Califfato? Non vi preoccupate, Matteo Renzi e l’onesto Del Rio, coadiuvati dalle ministre Roberta Pinotti e Federica Mogherini sanno loro cosa si deve fare

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Come al solito i giornalisti italiani ci riempiono di panzane: “Renzi qui, Renzi là, Renzi ottiene, Renzi impone”. Mi immagino domani dopo la lettura del discorso di apertura del semestre italiano. Finalmente, comunque, un discorso scritto. Così non gli sarà possibile dire tutto e il contrario di tutto. Provando a distrarre gli interlocutori con mossette e atteggiamenti “teatrali” Se non fosse una tragica similitudine (anche iettatoria) direi, paro paro, che ci troviamo di fronte alle cazzate che i gazzettieri ossequiosi al Fascio, scrivevano prima e dopo Monaco 1938. Nessuno teneva in alcuna considerazione Benito Mussolini e l’Italia ma, le trombette nostrane dell’epoca, si sperticavano a dire il contrario. Ehi, sveglia, Renzi diceva di sostenere Shultz e non Juncker! Nel resto d’Europa, inoltre, tutti sanno che solo il 23% degli italiani aventi diritto al voto ha scelto “Attanasio Cavallo Vanesio” Matteo Renzi. Negli altri paesi, nessuno si fa ingannare e tantomeno impressionare da quel 40% di consensi che viene strombazzato dalle nostre parti. Non solo, come ho detto, gli italiani renziani sono solo il 23% ma, chi ricorda (e gli stranieri ricordano), sa che Mussolini, proprio nel 1938, disponeva di un consenso che sfiorava il 95% degli italiani. Alla vigilia della catastrofe della seconda Guerra Mondiale, Petrolini/Crozza non riusciva a scuotere le coscienze mostrando, nudo e velleitario, Mussolini. Gli antifascisti “ragionanti” erano quattro gatti e quasi tutti riparati all’estero. Pochi anni dopo gli italiani, strapparono dall’occhiello “cimici”a milioni e abbatterono busti.

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Nulla di nuovo sotto … la luna. Si avvicina nuovamente la tempesta (guardate con attenzione cosa è pronta a fare la Gran Bretagna) e l’Italietta è ancora più che mai nelle mani di Romano Prodi che suggerisce di sottrarre, definitivamente, l’infrastrutture (sopravvissute) al Paese. Ritengo che parli di porti, aeroporti, autostrade, ferrovie, reti “telefoniche”. Altro che caserme e carabattole demaniali che nessuno vuole. Tenete conto che in Grecia si stanno per mettere all’asta i porti e che gli odiati nemici turchi (quelli per cui la Grecia, per armarsi in modo inutile e ridicolo, si è indebitata fino all’inverosimile con gli alleati tedeschi e francesi) si preparano, banalmente, a comprarseli all’asta.

Vedrete cosa sia un vaso di coccio (Renzo/Renzi di manzoniana memoria) ora che si farà sul serio intorno all’unico motivo per cui esiste la Comunità Europea: soldi, soldi, ancora soldi. In tanto groviglio affaristico, a cosa può servire disporre (una italiana/o nominata/o nella posizione) di un “prestigiosissimo” Dicastero degli Esteri europeo, se non esiste, in questo simulacro di stato soprannazionale, un esercito  o uno straccio di posizione condivisa per quanto riguarda, ad esempio, il Califfato fresco, fresco dichiarato dai neo-musulmani, piuttosto che il raddoppio del Canale di Suez, piuttosto che il nuovo muro che Israele ha intenzione di costruire fino al Golan, piuttosto che le armi chimiche (esistevano quindi!) che arrivano oggi nel Porto di Gioia Tauro? Di quale Europa parla il querulo ragazzotto estroverso? Il Premier ha solo vagamente idea di cosa sia evocare termini come “califfato”? Secondo voi, l’ex concorrente della Ruota della Fortuna, sa a cosa corrisponda questa “immagine” storica, religiosa, politico/strategica? La storia del primo califfato islamico è nota solo attraverso le fonti musulmane, tramandate oralmente come quella del Profeta. Alla morte di Muhammad, il territorio oggi conosciuto come Medio Oriente (cioè il cuore di tutti i problemi di cui sentiamo continuamente discutere) parlava altre lingue, professava altre religioni, era governato da altri sovrani. In brevissimo tempo, la nuova potenza, armata della sua fede, travolse tutti gli equilibri politici militari precedenti.

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L’orgoglio di essere depositari di una fede, forte e unificatrice, diede agli Arabi il valore aggiunto per affrontare potenti eserciti come quelli bizantini e persiani (nulla di nuovo sotto il sole) più preparati e meglio equipaggiati di loro. Per ordine del califfo Abù Bakr le truppe musulmane entrarono nel 633 in Palestina (non vi dice niente?) e in Transgiordania (e questo?). Poi attaccarono Hìra sull’Eufrate (cosa vi dice questo nome?) e le popolazioni in prevalenza cristiane di lingua aramaica da tempo sottomesse all’impero persiano passarono sotto la dominazione  del nuovo stato islamico. Da quelle parti, imprese impossibili dal punto di vista militare, si sono già viste: ad esempio il califfo ordinò al condottiero Khalid ibn al-Walid, detto la spada di Dio, il quale lasciò le terre dove proprio oggi sono arrivati armati i nuovi musulmani compiendo una marcia rimasta leggendaria attraverso il deserto per dare man forte alle truppe dei fratelli in difficoltà in Siria. Mi sembra di leggere le “mappe” dei movimenti odierni. Dopo una serie di rapidi successi, i musulmani fecero ingresso a Damasco nel 635. La vittoria si consolidò nei mesi successivi con il possesso definitivo della Siria. La faccio breve: dopo ci fu l’attacco all’altopiano iraniano e le fortezze caddero una per una. Alla fine del 639 addirittura bastarono poche migliaia di cavalieri arabi che, varcata la frontiera egiziana, dilagarono fino ad Alessandria dove la resistenza bizantina fu quasi nulla. Tutto l’Egitto, da secoli sotto il dominio di Bisanzio, nel 645 passò sotto quello islamico.

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Il termine “califfato” evoca tutta questa roba qui e mi scuso per la semplificazione.  Non vorrei però che si pensasse che i combattenti all’offensiva in Iraq in queste ore non stiano pensando a rievocazioni di questo tipo. Questo vogliono e questo cercheranno di realizzare. L’Europa dei banchieri e dei tedeschi, non ha niente da dire di serio su questi argomenti e comportamenti perché, non avendo una propria identità, non riesce a rapportarsi con avvenimenti culturalmente tanto complessi. Figurarsi Matteo Renzi, detto l’ignorantone, da Roberto Napoletano e, da noi di Leo Rugens, Attanasio cavallo Vanesio.

Leo Rugens

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