Per la Lega ex Nord tira aria brutta a prescindere dai sondaggi

lanterna

Vista la posta in gioco (governabilità futura) alcuni giorni addietro ho lanciato una provocazione relativa ai 49 milioni che la Lega Nord ha fatto – a suo tempo – svanire nel nulla, episodio oscuro cui alcuni cittadini, giustamente, vista l’entità del “gioco di prestigio”, si stanno incuriosendo.

La rete, come ormai spesso capita, non solo mi ha risposto ma si è lasciata andare alle più diverse congetture.

In questo momento un blogger che non voglia autorizzare fake news e le di loro conseguenze, deve saper cestinare ogni suggerimento che non lo convinca.

Così ho fatto ma con l’eccezione di un indizio che mi è sembrato viceversa degno di nota.

Un nostro lettore, infatti, sostiene esistere chi è a conoscenza di dove siano finiti i dollaroni.

Questo lettore afferma che tale Massimo DE DOMINICIS, commercialista di Pavia con studio a Milano, in Galleria Passarella,1, non può non sapere di cosa si parla in quanto esisterebbero intercettazioni telefoniche nelle quali, il De Dominicis, proponeva all’avvocato Domenico Aiello la costituzione di un trust londinese, con lo scopo di togliere quei soldi dalle mani dei magistrati.

Io non posso avere certezza dell’esistenza di queste intercettazioni ne, tantomeno, qualora esistessero, posso conoscerne il contenuto. Mi sto fidando del mio lettore e del suo grado di affidabilità. Indirettamente di fonti aperte che non sono riuscito a identificare e raggiungere.

Insinua il lettore che se ci fosse un coraggioso esponente della onorabile corporazione del giornalismo investigativo, basterebbe che  alzasse il culo, andasse a Milano, in Galleria Passarella 1, e banalmente suonare qualche citofono dopo aver fatto un riscontro semplice-semplice. E a quel punto fare le domande semplici-semplici.

Il mio lettore non solo sostiene che quel commercialista (Massimo De Dominicis) esiste ma che intervistato con abilità sufficiente, non potrà negare i rapporti esistenti con la Lega e i suggerimenti a suo tempo professionalmente dati.

Galleria Passarella

Varrebbe la pena perché che 49 milioni di euro siano tanti spero che nessuno possa negarlo e che per scoprire chi li abbia presi varrebbe la pena di andare dietro anche a questa “pista” suggerita da un anonimo lettore di questo marginale e ininfluente blog. Da oggi si sa che gli investigatori stanno esaminando decine e decine di cinti correnti in una quarantina di istituti bancari. Il lettore, forse, sapendone di più di come dice, nel suggerimento fa riferimento a tal avvocato Domenico Aiello. In effetti se uno ricorre all’amica rete trova sull’avvocato e sulla Lega, non smentite, copiose notizie che non devono lasciare tranquilli.

Aiello è legato a vicende solo apparentemente datate ma che descrivono le complessità che sono alle origini delle dinamiche amministrative contabili della classe dirigente leghista. E qui sorge spontanea una prima considerazione: ma il MoVimento che minchia c’entrava con questa gente? L’avvocato è legato a storie di chi è stato anche Ministro dell’Interno, come Roberto Maroni, a conferma che la carica non fa certo l’uomo. Vi richiamo (riassumendone lo spirito e non per volontà di saccheggio) quanto è stato lasciato in rete (ripeto mai smentito) dalla coraggiosa e ben informata giornalista Alessia Candito.

Notizie solo apparentemente datate ma eviterei di commettere l’errore di considerarle tali: la Magistratura oggi vuole sapere da Bossi (e da altri) dove sono i soldi. Ritengo, non solo quelli (già moltissimi!!!!) di cui si parla  ma tanti altri che potrebbero aver seguito quelle rotte e usufruito dell’attività di quegli “spalloni” in colletto bianco.

Andiamo ai ricordi e fissate nella mente nomi e cognomi. Vedrete che non ci stiamo sbagliando.

C’è una voce che per molto tempo gli investigatori hanno ascoltato (sante registrazioni) e dalla quale potrebbero essere arrivati elementi fondamentali per lo sviluppo dell’indagine Breakfast.

Ufficialmente è stato il rappresentante di Regione Lombardia nel cda di Expo, evento oggi impegnato nella grande partita del suo stesso post: Aiello è l’avvocato personale dell’ex governatore Roberto Maroni e in tale veste oggi impegnato nel procedimento che vede ex governatore lombardo imputato per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e induzione indebita per presunte pressioni per far ottenere un lavoro e un viaggio a Tokyo a due sue ex collaboratrici, Mara Carluccio e Maria Grazia Paturzo. Maroni è stato condannato fresco-fresco. L’avvocato Domenico Aiello, a suo tempo personificazione della svolta “maroniana” che ha segnato il definitivo tramonto di Umberto Bossi e del suo cerchio magico nella Lega, è anche un soggetto «di interesse investigativo» e per questo, doverosamente e per lungo tempo monitorato e ascoltato dalla procura di Reggio Calabria. Continuo a dire: che minchia c’entrava il M5S con questo mondo?

Non vi dico quando si passa a cose tipo il “caso Robledo”. In questo modo, il pm Giuseppe Lombardo ha scoperto – e inviato a Brescia – le strane chiacchierate intercorse tra il pm Alfredo Robledo, per questo trasferito dal Csm a Torino con funzioni di giudice. Ascoltati dagli investigatori, Robledo e Aiello, infatti, non solo sembrano concertare manovre destinate a colpire l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, che proprio in quei giorni corre contro Maroni per la guida della Lombardia, ma al legale il procuratore sembra voler dare anche indicazioni su inchieste in corso. I due parlano, l’avvocato “rimprovera” al magistrato di colpire solo la Lega, ricevendo in cambio la rassicurazione che le future indagini colpiranno anche “gli altri”, come poco dopo succederà con la Rimborsopoli lombarda. A quanto si apprende all’epoca, Robledo non avrebbe fatto alcun nome, né avrebbe fornito dettagli, con Aiello si sarebbe in larga parte limitato a parlare di Albertini nei confronti del quale non si preoccupa di nascondere l’antipatia. Ma per la Dda reggina, gli elementi sono più che sufficienti perché i colleghi del distretto competente si occupino della questione. Nel giro di pochi mesi, Brescia archivia, ma il caso finisce all’attenzione del Csm. È in quella sede che il procuratore generale della Cassazione chiede di avviare l’azione disciplinare nei confronti del magistrato milanese, ma sollecita anche la Sezione disciplinare a valutare il trasferimento d’ufficio in via d’urgenza. Per il pg della Cassazione Ciani, il dato che emerge dall’inchiesta è incontrovertibile: fra Robledo e Aiello ci sarebbe stato uno “scambio di favori” in base al quale in cambio di notizie su atti coperti da segreto relativi all’inchiesta Rimborsopoli, il legale avrebbe fornito al pm gli atti presentati al Parlamento Europeo da Gabriele Albertini, controparte del procuratore aggiunto in un giudizio civile. E tre: ma il M5s come fa a rimuovere queste “complessità” che si sviluppano in ambiente bituminoso?

Torniamo a cose che mai dovrebbero accadere.

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Atti riservati, quindi, che, secondo l’accusa del pg della Cassazione, Robledo avrebbe chiesto con insistenza all’avvocato Aiello in modo da conoscerne il contenuto e poter controbattere con una nota da indirizzare al Parlamento europeo, per evitare che ad Albertini fosse concessa l’immunità. Un’insistenza ben ripagata – il legale invierà a Robledo tutta la documentazione per e-mail – ma che al procuratore è costata cara. Per il pg Ciani, si tratta di un comportamento gravissimo, sia per il modo illegale utilizzato, sia perché il magistrato era consapevole che Aiello per procurarsi quei documenti avrebbe dovuto rivolgersi ai vertici della Lega, su cui lo stesso Robledo stava indagando. Argomentazioni ritenute valide dalla sezione disciplinare del Csm che nel febbraio 2015 ha disposto il trasferimento di Robledo a Torino con funzioni di giudice. Un provvedimento adottato in via cautelare, cioè prima che il processo disciplinare accerti se effettivamente ha commesso gli illeciti di cui viene accusato, ma accompagnato da un’ordinanza pesantissima. «È provato un rapporto di contiguità tra il dott. Robledo e l’avvocato Aiello», si legge nell’ordinanza di palazzo dei Marescialli, «improntato allo scambio di favori», allo stesso modo non esitano a mettere nero su bianco i giudici «in equivoca» sarebbe la rivelazione di atti coperti da segreto al legale della Lega Nord, che con Robledo avrebbe un rapporto di «assoluta opacità». Parole durissime, che non si stemperano certamente nel prosieguo.

Gli ambienti di riferimento leghisti se capisco qualcosa di queste paludi mefitiche, questo facevano durante l’ultima legislatura. Per il relatore Luca Palamara, «la disponibilità» di Robledo nel fornire informazioni sarebbe stata legata «all’interesse personale del magistrato ad acquisire tramite l’avvocato Aiello, del quale gli erano noti rapporti con esponenti politici. Per molti è «una pagina nera nella storia della procura di Milano», ma c’è anche chi – senza addentrarsi in valutazioni di merito sulle accuse che sarà la competente sezione del Csm a valutare – fa notare che il dato che più stupisce è la familiarità di Robledo con l’avvocato della Lega, non solo contiguo a soggetti all’epoca al centro di diverse indagini, ma soprattutto lui stesso sotto osservazione. E Robledo lo sapeva. Quando le conversazioni vengono captate, infatti, la procura di Reggio Calabria e quella di Milano lavorano in tandem all’inchiesta Breakfast e Aiello – dicono fonti di procura – già all’epoca è fra i soggetti di maggiore interesse investigativo. Per la vecchia guardia leghista, invece, il legale è una bestia nera, la personificazione della svolta – non a tutti gradita – voluta dall’ex ministro dell’Interno, poi presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni. Guerre per bande in realtà in cui i cittadini sono solo vittime e spettatori inconsapevoli. Questa gente (pinco, pallo, altri) considerano cosa propria la Repubblica e questo interpretato da Bossi, Maroni, Salvini in versione sudditi fedelissimi, alleati, nemici, è uno spettacolo insopportabile.

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Il M5S nasce perché tutto questo un giorno finisse e questi gaglioffi (so di una sentenza che assolse chi diede del gaglioffo ad un gaglioffo) fossero mandati a casa o in galera.

E poi non rimuoviamo il prode Belsito. Catanzarese d’origine, dalla natia Palermiti, borgo di mille anime in provincia di Catanzaro, si è fatto le ossa a Londra, per tornare in Italia come legale specializzato in crimini da colletti bianchi, dopo un periodo all’ombra di Gerhard Brandstaetter, presidente della fondazione della Cassa di Risparmio di Bolzano, nonché legale del partito altoatesino Südtiroler Volkspartei, ha iniziato a farsi strada da sé. Come titolare dello studio Ab associati colleziona difese importanti – la Bosch, con una multa dell’Agenzia delle entrate ridotta da 1,4 miliardi a 300 milioni di euro (il M5S ricorda di cosa scriviamo?; l’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua (quello dei venticinque culi assisi su venticinque poltrone), per il processo sull’ospedale israelitico; Selex-Finmeccanica, nel processo napoletano sul sistema di tracciabilità dei rifiuti Sistri (questo un vero orrore su cui Leo Rugens tornerà); Citigroup, in uno dei filoni del caso Parmalat (cioè la storia stessa di Beppe Grillo e il MoVimento). Ma anche incarichi di prestigio negli organismi di vigilanza di Véolia (a leggere questi nomi vediamo di non distrarci amici cari perché siete sul sito Leo Rugens cioè di Oreste Grani,  Alberto Massari e tanti altri), Consip, (vedi sopra!!!!) Est Capital, Siemens e Cassa di risparmio di Bolzano. Ma soprattutto è l’avvocato personale di Bobo. Con il tempo, dice la pancia leghista, diventato uomo ombra di Maroni, Aiello si converte in soggetto qualificato dell’area larga tutta interna al Carroccio che si prefisse di fare le scarpe alla vecchia guardia legata al Senatur, ben prima che la Dda Reggina scoperchiasse lo scandalo dei fondi neri transitati sui canali tracciati dagli uomini del clan De Stefano. Che ambientini!!!! Torno a dire: che minchia c’entrano le piazze stracolme di cittadini che scandivano Onestà Onestà, tutti a casa, tutti a casa, Rodotà Rodotà?

catania m5s

Le manovre di potere interne alla partitocrazia leghista era stato l’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, a rivelare il 14 marzo del 2013, quando il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo lo ascolta e mette le sue dichiarazioni a verbale. Un interrogatorio lungo, frammentato – Belsito, si nota anche dalla trascrizione, è terrorizzato – ma sufficiente all’ex tesoriere leghista per chiarire punti, rivelare nomi, connessioni, manovre, ma soprattutto per puntare il dito contro una persona e il suo entourage: l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni. È a lui che ricollega la «regia interna della strategia di defenestrazione di Belsito». In quei mesi, anche le cronache raccontano come l’ex presidente di Regione Lombardia faccia di tutto per prendere le redini del Carroccio. Ma per Belsito, quella strategia era iniziata molto tempo prima. E Maroni non sarebbe stato da solo. «Ci sono state indubbiamente delle persone che l’hanno aiutato, tra virgolette nel… nell’andare ad attaccare quella che era la Lega diretta, quindi il Bossi della situazione. C’era una guerra interna tra… quel soggetto che apparteneva al… alla zona di Varese…  dove io non sapevo chi era, ma Bossi diceva che era un massone… massone, cioè una della massoneria. A me mi fanno schifo quelli della massoneria. E oggi ce lo ritroviamo seduto nel consiglio federale della Lega».

Appartenenza smentita urbi et orbi dal diretto interessato, che stando però alle parole dell’ex tesoriere non era il solo ad animare la fronda interna. Accanto a lui c’è un altro soggetto cui Belsito, in maniera confusa, fa riferimento: Domenico Aiello. Belsito non arriva mai a pronunciarne il nome, ma i riferimenti sono molto precisi e permettono di identificarlo. «Questo è calabrese e vive a Milano», si lascia scappare l’ex tesoriere, che poco dopo dà un’indicazione inequivocabile: «Le voci che sono girate in Lega… è che la moglie era… il direttore, della Regione Calabria, di un dipartimento… non so dirle… lo prenda con il beneficio dell’inventario, magari ho capito male io, legato alla Comunità europea, non lo so». Il regno delle casualità è grande e variegato, ma – guarda caso – proprio Domenico Aiello risulta sposato con Anna Tavano, ex dirigente della Regione Calabria, a Palazzo Alemanni signora dei Fondi comunitari. La Calabria comincia a spuntare e come vedremo diverrà protagonista della vita della Lega non più Nord.

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Dei calabresi marito e moglie Belsito dice: «Quando Maroni andava a fare i comizi, si portava in giro a volte, questo avvocato e poi l’avvocato si presentava con la moglie». Protetti dall’ala maroniana, la carriera dei due decolla. Lui, da avvocato personale di Maroni, si impone progressivamente come legale di tutto il Carroccio. Lei, quasi a scadenza di contratto in Calabria, viene catapultata prima in Regione Lombardia come direttore generale del dipartimento Infrastrutture e mobilità, quindi – quando Maroni si impone come governatore – alla testa del medesimo settore di Infrastrutture Lombarde (Ilspa). In Expo, la Tavano arriva in un momento destinato a diventare delicato. Gli uomini della Finanza da tempo sono sulle tracce degli affari sporchi dell’ex dg Rognoni, oggi a processo per le irregolarità scoperte negli appalti dell’Esposizione universale.

Che opacità, che nepotismi, che degenerazione partitocratica!

All’epoca, Rognoni si è appena dimesso da Infrastrutture Lombarde e il suo nome è al vaglio di Maroni come vice-commissario a Expo spa, ma soprattutto l’ex dg sta continuando a dettare legge nella controllata regionale che – almeno formalmente – avrebbe lasciato. Ma non ha gioco facile. A mettersi di traverso è il presidente del Consiglio di gestione di Ilspa, Paolo Besozzi, il quale – si lamenta Rognoni con l’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione, nonché presidente del Consiglio di Sorveglianza di Ilspa, Maurizio Del Tenno – lo avrebbe di fatto costretto alle dimissioni con pesanti «intimidazioni» e scrivendo «delle cose aberranti allo scopo di intimidirlo e dare le dimissioni». Ma stiamo parlando di gente che fa riferimento ad ambienti politici di un Maroni che prima di fare il governatore della Lombardia ha fatto il Ministro dell’Interno, posizione nella nomenclatura dello Stato dove evidentemente ci devono arrivare solo cittadini probi al di sopra di ogni sospetto.

Questo Rognoni si lamenta anche con la Tavano – è «una mia amica», dice intercettato – alla quale non ha timore di chiedere i documenti riservati che Besozzi ha depositato contro di lui. Dalle conversazioni registrate dagli investigatori, la dirigente sembra glissare sulla richiesta di inviarglieli per mail – «Fai il bravo…», gli dice – ma gli investigatori annotano che poco dopo i due si incontrano «dalla parrucchiera proprio allo scopo di prendere i documenti». A interrompere bruscamente le manovre di Rognoni sarà – poco meno di un mese dopo quella conversazione – l’arresto disposto dal Tribunale di Milano. La Tavano rimarrà invece in Ilspa solo qualche in mese in più. A settembre dello stesso anno, rassegnerà le dimissioni per tornare in Citigroup, lasciando l’incarico a uno dei suoi fedelissimi, Aldo Colombo, già suo vice. Nei mesi in cui ha gestito con pugno di ferro quell’incarico le polemiche non sono mancate per un posto di massimo livello, finito in mano a una catanzarese da poco arrivata, o meglio chiamata, in Lombardia.

Guerre per sbrindellare la cosa pubblica come se fosse loro.  Medesime polemiche – allo stesso modo tacitate da Maroni – che hanno investito il marito, quando ha spodestato lo storico avvocato della Lega, Matteo Brigandì. Con lui Belsito, o meglio il suo avvocato, sembra aver avuto a che fare direttamente. È infatti lo stesso legale che in sede di interrogatorio, racconta al pm Lombardo di essere stato contattato dall’avvocato nei primi giorni infuocati seguiti alle perquisizioni disposte nell’ambito dell’inchiesta Breakfast. In ballo c’era la duplice ipotesi di consegnare alla magistratura o alla nuova dirigenza leghista i conti che Belsito aveva gestito.

Fermiamoci o mi incazzo troppo e non me lo posso permettere con la salute incerta che mi ritrovo!

I grovigli bituminosi intorno al mondo leghista (solo quello di ieri o anche quello di oggi e di domani?), come si vede, non vanno sottovalutati da chi leghista si è dichiarato per decenni e da chi, lo dico con atteggiamento premuroso e preoccupato, si ritrova, per scelta, alleato di governo con l’ultimo salito al vertice leghista Matteo Salvini.

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Un movimento politico ha sempre una sua genesi e una sorta di continuità e di crescita (o decrescita) evolutiva e rimuovere queste verità sarebbe grave errore. I vertici del MoVimento devono pertanto rimanere freddi in attesa dell’esito di queste vicende. Le sentenze non solo si ottemperano ma le conseguenze politiche vanno valutate con lungimiranza. Difficile in storie così aggrovigliate e opache (spero che nessuno voglia discutere l’opacità di questa vicenda), senza aver letto le carte o avere grande esperienza investigativa dichiarare che si crede a quello o a quell’altro.Anche perché nel caso di Luigi Di Maio si rappresenta un elettorato di 11 milioni di italiani che stavano con quelli che hanno restituito milioni e milioni (e non metaforicamente) e non con chi, viceversa, i milioni li ha fatti sparire. Perché i soldi da qualche parte sono finiti o in  quanto consumati o ancora in essere ma nelle tasche di qualcuno. Soldi trattati con prassi illecite certamente. Punto. Prima di esprimere solidarietà in una materia tanto spinosa ci vuole prudenza e competenza. Tempo non certo trascorso e competenza  che escludiamo. Prudenza torno a scrivere perché la questione dei 49 milioni potrebbe essere un iceberg. E, notoriamente, gli iceberg, se urtati (e a voi che sembra?), fanno affondare perfino le super navi. Quelle che si presume abbiano il 40% dei voti. Ma sempre stiamo parlando del 40% del 50%, cioè del 20% dei cittadini aventi diritto al voto. Se un giorno dovessimo arrivare a fare i conti (anche a botte) con questi arroganti, figli politici di ladri, corrotti e corruttori, nemici per decenni dell’Unità nazionale, vi consiglio di trovarvi dalla parte della legalità presidiata e difesa delle Forze Armate, prima fra tutte l’Arma dei Carabinieri.

Oggi mi andava di chiarire questo dettaglio alla vigilia di salite al Colle e complessità che vanno trattate con qualità che non sono certo consone a chi nella vita, fuori dal territorio spianato dalla partitocrazia, avrebbe potuto fare, al massimo,  il posteggiatore abusivo di automobili.

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Con questo post mi accodo, nella mia semplicità e marginalità, alla coraggiosa dichiarazione di Roberto Saviano a proposito di paure ed ossequio ad un potere che a guardar bene ogni giorno di più potrebbe suonare frutto di percorsi illeciti e, per tanto, simili nella sostanza, ad usurpazioni.