Ieri Tiepolo oggi l’archivio Arici. Un altro pezzetto del patrimonio nazionale se n’è andato… in Francia

Bei tempi quelli in cui si poteva andare in Italia e comprare un affresco di Tiepolo staccandolo dal soffitto di una villa veneta” commento di una audio guida presso il museo Jacquemart-André a Parigi

G.B. Tiepolo, Enrico III ricevuto a Villa Contarini

G.B. Tiepolo, Enrico III ricevuto a Villa Contarini

L’acquisto, la ricettazione o la svendita del patrimonio artistico (e industriale) italiano sotto tutti i cieli è storia vecchia. Si può interpretare come una rivalsa dei tempi in cui i Cesari conquistarono una bella fetta del Mondo, oppure come un desiderio bulimico dei collezionisti di accaparrarsi opere d’arte, infine come un genuino desiderio di salvaguardare “cose” che la nostra povertà o cialtroneria ci portano a trascurare e distruggere.

Presso “l’hôtel Jacquemart-André” di Parigi, per esempio, fa bella mostra una affresco di Giambattista Tiepolo, Enrico III ricevuto a Villa Contarini. Venduto e “strappato” dal soffitto della villa veneta nel 1893 è considerato come il pezzo più pregiato della collezione. Il suo valore, secondo Edouard André, è dovuto alla raffigurazione di Enrico III, patrimonio della storia nazionale; il che rende l’affresco intrinsecamente francese. In altre parole l’affresco è eccezionale perché raffigura un re di Francia, non perché uscito dal pennello di Tiepolo.

Poco più di un secolo dopo, ancora dalla ex Repubblica veneta, con precisione da Venezia, parte per Arles (Francia) l’archivio fotografico di Graziano Arici.

Ciò sembra accadere per il disinteresse della città ad accogliere i materiali e a renderli di pubblico dominio. Sarà, non ho elementi ulteriori per discuterne.

Dall’amarezza di Arici, il quale con una certa malignità pubblica quotidianamente su Facebook le splendide immagini d’archivio che se ne sono già andate, deduco il solito vizio nostrano.

Apro parentesi. Oggi 17 gennaio, apprendo che il Monte dei Paschi di Siena, una banca fallita per la gestione di Giuseppe Mussari e la connivenza delle opposizioni, non erogherà un centesimo per il Palio (EVVIVA! Dovranno mangiarseli per la fame quei cavalli). Questa è la ragione prima e ultima della partenza del Tiepolo e dell’archivio Arici: l’ignoranza popolare assecondata da una classe dirigente malandrina. Panem et circenses; cavalli, malavita e scommesse; inutili carnevali e mascherate.

Non ho parole per continuare.

Dionisia

Gabriel García Márquez fotografato da Graziano Arici nel 1990

Gabriel García Márquez fotografato da Graziano Arici nel 1990

Giambattista Tiepolo

Venise, 1696 – Madrid, 1770

Vers 1745, fresque marouflée sur toile, 7,29 x 4,02 m

Escalier

Le plus bel ornement de l’hôtel Jacquemart-André est la fresque de Giambattista Tiepolo peinte pour la Villa Contarini à Mira (Vénétie), où les André la découvrirent en 1893. Elle montre clairement la virtuosité illusionniste du peintre italien.

Le sujet choisi est tiré de notre histoire nationale, ce qui dut très certainement plaire à Edouard André. Elle relate le passage d’Henri III (d’ascendance italienne par sa mère Catherine de Médicis) à Venise alors qu’il rejoignait Paris pour prendre la succession de son frère Charles IX sur le trône de France. Il y est alors reçu par le doge Contarini. A ce titre, la fresque a été saluée par la Gazette des Beaux-Arts en 1896 : « Aucun Tiepolo ne peut nous être plus à coeur, car on le dirait fait pour nous. Le dernier grand peintre vénitien et un coin d’épisode de l’histoire de France : n’est-ce pas le plus radieux mélange de vénitien et de français ? ».

Le Comte Algarotti, un contemporain de Tiepolo, décrit cette fresque à un ami dans une lettre datée du 10 mai 1750 : « A travers une grande baie figurée par le peintre sur le mur, on voit le roi montant les degrés d’une loggia, avec grand cortège de gentilshommes français et polonais, de pages et gardes, nains et trompettes et le reste… Les Contarini l’accueillent en haut des gradins. Au fond, la Brenta avec toutes sortes d’embarcations, de beaux palais et jardins. Le tout avec un pinceau et avec une magnificence à la Paolo Véronèse. Sur les deux surfaces moins larges sont peintes deux fenêtres avec balcons ouvertes sur la salle et nombre de personnes gesticulant avec la grâce vénitienne, venues là pour voir l’arrivée du roi ».

Un plafond du même artiste, représentant La Renommée annonçant l’arrivée du roi, complétait le décor de la villa vénitienne. Ce plafond a été installé dans la salle à manger de l’hôtel. Heureux temps où l’on pouvait, la même année, acheter un tel ensemble de Tiepolo auquel s’ajoutaient les deux plafonds du Cabinet de travail et du Boudoir. Le Musée Jacquemart-André est aujourd’hui le seul musée français à disposer d’une fresque du maître vénitien (vedi link)

 

Cortina-Caffe-La Genzianella, 1948, Hemingway con Mary. Archivio Graziano Arici

Cortina, Caffe La Genzianella, 1948, Hemingway con Mary. Archivio Graziano Arici

L’archivio Arici in Francia «Venezia non l’ha voluto»

Ad Arles centinaia di migliaia di immagini, testimonianze della vita culturale dell’ultimo secolo. «Avrei reso tutto fruibile»

Brigitte Bardot è già ad Arles. Anche Paul Sartre e Simone de Beauvoir l’hanno seguita. Perfino Le Courbusier in gondola con Giuseppe Mazzariol ha preso casa fra la Camargue e la Provenza. Hanno già passato le Alpi pure Orson Welles alle prese con l’Otello, Gabriel Maria Marquez e Sergio Leone rilassati all’Excelsior, Erza Pound ai funerali di Stravinskij e centinaia di migliaia di altri uomini e donne che hanno fatto la cultura del mondo nell’ultimo secolo e che per volere della sorte sono passati per Venezia. Patty Smith, sullo sfondo dell’isola di San Giorgio, è ancora in lista di attesa. Resta appesa a un muro. Fra Luigi Nono alle prese con il Prometeo e Che Guevara pensoso. Dopo essere stata minacciata e covata per alcuni anni, la fuga è diventata realtà.

Colui che è forse il maggiore documentarista, fotografo e archivista della cultura in Italia – il veneziano Graziano Arici – sta portando il suo archivio in Francia. La prima parte è partita a dicembre. La seconda passerà il confine entro febbraio. Assieme al suo proprietario. Archivio e archivista staranno ad Arles. Immagini, negativi, diapo e file faranno presto parte della Luma Foundation che nel paese provenzale sta realizzando, con la complicità architettonica di Frank O.Gehry, uno dei maggiori centri europei dedicato proprio agli archivi fotografici. «Ho maturato questa scelta definitiva la scorsa estate», racconta Arici mentre si aggira pensoso fra gli ultimi scatoloni, i ricordi, le immagini di una vita che stanno per lasciare per sempre la casa di Cannaregio. «Un tempo, quando comprai casa ad Arles, pensavo che sarei finito in Francia per la pensione. E invece, a 63 anni, ci vado con un gioioso senso di nuovo inizio. Per una nuova vita, umana e professionale. Via da Venezia. Via da questa città che vivo come una gabbia, come un luogo in cui non mi riconosco più e dove a nessuno interessa questo archivio». Per quanto lo voglia nascondere, c’è amarezza in Arici. Che in qualche modo sconta un’esistenza da cane sciolto, da indipendente, da personaggio dal carattere inquieto che ha attraversato la vita veneziana cercando sempre e comunque una propria autonomia. La sua attività di documentarista, iniziata nel 1979 con fotoreportage e proseguita negli anni anche con l’acquisizione di preziosi archivi, ha i numeri di un museo: 850mila immagini circa organizzate in 380mila file su database. Tutto digitalizzato in 15 anni di lavoro. 344mila fotografie sono in supporto diapositivo. 4300 sono i negativi bianconero per almeno 150 mila fotografie.

A questo si aggiungono circa 300mila file ottenuti da macchina fotografica digitale; l’intimo racconto della vita e dell’arte di Emilio Vedova; la storia del teatro La Fenice, dove Arici è stato il fotografo ufficiale per 21 anni; undici anni di foto aeree della laguna completate dalla documentazione rigorosa, anno dopo anno, della costruzione del Mose. E quelle immagini così famose dell’archivio Cameraphoto, un’agenzia attiva Venezia dal 1946 al 1980, acquisito nel 2001 e che riportano agli anni d’oro della Mostra del Cinema e della Biennale. Fotografie e ritratti di attori, artisti, scrittori, musicisti del calibro di Braque, Capote, Green, Hemingway, Moore, Bergman, Bogart, Stravinskij, Rubinstein, Chaplin, Keaton, Taylor, Rossellini, Disney, Ford e tantissimi altri. Tutti ritratti con naturalezza e familiarità e spesso in modo non convenzionale. C’è anche un fondo del fotografo dell’Ansa Corrado Marella che con i suoi 9mila negativi scattati tra gli anni ’60-’70 ripercorre la cronaca cittadina, dalla tromba d’aria a S.Elena, all’inizio del movimento studentesco del ’68 fino alle alte maree eccezionali di quell’epoca. Tutto ad Arles. «Perché nessuno qui a Venezia lo vuole questo archivio» ribadisce. Sono sfumati nel nulla i lunghi anni di tentativi di accordo con i Musei Civici veneziani, «ai quali tempo fa avrei ceduto tutto gratuitamente solo in cambio di uno spazio adeguato e della possibilità da parte del pubblico di poter consultare e utilizzare l’archivio». Naufragata anche una chance nata con la Fondazione Venezia. «Prendo atto che qui per me non c’è più spazio. Proprio io che conservo un profondo senso di Venezia. Di cui conosco l’umidità e ogni pietra. Dove la mia famiglia, di origini turche, è arrivata nel 1600. Me ne vado per salvare questo umile lavoro di documentarista. Per poterlo rendere accessibile a tutti. Perché per me non è solo un archivio, ma un vero e proprio progetto culturale e di memoria ».

Macri Puricelli

Corriere del Veneto 16 gennaio 2013

Fotografo non identificato - Mestieri (Bigolante al pozzo di Palazzo Ducale) - s.d. (1870-1875 ca.) - fotografia su carta albuminata - Archivio Graziano Arici, Venezia

Fotografo non identificato – Mestieri (Bigolante al pozzo di Palazzo Ducale) – s.d. (1870-1875 ca.) – fotografia su carta albuminata – Archivio Graziano Arici, Venezia