2 febbraio del 1968: ad ognuno i suoi ricordi!   

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Domani è il 2 febbraio, 50° anniversario sia dell’offensiva del Tet in Vietnam che del meno drammatico ma altrettanto significativo – per il sottoscritto – ’68,  momento mai fino in fondo ben ricordato e intellettualmente investigato. Oggi mi fermo su alcune foto e considerazioni legate alla guerra in Vietnam. Le immagini non sono tutte del 1968 ma alcune appartengono a momenti di quella guerra immediatamente successivi a quell’anno spartiacque.

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A Dien Bien Phu i francesi furono definitivamente sconfitti. Facevano la guerra all’antica. Gli americano no. Così si pensava. Guerra e computers fanno parte di una calcolata operazione tecnologica. Perché nemmeno loro sono riusciti a vincere in Vietnam?

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Ecco un armamentario ancora per la guerra “classica”: una portaerei, l’apparecchio che si lancia e la concentrazione dei piloti nell’imminenza della missione. In breve tempo sull’obiettivo venendo dal mare: un volo rapido distruggitore e il ritorno pressoché indenne alla base di partenza. In apparenza, superiorità schiacciante: quanti americani hanno pensato nient’altro che ad un’operazione di polizia pacificatrice? Sbagliandosi.

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L’ansa di un fiume (qui il Mekong) serve da guida. Ad ogni iniziativa di guerra, ad ogni ripresa delle operazioni, il comando americano (per lunghi anni) assicura che sarà l’ultima volta,quella definitiva. Ma così non sarà.

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Le campagne: gli americani hanno necessità di coprirsi continuamente le spalle. E siccome ogni villaggio “civile” può essere un focolaio vietcong spesso gli abitanti sono costretti ad abbandonarlo in condizioni drammatiche.

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Le città: questa è Saigon sentina dei contrasti più tragici. Una “città di piacere”: bisogna distrarre i soldati inebetiti dalla guerra. Un miscuglio di razze, lingue, corpi diversi senza alcuna sincera gioia di vivere insieme.

 

A domani, ricordando quel 2 febbraio 1968 di 50 anni addietro.

Oreste Grani/Leo Rugens, in queste ore, Araba Fenice