A proposito della nuova strategia araba di Trump, Antonio de Martini, ancora una volta, ci vedrà lontano?

HoraceVernet-arabo narratore

Ho più volte scritto del valore, come analista geopolitico, di Antonio de Martini ed oggi, a dimostrazione della mia marginale, ininfluente (ma gelosamente mia) valutazione, mi approprio di un suo pensiero – recente – altamente sofisticato, da non sottovalutare per chiarezza di scelte semantiche e concettuali. Se le macchine preposte (data mining) sapessero scegliere per elementi concettuali e non solo per semplici allarmi semantici, queste righe dovrebbero far drizzare più di un orecchio. Ma, come si dice, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Così De Martini:

LA NUOVA STRATEGIA ARABA DI TRUMP

Comincia a filtrare l’orientamento verso il mondo arabo della nuova amministrazione USA. Il nemico principale indicato non sarà più ISIS-DAESCH , bensì al Kaida.

Questo significa che l’idea di considerare ISIS il nemico, viene azzerata. Non facendo ammissioni imbarazzanti per la passata amministrazione, nasconde il fatto che si è trattato di una creazione israeloamericana.

L’obbiettivo era dirottare il reclutamento dei volontari jihadisti da al Kaida verso sigle ispirate se non addirittura create dai servizi di intelligence – inizialmente con la collaborazione europea- quindi monitorabili e indirettamente indicando obiettivi non americani in cambio di strategie di comunicazione atte a mettere in ombra al Kaida e in luce Al Bagdadi e i suoi adepti.

Adesso, si torna alla realtà e il nemico torna ad essere al Kaida. Ecco perché i confini americani, finora protetti dalla precedente strategia, sono stati messi in sicurezza.
Questo significa inequivocabilmente una prospettiva di scontro, nemmeno a lungo termine, con la casa reale saudita e un miglioramento dei rapporti con l’Europa che era stata di fatto, sia pure indirettamente, indicata come obiettivo per i killer di Al Bagdadi.

L’idea iniziale americana era che sarebbero stati attaccati di preferenza obiettivi nella Russia mussulmana. Una grave sottovalutazione del fattore anti colonialista e nazionalista arabo e una discreta ignoranza della politica di riconoscimento dei valori del Caucaso praticata dai russi fin dal tempo degli Zar, quando, arresosi dopo trenta anni di lotta l’Imam del Daghestan Sciamil, lo Zar gli assegnò una dignitosa residenza con seguito, gli lascio le sue armi, accolse a corte uno dei figli e gli permise di andare il pellegrinaggio alla Mecca. Morì a Medina mentre era in viaggio ed è un raro caso di un non arabo sepolto nella città di Maometto.

Ancor oggi la residenza di Sciamil a Kaluga è un museo e meta di visitatori. La recente “fatwa di Grozny” che ha decretato la messa fuori da ogni legge islamica dei jihadisti da parte di trecento Imam riuniti a Congresso, ha completato la debacle del piano americano di poter deviare gli attentati a piacimento.

La scelta di Trump è audace, ma consente di migliorare i rapporti che contano di più: quelli con l’Europa. Il problema è che al Kaida ha reclutato principalmente tra sauditi e yemeniti dove la guerra subirà una accelerazione.

Mi chiedo se in realtà oltre che sordi, nei luoghi preposti alla sicurezza della Repubblica, ci siano persone in grado di lavorare, con animo libero, a questi suggerimenti e a queste piste investigative del possibile. Per trarre giovamento da questi spunti ci vorrebbe un governo di donne e uomini liberi e un intelligence che non temesse la parolaccia “cultura”.

Mi chiedo chi sia in grado, visto i disastri degli ultimi decenni, di capire “cosa” dica De Martini quando fa riferimenti storici e aggiunge che al tale sono state “lasciate le armi” o che gli è stato “concesso di andare in pellegrinaggio alla Mecca”. Se penso a chi non sapeva trovare un acronimo dignitoso e non sovrapponibile con altri, di altre agenzie, quando si decise di cambiare nome alle nostre strutture (e c’è gente che ancora sta li), mi chiedo come possano capire quando si parla o si fa riferimento a fatti complessi come quelli citati da De Martini o impliciti nelle ricostruzioni storiche che Pompeo De Angelis dedica, su questo marginale ed ininfluente blog alla vicenda del Canale di Suez, parlando del passato per richiamare la dovuta attenzione sulle complessità contemporanee.

Intelligence culturale dove sei?

Oreste Grani/Leo Rugens

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