Ora chi ci ripaga del danno inferto alla nostra reputazione?

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Adesso, gentile vice premier Luigi Di Maio, a noi umili e ininfluenti peones/cittadini di questo nostro “non partito”, chi ci risarcisce, moralmente ed economicamente, della perdita di credibilità che deriverà, esclusivamente, dalle plateali incapacità (certamente non nostre in questo caso specifico come in tutti gli altri a cui abbiamo dovuto assistere) a vigilare sul patrimonio comune, etico, morale, politico, culturale? Perché, vediamo di venire al sodo subito, dalle attività illecite del cittadino, portavoce, dirigente, comunque stipendiato avvocato Marcello De Vito è stato danneggiato il patrimonio comune di tutto il MoVimento. Quindi anche il mio che, pubblicamente, sono da sempre considerato “grillino”. Ora, a quale clausola di salvaguardia del contatto non scritto (ma esistente di fatto) che legava i quasi 11 milioni di elettori al manipolo di alcuni di voi che, sentendosi sufficienti, hanno disposto anche del nostro patrimonio di onorabilità, dobbiamo appellarci per vederci ripagare del danno subito? Adesso chi ci/mi compensa dei danni inferti a tutti noi (siamo tutti esposti al calo di reputazione che le mele marce da voi scelte stanno determinando) dalle scelte dilettantesche, fatte senza alcuna umiltà, con metodo autoreferenziale che vi hanno portato ad affidare la speranza di un Paese a un mascalzone di questa portata?

E questo in una evidente logica spartitoria (non era diventato sindaco lui per cui, gli avete dato il contentino frutto di un vergognoso “Manuale Cencelli” che partiva dalla Capitale e, speriamo di sbagliarci potrebbe estendersi fino alla Regione Lazio) l’avete fatto, pur non avendo nessuno di voi esperienza specifica nel reclutamento, selezione, formazione del personale destinato a divenire classe dirigente? Chi di voi, me lo dica cortesemente, aveva fatto professionalmente il mestiere ingrato consistente anche nel vigilare sugli stili di vita e le cattive frequentazioni delle donne e degli uomini a cui avete ritenuto, viceversa, opportuno affidare le sorti della Repubblica? Vede, signor vice premier Luigi Di  Maio, chi le scrive, ad esempio, paradossalmente, non ha mai ritenuto che il responsabile di quanto avveniva in Mafia Capitale fosse il solo sindaco Gianni Alemanno (di lui si sapeva tutto da anni) ma il generale dei CC (tanto per fare un esempio) Mario Mori (quello) che ricopriva l’incarico di consulente per la sicurezza relativamente a quanto accadeva nella Capitale e nel Gabinetto del Sindaco. Era Mori che, avendo diretto perfino il SISDE, doveva dire, pubblicamente o riservatamente, “sindaco stai attento a questa situazione o a quell’altra”. Invece, incapace, ha avuto orecchie e bocca tappate.

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Così, venendo a noi e all’oggi: chi cazzo svolgeva questo mestiere ingrato nella Giunta Raggi? Nessuno? Se fosse questa la risposta sincera, allora siete pazzi e solo in questo caso incolpevoli. Se invece qualcuno prendeva soldi (denaro pubblico e non pertanto vostro “privato”) per vigilare sulla compagine assunta all’onore di ridare alla Capitale una identità e un’immagine credibili, in Italia e nel Mondo, comincerò da questa mattina, con la petulanza che mi connota, a chiedere chi è che non si è accorto di questo groviglio bituminoso? Come si vedrà, da questo momento in poi, lo farò mettendo becco in tante altre situazioni che non potevano/non possono, in nessun modo, non saltare agli occhi occhi di chi aveva il privilegio e l’onore di guardare le spalle, giorno e notte, alla sindaca Raggi. E non solo. Allertato da questa stronzata autolesionistica chiederò conto, in veste di ultimo dei cittadini pentastellati, di ogni indizio, rizoma carsico, frequentazione inopportuna mi sembri sospetta, dentro e fuori i ministeri o nelle istituzioni sensibili in cui siete insediati.

Ora devo uscire per andare a portare all’ATAC il mio onorato ISEE, il mio e quello di mia moglie, per il rinnovo della tessera intera rete prevista per gli OVER 70  indigenti, ma da stasera sappiate che dopo quello che mi/ci avete fatto, fino a quando non ci/mi darete risposte esaurienti, non avrete pace. E se scorrete il blog capirete che non è una minaccia ma una promessa.

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Da questo momento in poi ogni fonte aperta, ogni indizio, ogni frequentazione inopportuna ci permetteremo di segnarla, pronti alla sfida nelle sedi giudiziarie per chiedere conto a chi, con prova certa, stia dissipando il patrimonio collettivo. Patrimonio non solo immateriale ma, con esso, il denaro pubblico. La perdita di onorabilità andava ipotizzata e preventivamente contrastata. Se uno non sa nulla del Sistema Roma (e non parlo della questione minore evidenziata in Mafia Capitale), di come si opera nei Circoli Sportivi (perfino quando si gioca all’innocente calcetto), non può pensare di saper riconoscere (e quindi prevenirle) le metodologie corruttive del mondo che, pur evolutosi, è sempre quello dei Palazzinari e del “a Fra che te serve“. A noi, per scelte fatte, non ci serve niente. Siamo esclusivamente grati a chi, stimandoci, anche ieri, ci è venuto in soccorso. Nulla dobbiamo a nessuno e nessuno si deve aspettare sconti dal Leone Ruggente. Siete gente che non ha sentito l’odore di Paolo Scarpellini, o di un povero imbecille (Marra) che riteneva opportuno chiedere una raccomandazione per entrare nei Servizi ad un monsignore, o di uno che, a Genova, tutti sapevano chi cazzo fosse. Ma soprattutto che non ha ritenuto opportuno astenersi dal patto con il mondo di chi , a differenza, del MoVimento, cento milioni, invece di restituirli a non si sa chi (ho visto che almeno in questo ci state ripensando), se li è presi (in realtà solo 49) e li ha fatti sparire.    

Oreste Grani/Leo Rugens, tessera per gli acquisti n°5338  7000 6460 2466, ad oggi,  21 del mese, non ancora ricaricata. Vediamo domani se posso andare al supermercato.