A proposito degli sfoghi di Nicola Gratteri

Bisogna partire da lontano per provare a immaginare futuri possibili. Quanto lontano è il primo dei temi se non vogliamo lasciare solo (e non a chiacchiere) il magistrato Nicola Gratteri. Tanto per fare un nome ma avremmo potuto scrivere Nino Di Matteo.

Partiamo dalla lettura dell’articolo comparso in queste ore sulla testata cosentina …

         

Un testo di gran peso. Certamente, in agosto, un articolo pieno di sfumature riduttive (questa mi sembra la sostanza), comunque non certo generose, nei confronti di Nicola Gratteri e del suo operato. Iacchité lo loda ma, con aggettivi, avverbi e verbi, concorre di fatto ad isolare il magistrato. E questo è un pessimo servizio in difesa della residua legalità e della sia pure recondita ipotesi che si riesca ad organizzare un valido contrasto al malaffare. Soprattutto all’individuazione (e l’arresto) delle menti che della gestione del potere mafioso hanno fatto la propria ragione di vita.

Non faccio il difensore di nessuno ma alcuni passaggi dell’articolo avrebbero bisogno di una raffinata interpretazione ma che per limiti culturali e per la inferma salute che ormai mi caratterizza, non riesco ad elaborare. Rimango sui fondamentali di quanto deduco dalle inchieste condotte da Nicola Gratteri e dai suoi collaboratori.

La criminalità calabrese è ormai un fenomeno planetario che avrebbe bisogno per essere contrastato e disarticolato di uno Stato intelligente guidato da una classe dirigente morale pronta ad utilizzare al massimo tutte le sue forze di investigazione e di polizia per vincere questa guerra e non solo qualche battaglia.

Le cosche calabresi sono ormai (ho scritto ormai) attive ed efficaci, in tutte le regioni italiane e, come si diceva un tempo, ai quattro angoli del mondo.

E qui mi chiedo: se ci fossero una al Quaeda o un ISIS così potenti e diffusi (e originati nei nostri territori) sarebbe legittimo avere in prima fila tutti gli organismi di investigazione o di comprensione della complessità di cui siamo onerosamente dotati?

E invece siamo fermi a Gratteri che ci ricordava, qualche mese addietro, che l’organico della nostra Agenzia AISE (cito l’AISE ma potremmo parlare di tutti le nostre risorse) all’80% operava “dentro il Raccordo Anulare di Roma!“.

Era di Ferragosto, 13 anni addietro, quando a Duisburg ci fu la strage che testimoniò la presenza ‘ndranghetista in Germania. 13 anni e da allora e sempre di più i criminali calabresi si dice che siano presenti in USA, Australia, Canada, Messico, Venezuela, Colombia, Cuba e che da quei paesi controllano, dopo aver imposto il proprio modello organizzativo, le rotte del narcotraffico dal Sud America all’Europa continentale. Anche nel recente ritrovamento ad Amburgo (…) dei 300 chili di cocaina (quella che doveva essere poi smistata in Polonia e da li distribuita in tutta Europa) ci vedo la regia dei calabresi soprattutto se penso all’abbinamento dissimulativo con il riso. La ‘ndrangheta opera ovviamente in Africa dove negli anni ha certamente smaltito rifiuti speciali (forse anche radioattivi) e trafficato in diamanti, oro, petrolio, armi. E questa rete delle reti mondiale la vogliamo far affrontare dal solo Gratteri con qualche fotocopia per le rogatorie necessarie ad interrogare/incastrare i criminali?

Questo è uno dei tradimenti pentastellati: negli ultimi dieci anni (da quando gli ex grillini contano in Italia) nulla è stato fatto per contrastare questo potere pervasivo, crudele, nemico della democrazia e del popolo sovrano. O scritto nulla ma in realtà, se fossi all’altezza e non provato come sono, dovrei cominciare a citare quanto, viceversa, è stato colpevolmente fatto (a cominciare dalla scelta degli uomini e delle donne nel settore della Giustizia) dal primo giorno dopo l’irruzione elettorale del 2013. Tranne pochissime eccezioni, tutte mezze cartucce piazzate nella Commissione Giustizia, alla Commissione Antimafia, nei Servizi, nelle scelte ministeriali ai vertici dell’Interno, alla Difesa, a Via Arenula. Non può essere che incolpevolmente ogni volta avete scelto mezze seghe, piccoli opportunisti, nevrotici vanesi e ragazzotte esibizioniste. Viene il dubbio che, senza essere donne e uomini di Stato, siate furbi a sufficienza per sbagliare tutto. Perché nulla cambiasse e soprattutto perché i criminali e i loro referenti massonici-mafiosi cogliessero i segni di questa complice “conversazione a distanza”. Come se diceste ai criminali: “State tranquilli che annunciamo cose (tanto per buttare fumo) ma non facciamo nulla. State tranquilli!

E con gente che vive di segni questo è bastato perché stessero tranquilli. Altro che quei cazzoni della Trattativa Stato Mafia che, comunque, avevano lasciato tracce.

Facciamo i fessi e nessuno ci potrà accusare di nulla. Perché, oltre a tutto, abbiamo la fama di essere fessi. Senza bisogno che nessun Crozza-Razzi ci avvicinasse intimandoci di farci i cazzi nostri, spontaneamente ce li faremo. Noi i nostri e voi i vostri“.

È andata così, onesto Gratteri. Da quando hanno fatto irruzione a furor di popolo i parlamentari del M5S i traffici di droga, in Italia e dove i mafiosi nostrani operano, sono aumentati.

I pentastellati non fanno i trafficanti – ovviamente – ma hanno fatto in modo che nulla di serio fosse attuato per il contrasto nel settore devastante per la nostra gioventù. Altro che sentirsi confortato dalle superficiali stereotipate parolette di Mario Draghi da quel palcoscenico ambiguo (anche in termini di Calabria) che è il Meeting di Rimini.

È aumentato l’uso della cocaina e delle altre sostanze sinteticamente prodotte per euforizzare la nostra classe dirigente che è notoriamente spesso sopra le righe e lontana dalla realtà. I mafiosi sono più radicati nell’usura grazie anche all’iniquo sistema creditizio. Così negli appalti. Nell’estorsioni. Temo perfino nel traffico d’armi. Certamente nella marginale prostituzione. Certamente nell’ecomafie con l’aggravante del prevedibile sviluppo dei rifiuti ospedalieri dato dalla pandemia in essere.

Tornando agli appalti delle opere pubbliche, provo a ricordare che il Corridoio 1 autostradale collega Palermo a Berlino e che le opere di ammodernamento iniziano nel 1990, sotto la presidenza del Consiglio di Bettino Craxi e con Ministro dei Lavori Pubblici Riccardo Misasi. E che oggi non aprire bocca quando si farnetica (o si danno, torno a dire, segnali in modo consapevole?) riaprendo il discorso dello Stretto di Messina (sotto o sopra) corrisponde alle chiacchierare (con modalità altre e semi-criptate) fatte all’epoca con la buon’anima di Vito Ciancimino.

Ogni annuncio di lavori pubblici senza aver fatto nulla perché le mafie fossero contrastate ci obbliga a ricordare quanto proprio Nicola Gratteri (mi sembra quando era magistrato in DIA) ebbe a dire dei lavori effettuati nei cantieri della Salerno-Reggio Calabria: ” …i pilastri, sono più bassi di 7 metri alle fondamenta  e i solai più stretti di 12 centimetri. Non esistono canali di scolo per l’acqua, basta un po’ di pioggia e tutto è fango. Il cemento utilizzato, invece del 400% previsto, more ‘drangheta, è al 150%“.

Viviamo in un Paese, la bella Italia che comprende anche la terra dei Bruzi, dove Tito Livio ebbe a scrivere: “Nec vitia nostra nec rimedia pati possumus” per descrivere la degenerazione della moralità pubblica della tarda Repubblica romana. Voleva dire ai suoi concittadini “…non siamo in grado di sopportare i nostri difetti e neppure i rimedi per loro“.  Quando, sette anni addietro, ci siamo dovuti prendere Luigi Di Maio come duce, ho pensato, ammetto l’errore di valutazione, che, finalmente, dopo qualche millennio, almeno questa affermazione di Tito Livio potevamo arrivare a smentirla. A cominciare dai settori economicamente più remunerativi per i criminali: sanitario (!!!), turistico, agro-alimentare, ambientale e, dulcis in fundo, dei lavori stradali.

Invece l’aria che tira è che stiamo per vivere l’ennesima stagione utile alla criminalità calabrese, tanto pericolosa da essere negli anni descritta, anni addietro, anche dai nostri analisti AISI a forse valenza eversiva, per rafforzare (ormai li ha costruiti) rapporti collusivi con circuiti amministrativi e imprenditoriali ritenuti propedeutici alle grosse pappate nei settori sopra elencati. A cominciare dal sanitario, tengo a ribadire. Ma questo, come vedremo appena riprendo un po’ le forze, sarà tema vitale che ho intenzione di trattare in questo marginale e ininfluente blog.

Oreste Grani/Leo Rugens