Dopo le “Terre di Mezzo” (Mafia a Roma) si passa a “Ricconia” e spunta il primo nome di rilievo (si fa per dire) del mondo imprenditoriale romano: “Antonio Pulcini”

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Finalmente, nell’inchiesta “Mafia Romana”, dalla “Terra di mezzo”, popolata anche – proviamo a non dimenticarlo – da mille ex detenuti retribuiti a mille euro al “mese” (quando andava bene), cominciamo a passare a “Ricconia” dove spuntano nomi e cognomi  che, certamente, non si accontentavano di 1.000 euro al “giorno”. Il primo nome che spunta è la famiglia dei costruttori Pulcini che, a discapito del nome, non sono/erano per niente “piccoli”. Ora aspettiamo di sentire nominare, per essere chiamati a rispondere del “sacco di Roma” (quello corposo, per cifre e connivenze), tutti gli altri costruttori che, schieratisi per decenni dietro a Carraro, Rutelli, Veltroni, decisero, guidati da Francesco Gaetano Caltagirone, di far diventare una nullità (quale era ed è – evidentemente – Gianni Alemanno), Sindaco di Roma. Durante gli anni di piombo si veniva arrestati (in applicazione della “Legge Reale”), anche per “concorso morale”. Se Alemanno ha chiuso gli occhi e le orecchie non ascoltando i tanti Umberto Croppi che gli sconsigliavano le scelte di donne e uomini inadeguati (per non dire peggio) di cui si circondava, forse più responsabile (il concorso morale di cui ho fatto cenno) dell’attivista (così si chiamavano quelli che la politica la orecchiavano e poi pensavano che “menare” risolvesse tutto) di Gianni Alemanno, è chi ce lo ha messo a fare il Sindaco e “protetto” (ma anche “premuto”), con stampa compiacente e una montagna di denaro che girava in città per favorire il consenso all’amministrazione capitolina. Ma il Diavolo (e un cattolico fervente come Caltagirone dovrebbe saperlo), fa le pentole ma non i coperchi. A volte fa anche i coperchi ma, alla fine, anche quelli, soprattutto se di origine “diabolica”, vengono “scoperchiati”. Così sta succedendo grazie alle “sante intercettazioni”, mai così preziose come in questa occasione. L’applicazione dell’obsoleto “concorso morale” porta, dritto – dritto, a Caltagirone e company. Sono loro, per loro dichiarazioni pubbliche, che hanno, scelto, costruito, spinto gli elettori ignari a votare per un mentecatto – un po’ furbo – come il nevrotico Gianni Alemanno.

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A Roma tutto riconduce ai “palazzinari”. A meno che (come primo esempio), non scopriamo che a costruire 170.000 metri cubi (400 appartamenti di lusso) intorno alla ” Nuvola” di Massimiliano Fuksas (pieno territorio – Ente EUR – di competenza di Riccardo Mancini, gentiluomo tra gli arrestati di questi giorni) non sono stati gli “edili” (non credo che ne annoverassero) della solita, iper colpevole, “29 Giugno”. Così operava la “Mafia ” quando, nel 1967, a Palermo me la cominciò a descrivere il compianto Mauro Turrisi Grifeo. Politica e cantieri. Piani regolatori da “sregolare” e cantieri. Politica partitocratica corrotta e “cantieri”. Questa era la Mafia prima della scelta a favore del salto nel grande mercato della droga. La Mafia dei cantieri era pericolossissima, uccideva e come, tanto è vero che “per fare come voleva ” si era procurata un sindaco all’altezza: Vito Ciancimino di cui ancora si parla, a proposito della questione Trattativa Stato/Mafia. Il resto sono “cazzate”. Cose gravissime ma “cazzate” rispetto ai “cantieri”, alle buche del manto stradale da ripristinare, alla gestione del patrimonio immobiliare del Comune di Roma e in particolare delle “case popolari” da gestire. Cazzate (gravissime) ma importanti quali sintomo di una cultura ben sintetizzata da Roberto Petrassi della Cogei, vecchia conoscenza delle procure d’Italia: “O ti chiami ladro o ti chiami poveraccio, sono due le cose”, esordiva. Per poi specificare meglio: “Noi abbiamo una forma di rubare che è autorizzata sotto certi casi e quegli altri invece sono ladri perché rubano le mele al mercato e vanno in galera, infatti io ho attraversato tutta Mani Pulite, mani prepulite”. Chissà cosa volesse dire con questa prosa (mani prepulite) ancora me lo chiedo da quando ne ho letto nel libro di Statera il Termitaio, altre volte citato. Continua  lo scaltro e navigato ladro (per sua ammissione): “Le ho passate tutte, sono stato il più grosso gruppo di Roma e in galera non ci sono andato, né sono stato incriminato, perché le cose sono abituato a farle bene”. Splendida la formula di “furto autorizzato”.

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“Un cantore e un filosofo sopraffino del malaffare degli appalti che assedia Roma e l’Italia, nell’indifferenza o nella complicità di ciò che resta della politica e di una pubblica amministrazione corriva”. Così si esprimeva, già nel 2009, il cultore della materia (affari e politica) Alberto Statera. “Bagatelle”, per ora, quindi, le “stecche” (comunque gravissime e come tali andranno punite) sulla pulizia delle piste ciclabili. Non dico, perciò, che vadano ridimensionati i capi d’accusa (non sono certo io competente ne legittimato in materia) ma per avere un valore strategico, l’inchiesta “Mafia Romana”, rispetto alla sicurezza nazionale, da cui si deve ripartire per fondare una Nuova Repubblica, sarebbe opportuno, non perdere l’occasione e fare pulizia fino in fondo. Non credo che nel territorio dell’Ente EUR, quei 170.000 metri cubi di cui facevo cenno, li abbiano costruiti le donne e gli uomini della 29 giugno ma, grazie alle facilitazioni dei tanti Riccardo Mancini, ritengo ditte tipo Toti, Ligresti, Marchini.

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Marchini come Alfio Marchini, candidatosi (trombato) a Sindaco di Roma contro il “marziano onesto” Marino.

Rimaniamo in fiduciosa attesa dei nomi “a seguire” e della lettura “intelligente” dei testi delle loro imprudenti conversazioni telefoniche. Da “Il Signore degli Anelli”, anello dopo anello, vuoi vedere che arriviamo al “Apologo sull’onestà nel Paese dei Corrotti” di Italo Calvino? Ristabilendo così cosa è di “destra” e cosa è di “sinistra”.

Oreste Grani/Leo Rugens che si rende conto che comincia veramente a rischiare non solo la faccia ma anche altro.

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