La “Nuova Repubblica”, più giusta e più pulita, non è mai stata così “vicina” e … possibile

BuonGoverno4

Il 23 settembre del 2011 ore 19:01, molti mesi prima della nascita “forzosa” di Leo Rugens e mentre ero nel pieno dell’attività elaborativa e organizzativa propedeutica al realizzazione del progetto denominato “Strategia di sicurezza Nazionale” (dopo pochi giorni da quel 23 settembre 2011, cominciavamo, in Ipazia, a lavorare al convegno “Lo Stato Intelligente – I finanziamenti europei per l’innovazione e per la sicurezza” tenutosi il 23/3/2012), scrivevo – via mail – sotto il titolo “Catastrofe al rallentatore”, a trentacinque (oggi, sembra incredibile anche a me che li avevo selezionati, in anni di lavoro, senza un giorno di riposo, senza un ora di “pace” che fossimo ormai divenuti così numerosi e “sufficienti”) il testo che oggi rendo pubblico. Di quanto scrissi, confermo, in toto, i contenuti. In particolare, il passaggio – “…ecco perché tifavo per Smirne 2015 e non per Milano Expo 2015”-, mi fa “onore”. Più volte , da quando esiste Leo Rugens, comunque, siamo tornati sul tema Expò e criminalità affaristico politica. Oggi, però, non vi voglio tediare con l’ovvio (cosa doveva succedere se non che dei maiali famelici, da sempre avvezzi alla prassi corruttiva , riempito il trogolo, proprio a Milano, si precipitassero a sfamarsi?) spettacolo dei  tanti “Primo Greganti”, attori della spartizione partitocratica. Ci torneremo in questo fine settimana e proveremo a farvi capire perché insistiamo sempre sulla partitocrazia e sulle pseudo-massonerie piduiste, ancora oggi intrecciate, in mille “comitati d’affari”. L’Italia è questo e senza le “sante intercettazioni” (come le chiamiamo, da sempre, in Leo  Rugens), le Ilda Boccassini e, speriamo, la vittoria del M5S  in rappresentanza di oltre 9 milioni di italiani onesti e stanchi, non risorgerà.

Viceversa, sentite a me, il percorso iniziato da Giuseppe (Beppe) Grillo il 18 febbraio 1992 (il 17 era stato arrestato Mario Chiesa e incominciava l’inchiesta “mani pulite”) con lo spettacolo andato in scena al Teatro Smeraldo di Milano, potrebbe vedere, finalmente, il suo esito positivo. Accadrà infatti che l’Italia ritrovi una sua identità e una funzione culturale nella tormentata e “inutile” Europa (così come è oggi), se chi di dovere (l’Arma, ad esempio, nel suo “Bicentenario” questo è chiamata a fare) si “schiera” e se i cittadini (in numero sufficiente) daranno indicazione alle imminenti votazioni. Una somma di positività (la Chiesa “onesta” di Papa Francesco, milioni di cittadini organizzati intorno al M5S, la Magistratura alla Ilda Boccassini, l’Arma dei Carabinieri, stimolata dalla imminente ricorrenza e dall’affetto di popolo che, ancora una volta, la circonderà negli appuntamenti pubblici previsti per il Bicentenario) potrebbero, democraticamente, con il consenso popolare reso evidente dal riscontro elettorale, dare un’indicazione certa sul “grande cambiamento” necessario. E, in quale direzione “democratica” esso dovrà andare. La Nuova Repubblica, “più giusta e più pulita”, non è mai stata così vicina a poter essere realizzata. Basta volerlo in molti.

Ora leggete e meditate. Poi, preparatevi all’azione, senza la quale tutto sarà perduto. L’Italia, se non reagite, potrebbe perdersi in una lunga, interminabile, notte. La Luce bisogna anche meritarsela.

Oreste Grani

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Mai come oggi l’umanità dolorante e piegata ha bisogno di medici. Ma di medici veri e propri. Ci intendiamo. 

E’ un secolo che Giuseppe Mazzini scriveva queste chiaroveggenti e stimolanti parole: “lo vedo un immenso vuoto in Europa, vuoto di credenze comuni, di fede e quindi di iniziative, di culto del dovere, di solenni principi morali, di vaste idee, di potenti azioni, a pro’ delle classi che più producono e non di meno sono più misere. E pensai che l’Italia, risuscitando a salvar l’Europa, avrebbe fin dai primi palpiti della nuova vita detto a se stessa e agli altri: Io riempirò quel vuoto. Poco m’importa che l’Italia, in un territorio di tante miglia quadrate, mangi il suo frumento o i suoi cavoli a miglior mercato; poco mi importa di Roma, se da essa non deve venire una grande iniziativa europea. Quel che m’importa è che l’Italia sia grande e buona, morale e virtuosa, e che abbia a compiere una missione nel mondo”. Così Mazzini. Il non averlo ascoltato è il nostro peccato di tracotanza. Lo stiamo espiando. 

Ernesto Bonaiuti (1944)

Catastrofe al rallentatore

23 settembre 2011
Ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti voi (in particolare, il dissolversi dell’Europa) ha origine nel fallimento del progetto della “comunità europea di difesa (1954)” che affossò la prospettiva di una unificazione politica e militare e aprì la strada della progressiva (maledetta concretezza!) integrazione economica attraverso la costituzione della Comunità economica europea (CEE), del MEC, della CECA, dell’EURATOM. Arrivammo così al 1979 e alle prime elezioni a suffragio universale per il Parlamento europeo, senza sogno, e senza la volontà di divenire gli Stati Uniti d’Europa. Da quegli inutili e sterili atti di volontà popolare non nacque niente. Nessuno volle pensare alla lingua unificante europea che consentisse la formazione di una opinione pubblica e di un sistema condiviso di mass media. Non fu avviata un’operazione culturale (parolaccia inutile, questa, per gli economisti). Si decise di essere “concreti”.
La moviola al rallentatore di tanta idiozia è sotto gli occhi del mondo.

Dice, chi ne sa più di me, che in presenza di monarchie parlamentari, repubbliche presidenziali, repubbliche parlamentari variamente modulate, Stati federali, Stati regionali, pensare ad una stessa concezione di “bene comune” è impossibile. Non esiste la possibilità di una reale politica comune senza una unione politica e, quindi, senza una condivisa forma di “Stato sovranazionale”.

Così, siamo arrivati, come Unione Europea, a non avere una politica estera comune: alcuni Stati fanno parte della NATO, altri (sei) dell’Unione Europea ma non della NATO, alla NATO aderiscono altri sette Paesi (uno è la Turchia) che non fanno parte dell’Unione Europea, altri fanno parte della NATO ma non seguono la leadership USA. Infine, ma non ultima, esiste nella UE una cosa che si chiama UKUSA (i cinque Paesi anglofoni) cui fa riferimento il sistema di intercettazioni Echelon, accusato tra l’altro di aver spiato le stesse istituzioni europee.
E da tutto questo bordello-carosello vorremmo che emergesse una politica comune?
Sull’unificazione monetaria stendo un velo pietoso. Per non tediarvi, vi ricordo solo che molti consideravano l’euro un gioco di prestigio ora impietosamente scoperto. Nel 2001, ogni “statista” raccontò le sue c…..e al suo popolo di riferimento. I tedeschi volevano l’appoggio degli altri europei per la “loro” riunificazione, i francesi volevano mettere le briglie e la mordacchia ai tedeschi riuniti, gli italiani volevano proteggere la liretta che, all’epoca, in 130 anni di Unità, si era deprezzata di quasi “seimila volte”. Tutti gli altri piccoli Stati sentivano arrivare il mare in tempesta della globalizzazione. Opportunismi senza sogno.
Nei primi sei mesi di vita, tutti ricorderete che l’euro si deprezzò rispetto al dollaro del 25%. Ci vollero le demenziali complessità della seconda Guerra del Golfo e la corsa folle del debito americano per rimontare il gap.
Ribadisco: la cosiddetta Europa è segna sogno, e non trova nella sua storia e nel suo magazzino culturale le armi strategiche del suo futuro. Il mio maestro Giuseppe Mazzini chiamò le sue associazioni Giovane Italia e Giovane Europa. L’Unione Europea è ormai vecchia nei suoi dirigenti e nei suoi comportamenti. E’ un cadavere senza possibilità di rianimazione miracolosa. Dobbiamo sognare un nuovo sogno. Ecco perché ho scelto e amo Ipazia alessandrina e mediterranea. Ecco perché, sia pur poveri come siamo, sosteniamo ogni pensiero colto che ci appaia protettivo per il futuro della nostra Giovane Futura Patria Europea Mediterranea.
Viva le donne coraggiose del Mediterraneo. Viva i giovani coraggiosi delle mille piazze in rivolta. Dobbiamo prepararci all’unica soluzione che può salvare le vite, comprese le nostre, di milioni di esseri umani. Altro che far annegare nel mare in tempesta (non solo metaforicamente) i nostri fratelli africano/mediterranei. Dobbiamo consapevolmente spezzare l’area geografica, politica, finanziaria dell’Euro. E noi italiani dobbiamo dedicarci subito al sud di questa area.
Ecco il danno di aver scelto alleati come Gheddafi, Mubarak, Ben Ali, per vivacchiare senza futuro e senza speranze. Abbiamo leccato le mani, e non solo quelle, a morti viventi, a orridi zombie catatonici. Ecco la responsabilità dei Governi italiani di destra, di sinistra, di centro. Per vendere un po’ di armi e arricchire un po’ di più qualcuno.

Dobbiamo dividerci culturalmente dal Nord Europa e generare subito l’area del cous cous. Svalutiamo l’Eurosud e così facendo tagliamo i nostri debiti pubblici. Recuperiamo competitività e fottiamocene di uno pseudo protettorato tedesco.
Accettiamo un ruolo di leadership culturale in quello che, in un primo tempo, potrebbe sembrare un girone di serie B.
 Ma non di calcio stiamo parlando. Ecco perché tifavo per Smirne 2015 e non per Milano Expo 2015.
Oreste Grani
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