Prima la mamma, secondo Vladimir Putin, terzo il Mossad

Comunicato n. 29
Data del comunicato 22 febbraio 2019

Insediato oggi il nuovo Consiglio Superiore di Sanità: Franco Locatelli presidente, Paola Di Giulio e Paolo Vineis i due vicepresidenti

Si è insediato oggi, alla presenza del ministro della Salute Giulia Grillo, il nuovo Consiglio Superiore di Sanità con, all’ordine del giorno, l’elezione del presidente, dei due vicepresidenti e dei presidenti e vicepresidenti delle cinque Sezioni in cui è articolato, il massimo organo di consulenza tecnico scientifico del ministro della Salute.

L’Imperial College London (ufficialmente Imperial College of Science, Technology and Medicine) è un’università britannica fondata nel 1907. È specializzata in scienze, ingegneria, medicina e economia aziendale. L’università ha 14 premi Nobel, 3 medaglie Fields e 74 Fellows della Royal Society. I contributi dell’università alla società includono la scoperta della penicillina, gli sviluppi nell’olografia e nelle fibre ottiche. L’Imperial College è costantemente classificato tra le migliori università del mondo. Nel 2018, Imperial è stata considerata la seconda università più selettiva dal punto di vista accademico nel Regno Unito in base alla media alla fine degli esami di secondo ciclo dei suoi studenti, in tutti i sistemi educativi. Wikipedia

Professor Paolo Vineis is Chair of Environmental Epidemiology at Imperial College, London and he leads the Exposome and Health theme of the MRC Centre for Environmentand Health at Imperial College.

He is currently Visiting Professor at the Italian Institute of Technology (Genova, Italy).

Prof. Vineis is a leading researcher in the fields of molecular epidemiology and exposomics. His latest research activities mainly focus on examining biomarkers of disease risk, complex exposures and intermediate biomarkers from omic platforms (including metabolomics and epigenetics) in large epidemiological studies as well as studying the effects of climate change on non-communicable diseases. He has over 930 publications (many as leading author) in journals such as Nature, Nature Genetics, Lancet, Lancet Oncology. He is a member of various international scientific and ethics committees (including the Committee of the US National Academy of Sciences on 21st Century Risk Assessment) and vice-chair of the Ethics Committee at the International Agency for Research on Cancer (IARC, WHO). He has been a member of the Scientific Council of IARC.

Stimo il Prof. Vineis in base al fatto che durante la pandemia non sia apparso né in televisione né frequentemente nel web. Il piano di prevenzione delle malattie da lui presentato nel 2020 ma pensato nel 2019 prima che la Grillo perdesse, senza opporre ua decente resistenza, il suo posto al Ministero, mi dice che sono un bel soggetto a rischio di tumori e patologie assortite, giacché sono sedentario, sovrappeso, ho una dieta insensata e bevo vino, non troppo. In coda al post trovate un brano tratto da un suo saggio divulgativo, dove si apprende che prima dei no vax mondiali vengono i no vax pakistani, non aggiungo altro.

Stimo altrettanto il Prof. Giuseppe Ippolito per le stesse ragioni, dimenticavo che entrambi hanno un curriculum sterminato, inoltre Ippolito frequenta da tempo immemore il mondo delle spie.

Tuttavia, se entrambi mi dicessero che è necessario vaccinarsi, ebbene, li ascolterei con interesse, punto e basta.

Veniamo al dunque: da un po’ di tempo mi chiedo quali siano le ragioni profonde che mi hanno convinto della necessità di ricorrere al vaccino per sconfiggere la pandemia, scava scava le ho trovate.

Prima ragione, la mia mamma, che rinunciò a fare la scienziata causa uno stipendio da fame incompatibile con il desiderio di mettermi al mondo, era il 1964. Da medico ha portato sua mamma a 96 anni di età tenendole sotto controllo la pressione per almeno quarant’anni, lei e mio padre ne hanno 86 dopo una vita a contatto con malati, il sottoscritto a 56 nonostante la ascolti poco.

Quando prima delle avvisaglie della pandemia, la interrogai circa il problema delle plurime vaccinazioni che la Lorenzin voleva imporre ai bimbi, tagliò corto, spiegandomi a prova di scemo perché ci si debba vaccinare e in massa, avvertendomi che: a) un vaccino non ti copre mai al 100%; b) vaccinarsi blocca le varianti. Prima prima dopo dopo; quando arriva la pandemia ogni dubbio no vax mi era passato da un pezzo. Ho spiegato altrove come chi quando dove e perché questo dubbio mi fosse venuto.

Seconda ragione, Vladimir Putin. Quando all’inizio della pandemia lo vidi indossare uno scafandro di plastica gialla con casco, il volto tirato e il passo marziale, compresi che il virus era pericolosissimo; banalmente chi avrebbe osato prendere per i fondelli lo zar facendolo mascherare in quel modo? Considerando poi che da colonnello del KGB di guerra batteriologica qualcosa ne dovesse sapere… ma la prova regina fu quando spedì un “battaglione” in Italia a raccogliere campioni del virus che i compagni cinesi non gli fornivano, a quanto pare.

Terza ragione, il Mossad. Per chi avesse avuto a che fare con esponenti del temutissimo servizio israeliano, al pari degli altri due meno noti, sa che non è gente che scherza, anzi, sembrano privi totalmente del cosiddetto spirito ebraico, quindi se nei primi istanti dell’allarme planetario si erano già mossi per raccogliere tutti i presidi medici necessari e da subito anche i vaccini necessari, sapendo che non c’è delitto peggiore per un ebreo che ammazzarne un’altro, mi sono detto che al di là della frettolosa sperimentazione, qualcuno dei tanti potenziali Nobel che incubano nelle università deve averli totalmente convinti.

Aggiungerei una quarta motivazione a fronte della scelta cubana di vaccinare anche i bimbi di due anni, ma non voglio esagerare.

Detto questo immagino le risate, eppure non avrei ragioni scientifiche da addurre, visto che scienziato non sono, mentre sono stato uno studioso di filosofia e un po’ di lezioni del Prof. Giulio Giorello, vittima del Covid me le ricordo, e visto che all’epoca era fissato con Popper e Fayerabend e Co. un po’ di temi epistemologici li conosco.

Scrivo queste parole anche perché mi ha colpito moltissimo la sofferenza di una persona a me cara che, pur colta e intelligente, rifiuta di vaccinarsi e che prova un senso di esclusione dolorosissimo, a partire dal divieto ventilato di poter accedere a un cinema, per esempio. Non è l’unica che conosco, tra l’altro miracolata perché guarita dal Covid.

Come e perché si sia arrivati a spaccare in due la società lo sto iniziando a capire.

Alberto Massari

L’OMS, il vaiolo e la polio

Qualcosa di simile alla crisi della sovranità degli Stati può avvenire anche in campo sanitario. Vi sono analogie tra la crisi economica e quanto è successo in alcuni settori della salute pubblica, e soprattutto potrà succedere in futuro se le entità sovranazionali saranno smantellate, o se non saranno in grado di intervenire in modo energico. A titolo di esempio concreto, la Framework Convention on Tobacco Control, un accordo mirante a limitare il commercio e il consumo di sigarette, è stata fortemente avversata dal WTO. Come si afferma sul sito dell’organizzazione:

Al meeting del Committee on Technical Barriers to Trade del WTO del 24-25 Marzo 2011 in totale sono state sollevate contestate 45 violazioni del diritto al commercio. La regolamentazione delle vendite del tabacco finalizzata a proteggere la salute continua ad essere una preoccupazione fondamentale e condivisa. I membri del WTO non mettono in discussione la finalità di protezione della salute, ma denunciano che il disegno di tale regolamentazione delle vendite del tabacco possa avere conseguenze inutilmente negative sui commerci.

Un linguaggio legalistico per dire che la libertà di commercio ha la priorità sulla protezione della salute. Al di là della posizione del WTO, quasi tutta l’Africa è disarmata di fronte alla penetrazione dell’industria del tabacco (e tra breve dell’industria alimentare), causa della sostanziale debolezza sia delle sue istituzioni nazionali sia di quelle sovranazionali.

Un altro esempio è quello dei vaccini. L’OMS nel 1979 dichiarò debellato il vaiolo. Nei primi anni cinquanta nel mondo erano stati registrati milioni e milioni di nuovi casi ogni anno e, ancora nel 1967, 2 milioni di persone sono morte per la malattia. Per arrestare l’epidemia fu avviato un sistema di sorveglianza (che costituì il maggiore investimento e il più grande successo dell’OMS) che consentiva di interrompere ogni nuovo focolaio con l’isolamento dei casi e la vaccinazione delle persone entrate in contatto con essi. Questo traguardo fu raggiunto grazie a un lavoro capillare svolto dall’OMS in collaborazione con i governi nazionali, e grazie al fatto che, a partire dai primi anni settanta, il vaccino cominciò ad essere prodotto nei paesi poveri.

Non si può certo dire che oggi l’OMS stia perdendo la battaglia delle vaccinazioni, tuttavia il caso della poliomielite dimostra come l’intensificarsi della conflittualità e la relativa perdita di prestigio delle istituzioni internazionali crei problemi profondi e di natura strategica. La campagna per eradicare la polio entro il 2000 è stata lanciata dall’OMS 25 anni fa e, benché l’obiettivo non sia stato raggiunto, in questi anni c’è stato uno straordinario progresso: dai circa 350.000 casi in 125 paesi del 1990 si è arrivati ai 223 casi del 2012, concentrati per la gran parte in tre paesi (Nigeria, Pakistan e Afghanistan). Non è un caso che si tratti di questi paesi, perché sono al centro di pesanti conflitti, militari e culturali. In Pakistan il rifiuto della vaccinazione ha raggiunto dimensioni notevoli, fino a un massimo del 33 per cento nella valle dello Swat, ed è legato a una serie di pregiudizi diffusi dalle forze fondamentaliste islamiche: l’idea che il vaccino contenga contraccettivi orali o derivati della carne di maiale, e più in generale che sia un’arma delle forze anti-islamiche per indebolire la popolazione. Le stesse argomentazioni erano state usate nel 2003 nella Nigeria settentrionale, dove l’insuccesso della campagna di vaccinazioni ha portato a una nuova epidemia (Wilder-Smith et al., 2007; Pallansch et al., 2006). “Tuttavia l’esempio più recente e clamoroso della recrudescenza della polio e dell’impotenza, se non di una vera e propria complicità, delle istituzioni internazionali è quello della Siria, dove non soltanto almeno 11.500 bambini sono stati uccisi nel conflitto in corso, ma moltissimi altri sono morti a causa della recrudescenza di malattie facilmente evitabili. La tubercolosi, la difterite e la pertosse stanno aumentando, e la polio è ora diventata un’emergenza. La polio era stata debellata in Siria nel 1995, dopo che la vaccinazione obbligatoria era stata introdotta nel 1964. Non ci sono cifre esatte ma sarebbero stati descritti almeno 90 casi nell’ultimo anno. Il ritorno della polio è causato dalla politica criminale del governo di Assad che, di fronte all’indifferenza internazionale, impedisce la fornitura di medicine e vaccini nelle aree controllate dai ribelli: un atto deliberato e consapevole, che colpisce innanzitutto la popolazione civile e soprattutto i bambini.

Nel secolo scorso sia l’eradicazione del vaiolo sia le prime fasi della campagna contro la polio erano state “apolitiche”, prescindevano cioè dagli schieramenti politici e militari: la campagna contro il vaiolo aveva coinvolto congiuntamente Unione Sovietica e Stati Uniti, con il contributo sostanziale dell’OMS. Non è chiaro invece che ruolo svolga ora l’organizzazione di fronte al caso siriano.

Secondo un articolo della “New York Review of Books” del 20 Febbraio 2014 (http://tinyurl.com/qbe7nyw), rappresentanti dell’OMS avrebbero ordinato agli ospedali turchi di non accettare campioni biologici provenienti dalla Siria, di fatto avallando le dichiarazioni di Assad il quale ha sostenuto che non sarebbe in corso un’epidemia di polio bensì di un raro disordine neurologico. L’accusa nei confronti dell’OMS è molto grave e deve essere chiaramente documentata; tuttavia, se sarà confermata, è un segnale di come un’importante istituzione sovranazionale possa non godere più di sufficienti autonomia e autorevolezza. I funzionari dell’OMS hanno replicato che l’articolo contiene molte inesattezze anche sul loro ruolo in Siria.

Paolo Vineis. “Salute senza confini”