Al Sisi non può ignorare cosa sia successo a Giulio Regeni

Leo Rugens

FILE PHOTO: Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi attends a military ceremony in the courtyard of the Hotel des Invalides in Paris

“Un uomo (o più uomini ma solitamente è una la mente che fa muovere i primi passi ndr O.G.) può escogitare un piano particolarmente malvagio e perseguire cocciutamente i suoi fini. Ma proprio perché i suoi fini sono malvagi e crudeli si disorienta, perde la testa, rimane frustrato e, alla fine, si arrende. Ed è qui che vediamo (scrive Nagib Mahfuz, il filosofo, scrittore, sceneggiatore televisivo cinematografico, giornalista alla fine anche insignito, nel 1988, del Nobel per la letteratura), il segno della giustizia superiore”.   

Vorremmo che chi ha ordito, per primo, il disegno di rapire Giulio Regeni per, massacrandolo, colpire l’Italia (o degli italiani loschi?) fosse lui, in risposta a tale atto efferato, colpito ma senza aspettare la giustizia superiore. Mi dicono osservatori attenti del mondo egiziano che un tale piano, particolarmente malvagio, non sarebbe stato possibile attuarlo senza il consenso di Abdel Fattah al Sisi. O…

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