Agit-Prop: agitazione e propaganda. Il vecchio comunista Salvini ha appreso la lezione

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Secondo Giovanni Falcone c’erano imprese mafiose che sviluppavano un’attività reale con capacità nettamente concorrenziali (queste aziende, per intendersi, sapevano stare sul mercato) anche per la minore necessità di ottenere crediti dalle banche.

Sappiamo immaginare a che punto è oggi quella sacrosanta intuizione investigativa?

Altro pensiero legato alla fase contemporanea delle attività mafiose.

Sempre Falcone pensava e diceva: “Nella società siciliana (ma in realtà non si riferiva solo alla sua isola) c’è un consenso distorto dei valori e della criminalità stessa. Altro che bubbone in un corpo sano. Noi estirperemo Michele Greco (questo era il nome del boss in quel momento indicato ndr) ma, aggiungeva, poi arriverà il secondo, poi il terzo, poi il quarto…“.

Come dargli torto?   

“Il tessuto non è affatto sano”. Aveva ultra ragione e lo hanno fatto fuori, tra l’altro, anche per queste scelte di chiave culturale. E così è per le altre regioni d’Italia infestate. Regioni o tutto il territorio? Tutto il territorio nazionale (Val d’Aosta docet) e non pochi centri importanti europei.

E veniamo alla tesi di questo marginale blog: è possibile agire contro le organizzazioni criminali fuori da ipotesi di terapie generali di risanamento del tutto?

La risposta non solo è ovvia ma spero che in questo il blog si stia facendo intendere. E da anni. A latere di queste considerazioni che pubblichiamo quasi come (anzi senza quasi) introduzione, vi riportiamo alla memoria (ma siamo sicuri che tutti già sapete la vecchia storia) l’operazione investigativa/repressiva legata alla Fratellanza di Favara.

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La Fratellanza di Favara era una cosca mafiosa operante a Favara, in provincia di Agrigento, e nelle zone limitrofe, che si pensa abbia operato fino al 1883.

Nel 1883, grazie all’opera del funzionario di polizia Ermanno Sangiorgi, vennero arrestate più di 200 persone nella zona di Favara per alcuni efferati omicidi compiuti da una misteriosa “setta” chiamata la “Fratellanza”. Uno dei capi della “Fratellanza” venne arrestato nell’atto di affiliare due “fratelli” incappucciati e gli fu trovata una copia dei regolamenti dell’associazione. Ne seguì il ritrovamento di decine di scheletri di vittime della “Fratellanza” nascosti in luoghi isolati come grotte, pozzi prosciugati, zolfare dismesse e altre confessioni di alcuni affiliati consentirono il recupero di ulteriori varianti al regolamento della setta, nonché al suo organigramma: uno o più capi-testa comandavano più capidecina, ognuno dei quali aveva sotto di sé non più di dieci affiliati; il rituale di iniziazione avveniva pungendo l’indice dei nuovi membri per poi tingere con il sangue un’immagine sacra, che veniva bruciata mentre l’iniziato recitava una formula di giuramento: tale cerimonia di affiliazione era tipica delle cosche di Palermo, a cui numerosi membri della “Fratellanza” erano stati affiliati nel 1879, durante la prigionia con mafiosi palermitani nel carcere di Ustica.

Il Secolo“, giornale di Milano, il 30 aprile 1883 parlava “della più alta espressione di criminalità organizzata”, riferendosi appunto alla Fratellanza. Se guardate le date capite che l’unità era fresca fresca e che il nord sembrava sapersi interessare del problema. Sembrava. Nel 1885 gli affiliati finirono tutti sotto processo ad Agrigento, ma molti negarono le loro confessioni, sostenendo che erano state estorte sotto tortura, ma alla fine furono tutti lo stesso condannati ed incarcerati..

Come si sa non fu pertanto il nord a mettere ordine tra le popolazioni del sud ma, lasciatemi esagerare, abbiamo assistito ad un bel viceversa, se si pensa che ad Aosta, fino a poche ore addietro, comandavano i mafiosi. Così come in decine di comuni del Piemonte e della Lombardia. E, a macchia di Leopardo, nel resto d’Italia.

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Mi aspetto una capacità di mettere mano al fenomeno dilagante (alcuni validi e coraggiosi esponenti della magistratura e delle forze dell’ordine fanno quello che possono ma potrebbero essere, ad oggi. minoranze insufficienti) affrontandolo con metodo che chiamerò “civile-militare” e con la volontà/capacità di dare senso alle parole. Parole che è relativamente facile pronunciare. Certamente si fa più difficile dargli seguito coerente. Si apre una stagione praticabile solo da cittadini animati da grande coraggio e determinazione. Quello che ci aspetta in termini di contrasto alle mafie, deve riguardare tutti, nessuno escluso. Da alcuni, in particolare, ci aspettiamo il massimo. Soprattutto da chi, per cariche parlamentari, dovrà fare luce su quanto, troppo spesso, è avvenuto in passato.  E mi riferisco, senza mezzi termini e peli sulla lingua, a quando lo Stato (o chi per lui) ha scelto la scorciatoia rassicurante della oscena trattativa abdicante al dovere di giudicare e punire i criminali mafiosi.  Da oggi tolleranza zero-zero-zero per chi ritiene che ci sia ancora margine a qualunque forma di trattativa. Perché, proviamo a non dimenticarlo, c’è chi prova continuamente a rinverdire la stagione delle trattative. Sono evidentemente nostalgici dei “loro” bei tempi andati. Ma noi che ci siamo fatti vecchi a leggere i giornali sappiamo che, o sviluppiamo oggi gli anticorpi che devono fagocitare i virus mortiferi, o è meglio che, con dignità, passiamo ad un suicidio di massa. Faremo così una volta per tutte notizia ma almeno non vedremo il prosieguo della vicenda.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

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A proposito di macchie di leopardo mafiose che cito nel post, anche oggi avrete la vostra dose quotidiana. Se non ci fossero i colonnelli Giuseppe Palma (e i suoi uomini) e i magistrati alla Michele Prestipino (e il suo personale) come la metteremmo con tutti questi criminali (anche calabresi) che non danno respiro ai territori in cui si insediano loro e non i poveracci scampati ai naufragi?

Più mezzi ai magistrati e alle forze investigative per disarticolare la ‘Ndrangheta ovunque si manifesti. Questo mi aspettavo da un ministro dell’Interno del cambiamento.  Dai tempi della Fratellanza di Favara sono i mafiosi affiliati alle logge (e viceversa gli affiliati alle logge che fanno i mafiosi e spesso i delinquenti mafiosi) il problema del nostro Paese e non i disperati che vogliono non morire nei lager libici. E il ministro dell’Interno pensi cortesemente alla ‘Ndrangheta che si diffonde dalla Val D’Aosta a Viterbo non trascurando il collegio elettorale del signor Ministro dell’Interno. E non credo di sbagliarmi, pronto come dice lui di se, a farmi processare su queste affermazioni che pubblico in assoluta trasparenza. La ‘Ndrangheta è un problema in Italia (ad Aosta, a Viterbo, a Vibo Valentia) e di questo problema vogliamo sentire parlare. E su questo terreno del contrasto ai criminali, vogliamo risultati. Vogliamo sentire parlare dei Compro Oro e di come, squagliati i piccoli oggettini della povera gente ancora senza reddito di cittadinanza, quell’oro diventi riciclaggio per chi lo acquista o chi lo fa trasformare nelle piazze orafe d’Italia. Vogliamo cortesemente sentire parlare dei mille e mille locali dove le slot, tutti i giorni, 24 ore su 24, lavano i proventi dell’illecito di qualunque natura esso sia. L’andare il venire degli emigranti è altro e solo in piccola percentuale riguarda l’illecito. L’illecito in questo Paese non è incarnato da Gino Strada e dalla sua Emergency ma dai troppi Paolo Romeo che mi sembra siano nativi calabresi e non poveri disperati ragazzi africani “arrivati anche a nuoto” come mi ero permesso di dire, venti anni addietro, al Ministero dove nulla da quel momento si è fatto, anche con la connivenza della Lega ex Nord suo generoso datore di lavoro fino a ieri. Oggi ancora di più che dovrebbe fare il ministeriale a tempo pieno e non il Dirigente dell’Agit-Prop del suo partito. Che come dice l’etimologia è una parte e non il tutto.

P.S. al P.S.

Oggi sono ancora più incazzato del solito in quanto, recandomi ieri sera in farmacia, alla bella data del 24 gennaio, non ho trovato la CARTA ACQUISTI N. 5338700064602466 ricaricata di quanto mi hanno comunicato mi spetta (cioè 40,00 euro mese per acquistare medicine, cibo e pagare bollette) e non non non ho potuto comprare le medicine necessarie. Se questa è l’efficienza dell’asse INPS-POSTE vediamo di darci una regolata prima di affermare che tutto è pronto per il reddito di cittadinanza e soprattutto prima di porsi ossessivamente il problema dei furbetti. Ad oggi, di furbetti, io conosco solo alcuni e non li annovero tra la povera gente. Certamente, viceversa, i furbetti li trovo tra quelli che, nulla facendo di riscontrabile ad oggettivo vantaggio del datore di lavoro (la Repubblica italiana), non solo hanno partecipato alla spartizione di 49 milioni (non 49 euro) di euro spariti e non rendicontati ma concorrono quotidianamente ad impoverire l’immagine del nostro Paese. Che di per se dopo vent’anni di Lega+PD+Forza Italia è poverissimo.