Chissà che cosa avrebbe potuto fare per lo Stato uno come Angelo Zaccone Teodosi?

libro Angelo Zaccone Teodosi

Finalmente sento parlare di produzione culturale da parte di questo governo. Leggo di un provvedimento attinente film, sale cinematografiche e di rete che va “tenuta” (scusate la semplificazione) al suo posto rispetto alle modalità con cui i film vanno fatti circolare. Lo chiamano Provvedimento Finestre e io non so se è una cosa seria o un palliativo anacronistico. Non solo sono un ignorantone in materia, ma, per più motivi, non vado al cinema da tempo immemorabile.

Che vita sia una vita senza film goduti in una sala cinematografica, vicino o meno a persone che rompono con i loro popcorn, lo lascio al vostro giudizio.

Comunque mi sembra un segnale quello lanciato dal ministro Alberto Bonisoli di qualcosa che varrebbe la pena che fosse commentato da uno che se ne intende come nessuno altro in questo Paese di dilettanti. Chi sia quest’uno spero con questo marginale e ininfluente post odierno di sorprendere, lietamente, Angelo Zaccone Teodosi, non scatenando in lui le solite reazioni, acide e polemiche, con cui ha ripagato, nei decenni, ogni mio gesto di stima e di simpatia umana.

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Anche l’ultima volta quando, certo che un giorno avremmo dato vita al Primo Corso di Formazione alla Polis (così è stato) e immaginandolo uno dei “conversatori” più brillanti (come conosce lui la RAI/Finivest/Mediaset/altro nessuno), ho cercato di trovare la strada per riaprire una qualche frequentazione per arrivare ad una conoscenza con i collaboratori ed amici con cui mi accingevo a dare vita all’iniziativa, mi sono ritrovato a doverlo rimettere, a mio insindacabile giudizio, in quarantena. Ma in realtà, non solo a mio giudizio, avendo avuto il conforto di altri che, pur volendogli bene, da anni, e forse più di me che, comunque, gliene voglio, condividevano le critiche al caratteraccio di Zaccone.

Speriamo che capisca, se mi legge, perché, pur danneggiandomi e danneggiando in questo caso anche l’iniziativa, per l’ennesima volta, ho ritenuto, mesi addietro, di chiudere bruscamente la comunicazione. Ora il decreto del Governo che parla di film e di economia intorno al mondo cinematografico, mi da lo spunto (voglio essere come sono fino all’ultimo giorno di vita) per rappacificarmi con Angelo Zaccone Teodosi. Lo faccio per il mio piacere e nell’interesse superiore della collettività nel caso che l’amico volesse farsi “disciplinato”. Immetto, a freddo, il cv di Zaccone e lo faccio alle sue spalle, per lui e per chi volesse capire meglio di cosa parlo quando mi riferisco a criteri meritocratici  e di competenza. Ad esempio immagino quanto beneficio potesse trarre da un’approfondimento delle conoscenze e disponibilità di  Zaccone uno come Roberto Fico quando, con una dose non indifferente di superficialità, Giuseppe Grillo da Genova e Gianroberto Casaleggio lo piazzarono alla Commissione di Vigilanza RAI.

Rai e Afghanistan sono stati sinonimi per uno come Fico:  con i talebani di Viale Mazzini, il troppo per bene attuale Presidente della Camera, non ha cavato un ragno dal buco.

Oggi lo posso dire: Fico ha avuto, anni addietro, l’opportunità di conoscere Zaccone con cui ebbe un lungo colloquio professionale nella sua veste di Presidente della Commissione, ma temo che non abbia potuto /saputo/voluto riconoscere il fuori classe che aveva davanti. Sono questi i veri limiti che gli amici pentastellati hanno mostrato in questi primi cinque anni. È come se non si fossero voluti preparare al dopo di “governo” che non poteva non arrivare. Scelgo un articolo di Key4Biz che più di altri è funzionale alla fase e vi prego cortesemente di leggerlo anche se è lungo e impegnativo. Dice molto di Zaccone e di questo governo.

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Beccatevi, inoltre, il curriculum di Zaccone e, nello specifico, un paio di articoli che, a firma di Marco Mele (un ‘altro che di questa materia complessa ne capisce come pochi) sono comparsi, sul Sole 24,  anni addietro. Se proprio volete capire cosa sia per me uno specialista, approfondite inoltre nell’archivio di alcune testate credibili come Key 4 Biz o Millecanali, quanto e cosa abbia scritto, in questi anni, il buon Zaccone. Se potete, date anche uno sguardo ai libri e ai titoli delle ricerche ceh ha effettuato con il suo Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult.

Certo Zaccone, sia pur giovanissimo (era il ’94) è stato capace (e per tanto era ed è un personaggio problematico) di dire, nelle stesse ore, a Walter Veltroni e a Gianni Letta (faccio due esempi ma non tanto per fare) cosa fosse opportuno fare intorno a complessità come il “conflitto di interesse”. E parlo di quel problemino  (ancora oggi irrisolto) suscitato dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, sin dal 1994.  E lo faceva rimanendo in rapporti professionali con entrambi gli schieramenti.

Uno strano Paese quello in cui non poche nullità che hanno fatto parte del Consiglio d’amministrazione della RAI non potrebbero guadagnarsi da vivere lustrando le scarpe ad Angelo Zaccone e invece devo immaginarlo non utilizzato (abbastanza) per la sua competenza e per il suo indiscusso merito. Certo, come sta odioso (a volte) a me, potrebbe stare sui coglioni a molti. Ma forse (così mi auguro) sono talmente preso dai miei pensieri che ignoro che Zaccone ha avuto, in questi ultimi mesi, il riconoscimento che merita proprio da questi nuovi governanti. Può essere che mi sia distratto ed Angelo sia in realtà il capo di gabinetto “ombra” del Ministro Bonisoli o quello che, in ANICA, suggerisce a Francesco Rutelli il da farsi.

Oreste Grani/Leo Rugens folle e visionario più del solito.

P.S. Pronto a rimuovere il post se solo Zaccone me lo chiedesse

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