza della Loggia, il delitto Pasolini, la strage di Bologna e del rapido 904. Una straordinaria carriera.

Chissà a cosa pensava quel giorno lontano Corrado Augias?

Oreste Grani

P.S. Pubblico di seguito un brano tratto da Informazione e controinformazione di Pio Baldelli (Mazzotta Editore 1972), riguardante la difesa di Valpreda da parte di Calvi. Ritengo che ciò possa aiutare a comprendere a cosa pensasse quel giorno Corrado Augias.

Batman

Negli stessi giorni la controinformazione compie due interventi.

Un foglio edito da Lotta Continua, intitolato «Processo Valpreda», che quotidianamente lega il processo e gli avvenimenti successivi alla strage di stato, rimarcando la corda del disegno politico che sta sotto la soluzione tecnica. E il periodico Strage di stato «contro-giornale a cura del Comitato nazionale di lotta sulla strage di stato – Soccorso rosso». Ne escono solo pochi numeri con notizie e indicazioni puntuali, di prima mano, fornite dal Comitato di controinformazione romano. Ad esempio, su Rauti e sui rapporti del presidente della Corte d’Assise Orlando Falco con i nipoti: Romano Coltellacci, ex dirigente di Ordine Nuovo, socio di Pino Rauti, tra gli organizzatori del viaggio in Grecia con Merlino, consigliere nazionale del MSI; e Sergio Coltellacci squadrista di Avanguardia Nazionale, intimo di Mario Merlino e di Stefano delle Chiaie. Tra l’altro, il periodico pone a confronto le due linee di difesa sulla base di documenti.

Nel numero 7-3-’72: «Nel corso della seconda udienza del processo – quella del 24 febbraio – il P. M. Occorsio ha replicato ad una contestazione mossagli dal difensore di Valpreda, avv. Guido Calvi, con la battuta: “Perché non le ha sollevate nel corso dell’istruttoria queste eccezioni?”. Calvi ha taciuto (…) Calvi non ha fatto altro che adeguare la propria linea di condotta a quella del suo diretto ispiratore politico: il PCI. La sua connivenza con il potere giudiziario ha lasciato per due anni Valpreda in balia dei suoi aguzzini (…) nel momento in cui l’Unità scopre l’innocenza elettoralistica di Valpreda, vogliamo ricordare ciò che essa scriveva di lui una settimana dopo la strage: “II clichet dell’esaltato si adatta benissimo all’oscura figura dell’ex ballerino dal passato burrascoso. Ma proprio per questo è lecita l’ipotesi che si tratti di una pedina manovrata…”. E ricordare a Calvi – che ora blatera di “processo d’attacco” – alcuni dei momenti fondamentali dell’inchiesta istruttoria».

16 dicembre 1969.

Valpreda è sottoposto a un confronto «all’americana» con Rolandi. È sotto interrogatorio da 30 ore: ha i vestiti sgualciti, lo sguardo allucinato, i capelli arruffati; accanto a lui quattro poliziotti con la cravatta e il taglio dei capelli alla «questurina». Calvi non fa alcun rilievo.

Prima del riconoscimento il tassista afferma testualmente: «Mi è stata mostrata dai carabinieri di Milano una fotografia che mi è stato detto doveva essere la persona che io dovevo riconoscere». Calvi, presente, non si oppone al riconoscimento, non eccepisce alcuna nullità.

14 febbraio 1970. 

Calvi dichiara alla stampa che presenterà una istanza di scarcerazione di Valpreda per mancanza di indizi. Grande rilievo sui giornali. L’istanza non verrà mai presentata.

18 maggio 1970. 

Il giudice istruttore Cudillo convoca avvocati e periti per esaminare i vetrini apparsi miracolosamente nella borsa contenente l’ordigno rinvenuto inesploso alla COMIT. Calvi, dopo 5 mesi di silenzio assoluto, compie il suo primo atto processuale chiedendo l’esclusione dei vetrini dagli elementi di prova a carico e riservandosi di impugnare di falsità i verbali di sequestro. Non lo farà mai. Sarà l’avvocato Armentano-Conte, difensore di Merlino, a farlo il 24 giugno ’70.

La memoria di Calvi terminava con la frase «temeraria»: «Il processo Valpreda non sarà l’alibi per impedire l’individuazione dei veri responsabili, diretti e indiretti, della strage di Milano». La frase irrita Occorsio, il quale chiede l’incriminazione di Calvi e il suo deferimento al Consiglio dell’Ordine. Questi fa una precipitosa marcia indietro, dettando a verbale quanto segue: «Nessun intento né denigratorio né polemico vi era nei confronti del dott. Cudillo in quanto, fraintendendo quanto da esso avvocato Calvi scritto, il dott. Occorsio non ha notato che la parte terminale della memoria è separata dalla stessa da un trattino (sic!) che stava volutamente a significare la volontà di concludere con una osservazione di carattere generale che non è diretta nei confronti della persona del dott. Cudillo. Si osserva inoltre che non è esatta l’affermazione secondo cui sarebbe stato scritto che il processo Valpreda “non è l’alibi” bensì “non sarà l’alibi”. Detta espressione, proprio perché volta al futuro, stava a rappresentare la certezza e iI desiderio che l’attuale fase istruttoria debba portare all’accertamento dei responsabili della strage». Occorsio, che non è ancora soddisfatto, chiede a Calvi di ribadire che «la difesa dell’imputato Valpreda esprime completa fiducia nella conduzione dell’istruttoria così com’è condotta dal dott. Cudillo».

Quindi ritira la richiesta d’incriminazione.

19 marzo 1970. 

In occasione dell’incarico di perizia sulla 500 di Valpreda, che a giudizio di Occorsio doveva essere una specie di Maserati, Calvi si riserva di nominare un consulente di parte. Non lo farà mai.

Giugno 1970. 

Esce il libro La strage di stato. In merito alle rivelazioni che esso contiene (su Rauti, Ambrosini, Cartocci, Delle Chiaie, Borghese, Calzolari, Merlino confidente, ecc.) gli avvocati Di Giovanni – difensore di alcuni imputati minori (prosciolti in istruttoria con la speranza di farli uscire dal processo) – e Armentano-Conte, difensore di Merlino, ne chiedono l’acquisizione agli atti e presentano due lunghissime memorie piene di richieste di ulteriori indagini nella direzione indicata dal libro.

È da notare che tutto quello che negli atti istruttori riguarda i fascisti è entrato nel processo grazie a queste due memorie. Calvi se ne disinteressa completamente come se la cosa non lo riguardasse, non chiede neppure una controperizia balistica; lo farà l’avv. Armentano-Conte e verrà fuori che quella ufficiale ha completamente stravolto le risultanze obiettive e che l’esplosivo usato che non è in commercio in Italia èidentico a quello in dotazione alle forze Nato. Calvi tace.

2 luglio 1970. 

Cudillo interroga il taxista Rolandi «a futura memoria» senza la presenza del difensore di Valpreda. Calvi, pur avendone facoltà, non impugna la testimonianza. Lo farà oggi, a distanza di un anno e mezzo, dopo aver dichiarato testualmente in un’intervista rilasciata a Panorama subito dopo la morte di Rolandi: « Mi dispiace che sia morta una brava persona, un testimone in buona fede. Si tratta di un grave danno per la difesa che, in sede processuale, non potrà contrastarne le accuse in quanto esiste una testimonianza a futura memoria». (E qui non è solo questione di revisionismo).

Settembre 1970. 

Occorsio deposita gli atti istruttori. Il colpevolista Calvi ha finalmente modo di accorgersi che contro il suo cliente non c’è la minima prova. Tace.

Marzo 1971.

Sentenza istruttoria di Cudillo: Valpreda e gli anarchici sono colpevoli. Calvi ai giornalisti: «Una sentenza onesta ».

Novembre 1971.

Calvi, in un’intervista all’Espresso, giustifica il suo comportamento nell’istruttoria con «esigenze tattiche» e lamenta che, dato l’altissimo costo degli atti processuali ha difficoltà ad entrarne in possesso. Insomma chiede soldi. Gli anarchici della FAI scrivono all’Espresso specificando che gli atti, acquistati da loro con il contributo della Controinformazione, sono stati messi a disposizione di Calvi e degli altri avvocati da svariati mesi. L’Espresso non pubblica la lettera. Delle referenze esemplari per chi, oggi, sostiene la necessità di una «difesa unitaria» e, nello stesso tempo, nei frequenti colloqui con i giornalisti borghesi ai margini del processo, attacca gli avvocati della sinistra rivoluzionaria definendoli «pazzi ». Difesa unitaria con chi? Con Falco ed Occorsio?

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