Il Sud di qualità doverosamente rappresentato da alcuni esponenti del M5S

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Chi mi conosce sa quanto tenga a che, nelle possibili sedi di ragionamento politico e culturale, si mostri di avere a cuore il tema che possiamo chiamare del Sud di qualità. Anzi, mi insospettisco nei confronti del mio eventuale interlocutore che non avesse in agenda questo tipo di “appuntamento”.

Il Sud di qualità che sogno è quello in cui molti cittadini consapevoli sappiano trovare la necessaria determinazione per dedicare, parte significativa del proprio esistere, alla promozione della convivenza civile, del contrasto alla criminalità organizzata, mostrando fattivamente una sensibilità oggettiva indirizzata ad agire per l’equità, il prevalere del merito sul nepotismo perché:

• La meritocrazia è una questione di sicurezza.

• La tutela ambientale è una questione di sicurezza.

• L’autonomia energetica è una questione di sicurezza.

• La gestione pubblica delle risorse idriche è una questione di sicurezza.

• La protezione delle reti, fisiche e informatiche, è una questione di sicurezza.

• Il controllo diretto dei beni di prima necessità e delle materie prime, naturali e tecnologiche, è una questione di sicurezza.

• Una politica dei trasporti e della comunicazione democratica e secondo una logica di servizio e non di profitto è una questione di sicurezza.

• Un sano rapporto tra finanza ed economia è una questione di sicurezza.

• La lotta alla corruzione e all’evasione è una questione di sicurezza.

• Il contrasto al lavoro nero, anche nelle forme mascherate di forme di contratto atipico, è una questione di sicurezza.

• La libertà dell’informazione è una questione di sicurezza.

• Un sistema di giustizia giusto è una questione di sicurezza.

• L’equilibrio tra i poteri è una questione di sicurezza.

• La cooperazione internazionale è una questione di sicurezza.

• Una politica estera sapiente e strategica è una questione di sicurezza.

Obiettivi e condizioni difficili da perseguire e realizzare, ma certamente grandemente favoriti dai buoni e armoniosi rapporti interculturali che a loro volta vivono e si sviluppano solo con iniziative pratiche.

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Potete immaginare quindi come stia vivendo l’opportunità di vedere accendersi di mille e mille luci pentastellate (che percentuali e che pervasività!) le regioni del nostro Sud, da troppi anni, viceversa, indicate come terre di criminalità e di sopraffazione economica, politica e culturale.

Da decenni il nostro Sud è sembrato dare ragione a Tito Livio che millenni addietro per descrivere la degenerazione della moralità pubblica della tarda Repubblica romana affermò che non eravamo in grado di sopportare i nostri difetti e neppure i rimedi per loro: “Nec vitia nostra nec remedia pati possumus”. E invece non solo dobbiamo sradicare i comportamenti ma possiamo cominciare a farlo facendo soffiare un rinfrescante vento proveniente dal Sud. Per troppi anni il non farcela contro la Camorra, ad esempio (ma poteva fare altri riferimenti) aveva, in realtà, un subdolo complice/alibi culturale che riteneva la Campania, e Napoli in particolare, “impigliata” nei vizi della Camorra.

La Campania e Napoli, in particolare, sono così, si arrivava a dire.

Tito Livio prevaleva e quelle nostre terre venivano considerate senza rimedi rispetto ai loro vizi: il culto della furbizia e del raggiro, l’arroganza del più forte, il denaro che può comprare tutto come valori che amplificati, arrivavano a coincidere con quelli della Camorra. E viceversa. E chiedere lotta ferma a questo stile di vita poteva suonare come ribellarsi contro se stessi e cioè un fatto inconcepibile.

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Negli anni, più che di Camorra, Mafia o ‘Ndrangheta, regione per regione (ma loro intelligentemente conoscendo il limite dei confini, hanno agito senza barriere nel loro sconfinare e pervadere tutto e tutti sul principio della contaminazione) si è arrivati a prendere atto dell’esistenza di un vero e proprio sistema. E i criminali si sono sentiti parte di questo sistema. Non a caso nelle confessioni si dichiaravano appartenenti  al “sistema di Secondigliano” piuttosto che di Santa Maria Capua a Vetere, tanto per fare nomi, scusandomi per i luoghi comuni impliciti in questo mio pensiero riduttivo.

Come si capisce dalle mille e mille istruttorie di legge, ad un certo punto è sembrato che tutta la Campania, la Sicilia, la Calabria, la Lucania, la Puglia fossero state contagiata da questo “Sistema”. E che, “partendo” da questi santuari, il resto della Nazione fosse ormai infetta nelle sue capitali (Roma e Milano) e nelle sue mille realtà “provinciali”, risolvendo il vecchio dualismo tra chi fosse più corrotto tre il centro e la periferia con la certezza che tutto era corruzione e prepotenza dilagante. Quando sembrava ormai (e scrivo ormai) che non ci fosse più niente da fare essendo la politica (dove, viceversa, si sarebbe dovuto organizzare il contrasto più coraggioso e consapevole) nella sua quasi totalità impastata al Sistema Criminale, con vitalità maggiore, da quelle terre soggiogate, sono emerse donne e uomini che dichiarano di non starci e di non volersi piegare. Questo è il successo del M5S al Sud. Così lo voglio interpretate e auspicare, ora che si è mostrato forte di numeri e vastità. Questo è il mio Sud diqualità che andavo sognando e non voglio svegliarmi deluso.

Questo post (il primo di una nuova serie dedicata al tema del contrasto al sistema politico-criminale) vuole avere anche la funzione di omaggio, ringraziamento, scuse per i miei eccessi (qualora ci fossero stati), stimolo, critiche tutti messaggi trasparenti indirizzati in particolare alle donne e agli uomini “pentastellati” che il Sud ha fatto emergere nella prima tornata elettorale di cinque anni addietro e che, in alcuni casi, ha confermato in queste ore. In particolare mi riferisco non al meridionale doc Luigi Di Maio (che, comunque, cresciuto nel cuore della Campania deve immaginarsi classe dirigente particolarmente attenta a questi temi) ma al deputato Angelo Tofalo, meritoriamente riconfermato, con percentuali clamorose, nella sua Salerno, terra, come si è visto alla vigilia del voto (anche grazie all’intelligente lavoro di informazione messa in atto dallo staff di Francesco Piccinini e della FANPAGE), altrettanto pervasa dalla cultura di Sistema che dobbiamo non temere di definire criminale.

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A poche ore dal voto e dallo scrutinio, in un incontro casuale a Piazza del Popolo, a Roma, quando si stava per chiudere la campagna elettorale, ho riconosciuto il cittadino parlamentare Angelo Tofalo e  da lui e dai suoi collaboratori gentilmente richiestomi quale pensassi che potesse essere il risultato, indicai in 30/35 % la soglia possibile dei voti al M5S con un indebolimento esclusivamente a Roma e nel Lazio per effetto Raggi. Come faccio solitamente, non tirai a caso e il risultato che si colloca esattamente a metà (32,2%), dice con quanto affetto, realismo, scientificità (e buoni auspici) segua le vicende del MoVimento. I miei interlocutori stessi mi erano sembrati dubbiosi di tale felice possibile risultato. Anche il risultato (grave per le conseguenze di isolamento della Capitale) nel Lazio mi ha dato ragione, fermandosi il MoVimento a 10 (dieci!) punti percentuali dalla media nazionale: nel Lazio, mi sembra, che si parli di un 22% Ma in quella stessa occasione, senza pudori e reticenze, ho evidenziato alcune critiche all’operato passato che mi desta non poche preoccupazioni per il futuro di governo. Ho sentito mio dovere dire cosa pensassi. Viceversa, che ci si fa con gli yes men, soprattutto se sono anziani? Tornerò, come promesso in inizio di post, sul Sud, sul contrasto alla criminalità e sull’Intelligenza dello Stato, condizione necessaria e sufficiente per dare sostanza a quella Terza Repubblica a cui ho sentito fare cenno anche da Luigi Di Maio. Nel mondo, per Terza Repubblica, si intende quella francese iniziata il 1°settembre 1870 e durata, tra notevoli complessità, fino al 1940, quando la “risolvono” i nazisti impadronendosi del suolo francese. Sono certo che il nostro leader Di Maio si riferisse ad una Terza Repubblica Italiana la cui storia è tutta da scrivere e non a quella. Molta della storia ipotetica di questa nostra possibile “Terza Repubblica” sarebbe più saggio ed agevole, per il gruppo dirigente del M5S, scriverla rafforzando l’area della sicurezza interna (troppi episodi di facile opportunismi o di figure non limpide che hanno potuto mettere in difficoltà il MoVimento e la sua credibilità ed eticità pubblica) e quella della elaborazione di strategie geopolitiche all’altezza delle complessità internazionali che emergono, in una visione evoluta che cominciasse a non separare, in modo rigido e compartimentato, il dentro e il fuori, anticipazione di una riforma dell’intelligence che prima o poi andrà messa in cantiere. Certi come siamo che non esistano più il dentro e il fuori delle cose e delle nazioni. Tanto meno nell’era dell’infosfera e della Quarta rivoluzione di Turing.

Complimenti vivissimi a tutti ma in particolare ad Angelo Tofalo.

Oreste Grani/Leo Rugens