SECESSIONE…MA DA CHE? RICATTO? MA A CHI?

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Come certamente sapete, lo spazio, di per sé, non ha direzioni privilegiate. Destra e sinistra, sopra e sotto, davanti e dietro sono tutti concetti antropocentrici, indispensabili all’uomo per orientarsi nello spazio neutrale, strutturarlo e renderlo conoscibile. Ciascuno di essi, inoltre, presuppone l’esistenza di un osservatore, la cui posizione attribuisce, di volta in volta, una destra e una sinistra alle cose o una collocazione alle posizioni politiche.

Oggi, osservando e ascoltando l’assemblea del PD, non sono riuscito ad attribuire nessuna posizione a quella gente, senz’anima, senza identità, senza alcuna ri-conoscibilità.

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Mi sono sentito solo un “conservatore” nel senso che Angelo d’Orsi diede al termine scrivendo, il 27-2-2014, su Micromega On-line, degli scritti di Norberto Bobbio, dei pensierini di Matteo Renzi e dell’arruolamento che qualche consulente imbecille dell’allora Presidente del Consiglio, suggerì al toscanello, del pensiero complesso (destra e sinistra) del filosofo liberale, già Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, Professore Emerito dell’Università di Torino. Un pezzo magistrale che trovate in calce e che anticipa la fine del ragazzotto ambizioso e di chi culturalmente ha provato a legittimarlo.

Aridatece qualcuno, di destra o di sinistra, che assomigli ad un politico degno, un giorno, vicino o lontano, di divenire classe dirigente di questo nostro sofferente Paese.

Lo dico perché se penso che questa mia Italia ha intere regioni (in altre il fenomeno è “solo” a macchia di leopardo) occupate e controllate dalla criminalità, dove ogni attività economica piccola o grande, viene intercettata e proporzionalmente sanzionata dalla ‘ndrangheta, dalla camorra, da cosa nostra e che gentarella come quella che ho ascoltato oggi dovrebbe guidare il contrasto a questa tragica presenza, mi sento mancare la terra sotto i piedi e vedo un futuro tragico per l’Italia.

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Questa gentarella che ho visto e sentito non dire nulla (spacciano per dibattito politico quattro corbellerie generiche infarcite di stereotipi e senza  un costrutto alcuno) per ore, in un albergo romano, penso che non sappia contrastare, in alcun modo, i veri padroni del Paese, criminalità e massoneria nerissima oligarchica impastati, ibrido sanguinario come poche volte, nei trecento anni dell’Istituzione, si era mai vista all’opera.

Gente che non guarda al fenomeno mafioso con la durezza necessaria ma, di fatto, con l’indulgenza del silenzio omertoso, non ci deve guidare oggi e, tantomeno, domani. Silenzio assoluto sul tema. Direte che si parlava dei cazzi loro e di chi doveva comandare ma, un fiato, che fosse stato uno, lo volevano emettere?

Nessuno ha parlato di depressione economica, della spaventosa disoccupazione giovanile, delle tonnellate di cocaina che vengono assunte in questo Paese. Nessuno ha parlato di una società profondamente inquinata dalla cultura mafiosa, dalla prassi della corruzione; nessuno, tantomeno ha fatto cenno ai pericoli di una guerra tra la gente sempre più diffusa. Ma di cosa si interessano, tutti i giorni, questi gaglioffi che si spacciano per maggioranza e opposizione del partito che ha la maggioranza del Governo del Paese? Questi erano lì (nel segreto del loro inconscio), ve lo dico io, esclusivamente per capire come si metterà per il loro mondo di riferimento se, per caso, si dovesse andare a votare prima che altri casi Raggi, artatamente costruiti, rendano più debole il M5S.

Non hanno fatto, se non con qualche passaggio di nessun conto e per bocca di personaggi minori, alcun riferimento alla presenza della criminalità resa fortissima soprattutto grazie alla diffusa cultura dell’illegalità e a una sfilza di ministri di Polizia dire “inetti e ciechi” è un vero eufemismo. Lombardi o, peggio, siciliani che fossero. Perché questa è la condizione (lo ripeto, in Italia, comandano i gruppi d’affari organizzatisi intorno alla criminalità e alla massoneria sia calabrese che siciliana) in cui, la destra e la sinistra, falsamente divisa nella partitocrazia, ci hanno ridotto.

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Non un accenno autocritico nel momento in cui il padre (Tiziano Renzi) del segretario del partito è apertamente accusato di essere un faccendiere con il vizio di utilizzare l’effetto alone del figlio Matteo (all’epoca dei fatti, Capo del Governo), per farsi bello e ricco.

Non un accenno alla questione morale e ai troppi arrestati del PD renziano e a quelli di prima che Renzi divenisse il leader della consorteria.

Oggi, più che mai, assistendo allo spettacolo indecente della pochezza di questi ometti, mi pongo il problema di cosa deve ancora succedere prima che si trovi la forza per risolvere la questione di chi debba guidare, nel futuro prossimo, questo nostro Paese.

Oreste Grani/Leo Rugens


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Renzi arruola Bobbio tra i suoi maestri

La nuova edizione di “Destra e Sinistra” del filosofo torinese diventa l’occasione per il Presidente del Consiglio per dare vita ad una furbesca operazione ideologica.

di Angelo d’Orsi, da liberazione.it

Il “disvelamento” di Matteo Renzi procede di ora in ora. Arriva adesso il suo intervento (anticipato dalla solerte Repubblica) sulla nuova edizione del celebre Destra e Sinistra di Norberto Bobbio, ripubblicata, vent’anni dopo, dallo spregiudicato editore Donzelli, con la “complicità” di uno screditato “leader europeo”, il solito Cohn-Bendit, e di uno studioso serio, Massimo Salvadori, che, ahinoi, si è prestato alla furbesca operazione; chissà se Salvadori si rende conto dell’obiettivo politico cui si mira: una ulteriore legittimazione, e anzi una nobilitazione del Renzi-pensiero.

Il testo del nuovo “capo del governo”, pur pasticciato e confuso, è comunque degno di attenzione: in sintesi, colloca, gongolante, Bobbio sotto la voce “anticomunismo”. Ebbene, ricordo a chi lo avesse scordato e faccio presente a chi non lo conoscesse il motto di Bobbio: “Nè con loro né contro di loro”, in riferimento ai comunisti; cui si aggiunge il libretto Né con Marx, né contro Marx, che in qualche modo fornisce un sostrato teorico a quella posizione politica,che fu di un rapporto dialogico, e a ben vedere, guardando ai suoi esiti ultimi, anche dialettico, con il Partito comunista italiano, e non solo.

Nel 1955 di quel rapporto pubblicava una specie di radiografia, con il Politica e cultura, un piccolo libro che è una specie di breviario dell’intellettuale libero, che, nondimeno, si appassiona nel discutere guardando a sinistra, e dire, esclusivamente a sinistra. Il rapporto con l’intellettualità organica comunista, da Bianchi Bandinelli a Della Volpe, e con lo stesso Togliatti, fu una linea conduttrice della riflessione e dell’agire stesso di Bobbio, che difendeva la democrazia come un sistema di regole, mentre da parte comunista ci si chiedeva: quale democrazia?

Col tempo, in realtà, mentre i comunisti cominciarono a riconoscere il valore della democrazia, senza aggettivi, e dunque l’importanza delle regole, da parte di Bobbio si fece uno sforzo uguale e contrario: riconoscere l’importanza di dare un contenuto – sociale – alla democrazia. In fondo, negli anni Novanta, quando Bobbio pubblicava Destra e Sinistra, le posizioni se non giunte all’identità, erano giunte a lambirsi, quasi due squadre di operai che scavano nella montagna da una parte e dall’altra, e si incontrano davanti all’ultimo strato di roccia che li separa, ma è uno strato sottile, pronto a cadere.

Nello stesso anno ‘55, peraltro, in compagnia di un gruppetto di intellettuali (da Fortini a Calamandrei), Bobbio si recò in Cina, ossia in quel Paese che allora si presentava come la patria di un diverso socialismo, una sorta di nuova utopia realizzata. Un viaggio, divenuto celebre, per i suoi significati politici, oltre che culturali, alla scoperta di quel mondo, che certo un anticomunista non avrebbe compiuto.

Due anni più tardi fu invitato, con cordiale insistenza, dall’Istituto Gramsci a partecipare al I Convegno di studi su Antonio Gramsci, che si svolse, in ritardo, nel gennaio ‘58: Bobbio prima esitò, poi accolse l’invito, e sebbene non andasse per impedimenti pratici, inviò un testo che uscì negli atti e fu il primo di una serie di scritti sul pensatore e rivoluzionario comunista che pur non diventando uno dei suoi autori, gli ispirò sempre rispetto, attenzione, interesse, divenendo Bobbio stesso uno fra gli interpreti più originali del suo pensiero, come dimostrò la sua discussa relazione al II Convegno (Cagliari, 1967), sul concetto di società civile in Gramsci, rimasta, benchè contestata, un punto nodale della riflessione gramsciologica.

Progressivamente, nell’Italia passata dal regime fascista a quello democristiano, Bobbio assumeva via via il ruolo di opinion leader, rispettato a sinistra, e spesso collocato fra gli “utili idioti” a destra. Troppo amico dei comunisti, insomma: e ora Renzi – estraneo alla cultura e alla tradizione di sinistra (come ha notato in un bell’articolo, Enric Juliana, sul quotidiano spagnolo La Vanguardia) – sistema Bobbio nella “sinistra anticomunista”: Bobbio non può replicargli, e forse non ne varrebbe la pena. Il prode Matteo va avanti per la sua strada, implacabile schiacciasassi, che subordina idee e uomini alla ricerca del potere. Voleva Palazzo Chigi e ci è giunto: il più giovane presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana. 39 anni. Esattamente come un tal Mussolini Benito che fu, nell’Italia monarchica, da lui trasformata in Italia fascista, il più giovane presidente del Consiglio. Mi piacerebbe tanto sentire il giudizio del mio Maestro, Bobbio appunto, davanti a tale irresistibile ascesa. Sono certo che sarebbe a dir poco severo, nella lucidità analitica che contraddistingueva il pensare del filosofo piemontese.

Vorrei anche ricordare l’articolo del giugno 1989 – durante i fatti di Piazza Tien an Men – che richiamava i liberali a prestare ascolto alle ragioni dei subalterni, degli “schiacciati dai grandi potentati economici”. Scriveva il “liberale” Bobbio: «In un mondo di spaventose ingiustizie (…), il pensare che la speranza della rivoluzione sia spenta, e sia finita soltanto perché l’utopia comunista è fallita, significa chiudersi gli occhi per non vedere». E più avanti: “Questa è la ragione per cui è da stolti rallegrarsi della sconfitta e fregandosi le mani dalla contentezza dire: “O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico (insisto sullo “storico”), abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia”».

Insistere sul carattere storico della sconfitta del comunismo, significava ammettere che un altro comunismo avrebbe potuto vincere. Ecco l’anticomunismo attribuito, contra veritatem, a Norberto Bobbio. Ma tutto questo il segretario del partito erede del Pci, lo ignora. O il suo ghostwriter preferisce ignorarlo, per compiacere ai committenti di Renzi e della sua iniziativa politica, fra i quali in primo piano c’è ilo “partito de la Repubblica”.

Vale la pena altresì di ricordare come Bobbio, con malcelato orgoglio, spiegasse di essere stato probabilmente il solo intellettuale italiano che nel Dopoguerra mai si era lasciato reclutare dal PCI ma mai si era intruppato fra gli anticomunisti. Ci ha pensato ora Renzi a reclutarlo.

La seconda, più mirabile, “scoperta” teorica del nuovo astro della vita politica nazionale, è che – riprendendo frammenti degli argomenti di Bobbio in Destra e Sinistra – la coppia concettuale destra/sinistra, che corrisponde a una “metafora spaziale”, è obsoleta (ma che originalità!) e che al suo posto va usata una metafora “temporale”: innovazione/conservazione.

Vorrei dire un pubblico grazie al simpatico Matteo, che conferma quanto io stesso e molti altri da qualche anno sosteniamo: ossia che oggi la destra si presenta come innovatrice, modernizzatrice, “riformatrice”, e alla sinistra viene lasciata la parte della conservazione. Ebbene, esiste un conservatorismo degli interessi (quello della BCE, del WTO, FMI, dei Marchionne e degli Elkann, e così via), ma esiste anche un conservatorismo dei valori: alla sinistra, prima che soccomba del tutto, spetta il compito di difendere i valori in nome dei quali storicamente è nata, nel seno della Rivoluzione Francese e che nel corso dei secoli ha arricchito. Quei valori si chiamano: giustizia sociale e internazionale, diritti dei cittadini, centralità del lavoro (e non del reddito, come Renzi pretenderebbe ora!), difesa dei ceti più deboli, parità uomo/donna, tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale dell’umanità e così via.

Tutti questi elementi, proprio alla luce della tesi di Bobbio in “Destra e Sinistra”, conducono a un elemento dirimente: la differenza fra destra e sinistra sta nel concetto di uguaglianza, che rimane, per Bobbio (e per me), ciò che separa e contrappone irrimediabilmente chi si colloca a destra e chi si colloca a sinistra. In tal senso, a Matteo Renzi occorre rispondere che la metafora spaziale destra/sinistra è pienamente valida: se lo metta in testa. Ma non chiediamogli di scegliere. La sua furia innovatrice, oltre alla violenza dei comportamenti, si colloca con grande evidenza a destra. Insomma, se la modernizzazione è quella di Renzi (figlioccio politico di Berlusconi), forse possiamo dichiararci francamente, recisamente, assolutamente conservatori.

(27 febbraio 2014)

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