Tempi duri per i troppo buoni: anche i miei tre gatti sono pronti a scendere in campo!

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Nell’omicidio (spero che nessuno ipotizzi il suicidio) in criminologia, il movente ha quindici tipologie di base. Vi risparmio le prime quattordici e mi fermo alla quindicesima: omicidio per motivi strumentali. Di questo si tratta, e di questo tipo di crimine dobbiamo sentire parlare, a lungo, nel “caso Regeni” finché non dovesse emergere l’amica Verità.

Quello che sconcerta è come la falange dei dietrologi d’accatto e di tutti i pistaroli vaneggianti d’Italia che – da decenni – ci svelano di tutto e il contrario di tutto, cominci a bersi la storiella dei tre, quattro (cento?) servizi segreti egiziani che stanno collaborando, con i nostri (?) a fare luce su qualcosa.

Se ci fosse una condizione istituzionale di questo tipo, capace di un tale spirito collaborativo, non ci sarebbe, in Egitto, una feroce dittatura che fa sparire cittadini ogni giorno. Questo è l’unico dato certo (gli oppositori che spariscono) e che, viceversa, una dittatura risulti collaborativa con qualcuno, se non con il dittatore, sarebbe una vera novità. La verità è che l’esercito dei depistatori, dei millantatori, dei gazzettieri sul libro paga delle ultime compagnie ad apparente sovranità nazionale (spaziamo dalla solita Finmeccanica e arriviamo fino alla solita ENI), è più robusto di quanto si potesse immaginare.

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È numeroso almeno come quello (potrebbe in alcuni casi coincidere) a disposizione delle lobbies del gioco elettronico, del fumo, delle bibite euforizzanti, delle medicine un giorno inutili l’altro “salvavita”. Sono in molti – comunque – che “danno il culo”, in modo seriale, a chi massacra la nostra gente nei più diversi modi, e in questi momenti se ne ha pieno riscontro. Figurarsi cosa molti “giornalisti” se ne possano fottere di un friulano onesto che cercava di informare il resto del Mondo su come alcuni egiziani provino a resistere, resistere, resistere!

Scribacchini abituati a pagarsi i vizi (o le vacanze) con i soldi della Lottomatica, della Phillip Morris, della Red Bull perché dovrebbero mobilitarsi per un compatriota ucciso senza pietà mentre contano i giorni che li separano dallo stipendio di febbraio o da una settimana bianca, sia pur rallegrata da neve artificiale?

Mi dicono che anche Andrea Purgatori sa già come è andata e che “al-Sisi” è innocente!

Sono esterrefatto di tutte le intimità che vengono a galla in queste ore.

Un tempo, in lotta contro i muri di gomma, Purgatori doveva investigare, rischiare, dedurre. Oggi, evidentemente, fa una telefonata o si va a mangiare un cannolo da Dagnino, e ci dice come è andata, mentre Obama e Mattarella, giustamente, non sono ancora certi di nulla.

Se anche una persona per bene come Purgatori, si lascia andare a queste semplificazioni assolutorie verso al-Sisi, statene certi che, ormai, il Paese non si merita un ragazzo come Giulio Regeni.

“Tempi duri per i troppo buoni”, mi apostrofò così, Umberto Improta, dopo poche ore che erano scoppiate le bombe del dicembre ’69, mentre mi interrogava “informalmente” (passeggiavamo dalle parti della rinascente di Piazza Fiume e percorrevamo le strade retrostanti via Salaria) come ritengo che in quelle ore tragiche facesse con tutti gli specialisti (o ritenuti tali) in esplosivi.

Oggi ripeto io a voi: “tempi duri per i troppo buoni” e preparatevi all’orrore che è dietro l’angolo.

Pensate con la vostra testa, cari otto lettori che ci seguite.

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Noi, sin da ora, se ci fossimo sbagliati sul dettaglio che Giulio Regeni è stato ucciso da persone fisiche organiche al regime di al Sisi per, sotto tortura, per estorcergli nomi di oppositori da catturare a cui estendere altre torture e altre “sparizioni”, vi autorizziamo a non collegarvi mai più con questo marginale e ininfluente blog. Se, viceversa, dovessimo avere ragione noi (e lo diciamo tristi di questa ipotesi) e cioè che Regeni è stato ucciso dagli sgherri del generale che pur sapendo che il prigioniero era “italiano” lo hanno “annientato” pur di raggiungere il loro obiettivo, anticipiamo che non ci limiteremo alla dialettica elettronica ma cercheremo, forti della lista dei miserabili turlupinatori che mentalmente stiamo redigendo, di andarli ad incontrare ogni volta che si faranno vedere in pubblico, intercettandoli alle presentazioni dei soliti libercoli, alle anteprime cinematografiche o alle serate cafone su le affollate terrazze romane. Vi cercheremo e…… vi sputeremo in faccia. Senza ulteriore preavviso.

Un piccolo prezzo per fare le trombette mistificatrici di regime, lo volete pur pagare quali trombette del nostro regime vasellinante i vostri orifizi e di quello egiziano, brutale nelle sodomizzazioni.

Regimi ancor più gemellati (oltre ai business attuali pensate solo alla vendita della Wind a quel gentiluomo di Sawiris e alla “sparizione” di oltre 80 milioni di euro di stecca all’atto della vendita, codici di interfacciamento e tabulati compresi !) grazie a voi e la vostra accondiscendenza di italiani sempre al soldo di chi vi passa “qualcosa”.

Non vi agitate, non ci date degli eccessivi, non ci segnalate ai vostri informatori come dei pericolosi sovversivi. Lo siamo, anche se, in fin dei conti, abbiamo detto solo che vi sputeremo in faccia e non che vi lanceremo le nostre feci appositamente confezionate in maneggevoli “gavettoni”, diluite opportunamente con l’urina dei nostri gatti. Questo vi meritereste ma ci limiteremo solo a sputacchiarvi. E, notoriamente, sputare in faccia a qualcuno (per sentenze passate in giudicato), non è reato. Mentre essere pescati al servizio, per idiozia o per pecunia, di un Paese terzo, potrebbe farvi finire in galera nella Repubblica che sogniamo e che un giorno vedremo realizzata.

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Oreste Grani che se fossi stato in voi (ma non lo sono) avrebbe aspettato almeno il ritrovamento del telefonino di Regeni e la perizia, di un “Gioacchino Genchi”, dei tabulati emessi per le prestazioni obbligatorie che anche in Egitto vengono prodotte dagli impulsi elettronici generati dall’uso dei telefoni, mobili e fissi.

Voi avreste dovuto aspettare queste informazioni (perché siete tutti ciò che siete), non noi che siamo – notoriamente – “nessuno” (diversamente quale sarebbe il vantaggio di essere “immateriali” e non contare “niente”?) ma che consideriamo, a differenza vostra, Giulio Regeni un compatriota martorizzato, a prescindere se fosse o meno arruolato dall’AISE. Il giovane Giulio era un italiano per bene (rarità), intelligente (rarità), capace di partecipare all’informazione su quanto nel nostro Mediterraneo sta avvenendo (rarità), è questo basta a noi e ai nostri tre felini (animale che in molti considerano essersi diffuso in giro per il mondo partendo proprio dall’antico Egitto) che, coraggiosamente e coerentemente, si sono messi a disposizione, con le loro pestilenziali urine perché, anche loro, come noi, pensano che Giulio fosse in azione intelligente e non per “passare” il tempo. Senza “licenza di uccidere”, senza essere un “fico” rambizzato ma, come si è visto, a rischio di essere ucciso. Sempre pronti a scusarci, se ci stiamo sbagliando. Augurandoci di essere, in regime di reciprocità, almeno rispetto alle scuse.

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