La disfatta in Nord Africa – Gli Italiani per l’ennesima volta in fuga

stellone rep-MOV

L’ENI richiama il personale attualmente al lavoro (ma per chi lavorano, in realtà, i dipendenti dell’ENI?) in Libia e si prepara a “metterlo al sicuro”. Altri italiani (varie categorie) sono letteralmente in fuga ascoltando i telegiornali che si svegliano dal sonno dei giusti. Nelle ultime settimane qualcuno vi aveva delineato questa eventualità? Qualcuno di quei cazzari che si alternano, con facce serie-serie nei media, presentati da altri cazzari (giornalisti) come se fossero realmente competenti in materia (in realtà al solo scopo di mostrare le autorevoli sigle di centri studi che, evidentemente, da troppi anni studiano poco, capiscono niente e incassano molto) vi hanno delineato questa ipotesi, negli ultimi mesi? Non credo proprio, dal momento che in molti nelle segrete stanze della Farnesina, Viminale, Forte Braschi, nelle ultime settimane, stavano programmando l’ennesima passerella ad uso e consumo di fotografi di Matteo Salvini e proprio da quelle parti. Visita che sarebbe finita come quella che qualcuno (ma possibile che non si riesca mai a sapere il nome del cazzaro di turno che spinge per queste buffonate costosissime?) organizzò, a suo tempo, per Mario Monti (vedi post Leo Rugens BERSANI IN LIBIA: ATTENTO A NON TAGLIARTI LE PALLE CON L’AFFILATA SPADA DELL’ISLAM), o, addirittura, per uno che in quel momento non aveva nessun incarico formale ma erroneamente lo si riteneva in procinto di diventare qualcuno, come Pierluigi Bersani. Passeggiate che servono per mascherare altro? Me lo chiedo da sempre.

Mi chiedo inoltre perché mentre veniamo a sapere di tutto e il contrario di tutto dai ricorsi al TAR del Lazio di tutti quegli agenti (non) segreti che vogliono i “piccioli” che ritengono di essersi guadagnati e fanno causa alla Stato immemore (pensate che dica cazzate?) non si riesca mai a sapere (nome, cognome, prebende a vita) dei cazzari che redigono report da scompisciarsi dalle risate (se non ci fossero sotto vita e morte di esseri umani) come quello a suo tempo consegnato (riservatissimamente, con tanto di stampigliature che classificano quelle cazzate ritaglia e incolla) in vista della visita in Libia del 21 gennaio 2012 di cui altre volte vi ho fatto cenno del Presidente del Consiglio dell’epoca, Mario Monti. Mai però arrivando a dirvi che qualcuno (per Dio possibile che non si possa sapere il nome e quanto ancora, se fosse in servizio, questo cazzaro vi costa?) nelle note indirizzate a Palazzo Chigi da parte dell’AISE, si parlava di un Paese (la Libia) avviato alla pacificazione (aiutoooooooo!!!!!) e si rimarcava “la capacità italiana di controllare la situazione”. AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOO +, se esistesse il + nella classificazione delle bufale.  Queste cosette da stracciaculi prendevano forma a poco più di un anno da quando il M5S, vincendo le elezioni nel febbraio 2013, acquisiva diritto a fare chiarezza su queste disinformazioni. A questo, tra l’altro (ma non come cosa minore), dovevate servire e questo, alla luce di quanto sta ancora avvenendo in Libia, ritengo non non non non abbiate saputo fare. Cominciando a farvi soffiare (scientemente, mi comincio a chiedere, anni dopo, viste le modalità con cui ancora porgete le terga alla Lega?) la presidenza del COPASIR da uno come Giacomo Stucchi, lasciando in ostaggio tre bravi ragazzi (Crimi, Marton, Tofalo rigorosamente in ordine alfabetico) che, giorno dopo giorno, non solo dobbiamo chiederci cosa abbiano fatto da quelle parti per cinque lunghissimi anni ma quanto, di quel loro fare, sia venuto “a vantaggio” della Repubblica. Loro datore di lavoro e non la Famiglia Casaleggio, manco a dirlo, ne la Francia o l’Arabia Saudita. O il Qatar, recentemente visitato. Mi sembra che a fine anno scolastico (le elezioni europee coincidono con la fine del ciclo delle scuole elementari) si prospettano degli “zero spaccato” in politica estera, confusi quando si deve ragionare del lontano Venezuela, o della mal governata Argentina. Incapaci di farsi rispettare quando si deve pretendere la verità su Giulio Regeni. Ininfluenti nella politica che sia da attuarsi in Niger, o, questione ancora più delicata, in Nigeria. Dove ci conoscono solo per le questioni relative alla corruzione, attuata o meno (e lo scrivo da buon garantista), intorno alla concessione OPL 245. Così come in Congo. E sono tutte questioni dove si verifica lo spessore di un governo in politica estera. Così come la qualità dell’intelligence e la fedeltà di quelli che, evidentemente, lavorano anche (se non esclusivamente) per i nostri competitori. O in quanto hanno un’anima da traditori o, semplicemente, perché oggettivamente, dei fessacchiotti. A Palermo, dal 12 al 13 novembre 2018 (quando il Premier Giuseppe Conte riteneva di dialogare per includere) quanta acqua abbiamo pestato nel mortaio e quanto ci è costata quell’attività pseudo-diplomatica? Costi in termini di soldi buttati al vento e costo in termini di pernacchie sonoramente indirizzateci da quelli che contano.   

Oreste Grani/Leo Rugens che se vedete quante volte ha fatto riferimento volgare al membro maschile potete capire quale stato d’animo abbia.

Abbiate animo di leggerlo tutto questo post. Sentite a me.

P.S.

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Mi perviene una locandina-annuncio (quella di sopra) per la presentazione di un libro “Protocollo S – Sequestro di Persona” il cui autore, Umberto Saccone, non è stato (lo è ancora?) figura minore in quella terra grigia rappresentata dal mondo di chi entra/esce dall’ENI per assumere responsabilità attinenti la sicurezza dell’Ente di Stato. Mi riferisco a professionisti quasi sempre formatosi nelle nostre istituzioni repubblicane. A vostre spese. Tema interessante quello dei sequestri perché, tra l’altro, girano molti soldi. Anche vostri. Chissà se il 9 maggio p.v. (data importante, per altro, per ogni buon patriota, in quanto fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro ucciso dalle B.R.) possiamo venire a sapere, episodio tra i tanti, qualcosa di più della morte crudele e ingiusta dell’ing. Franco Lamolinara di cui altre volte vi ho parlato e su cui, in vista dell’imminente evento culturale, mi ripropongo di tornare a ragionare. Soprattutto alla luce di due nomi di spicco che vedo aver dato la loro adesione alla presentazione del volume: l’attuale sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo (M5S) e Giacomo Stucchi, all’epoca, 2013, della Lega Nord. Stucchi fu infatti la persona scelta (ci mise bocca perfino Lamberto Dini) perché un rappresentante del MoVimento non non non assumesse la presidenza del COPASIR. I due (Tofalo-Stucchi), pertanto, sono stati colleghi parlamentari per ben 5 anni, nel farlo, hanno frequentato, nella massima riservatezza, gli stessi ambienti riservatissimi. Interessante. Sarebbe stato ancora più interessante se, trattandosi di editoria (quello che alla fine viene presentato è un libro oltre, ci auguriamo, un know how), gli organizzatori avessero invitato anche Vito Crimi, persona non di poco peso nel M5S, ad oggi potente dispensatore di fondi destinati alla stampa e in generale all’editoria.

La security di ENI recluta tra carabinieri, Ministero dell’Interno e Servizi

Avevamo avviato il ragionamento ad agosto, ed estendendo leggermente la ricerca, senza particolari sforzi, la rete si riempie di dati e denota un pericoloso ed antidemocratico traffico di informazioni e professionalità, nonchè interessi.


Macchiarola – fonte facebook

A febbraio 2017 il capo segreteria di Alfano, Giovannantonio Macchiarola, sua “ombra dal 2008”, va a lavorare in ENI, ambito security. Nel maggio 2015 toccava all’ex generale dei Carabinieri, Aldo Saltalamacchia entrare in ENI, sempre security aziendale, e nel 2017 è toccato al di lui fratello, Emanuele Saltalamacchia, entrare in ENI, sempre da ex generale (fonte qui).

Domenico Di Petrillo security manager di Tecnimont (Tempa Rossa), ha lavorato prima in ENI per 9 anni, e nei 29 anni precedenti tra Arma dei Carabinieri e Presidenza del Consiglio, ex uomo del Gen. Dalla Chiesa.

Umberto Saccone, manager privato, 8 anni nella security di ENI, ma prima di entrare in Eni nel 2006, ha lavorato per 25 anni nel SISMI (ex servizi segreti militari) e 7 anni nell’Arma. Saccone nonostante sia un libero professionista, ha una pagina come dirigente ENI sul sito dell’Arma dei Carabinieri.

Saccone fonte Anmil.it

Francesco Capone, oggi Novareckon, consulenze private in security, ex carabiniere, ex SISMI, ex Interpol, passa prima alla A2A e dopo ad ENI. Poi c’è Lapo Pistelli, ex vice ministro agli esteri, dopo passato in ENI, ma almeno qui l’Antitrust se ne interessò. Vorremmo avviare sulla base di questi esempi, un ragionamento delicato. La legge anticorruzione, per evitare conflitti di interesse, chiede un periodo di divario di tre anni tra un impiego e l’altro prima di intraprendere percorsi lavorativi privati o pubblici, che possano intersecarsi nel medesimo ambito lavorativo (sicurezza pubblica e privata in questo caso), a tutela del potenziale conflitto d’interesse con l’incarico pubblico precedente (L.190/2012).

Il problema della privatizzazione della sicurezza del quale parlava in passato il Movimento 5 Stelle è più che mai attuale e grave, perchè il quadro che ne esce è aberrante: praticamente Eni è pubblica ma segue chiaramente regole privatistiche, viola le norme sulla trasparenza ambientale perchè è una s.p.a., da azienda di Stato esercita pressioni lobbistiche su governo e parlamento che poi ne decidono le nomine, per ENI vige il segreto aziendale sulle sue informazioni ma noi cittadini attraverso lo Stato ne siano potenzialmente tutti pseudoazionisti, nell’indotto ENI ha aziende condannate per reati ambientali ma che godono dei certificati antimafia, questi ultimi rilasciati da quelle medesime prefetture, quindi ministero e forze dell’ordine che svolgono le indagini, dai quali provengono anche i futuri consulenti ENI, la quale recluta personale per la propria sicurezza sia nell’arma che nei ministeri o nei servizi segreti, che magari precedentemente si trovavano ad indagare su ENI. Il tutto considerando che lo Stato incamera da Eni consistenti entrate fiscali, quindi a voler chiudere il cerchio, proprio lo Stato Italiano è in pesante conflitto d’interesse sulla tematica petrolio, e la pistola fumante è proprio ENI e quindi come possono i cittadini aspettarsi giustizia se tutti gli altri attori istituzionali sono in conflitto d’interesse e finiscono per lavorare in ENI o per provare per essa sudditanza? ENI è la principale minaccia alla democrazia nella nostra nazione, attraverso la quale i tre poteri statali pericolosamente si mischiano e si confondono, minando l’imparzialità e la bontà di ogni processo contro di essa, nonchè mummificando ogni provvedimento politico contro di essa. Una classe politica seria dovrebbe occuparsi di questo gigantesco conflitto d’interesse fuori controllo, un problema che non si risolverà con i soli comunicati. Ecco spiegato tutto il livore di Alfano da ministro dell’interno contro l’antagonismo ecologista della OLA e di altre associazioni lucane, perchè Alfano ministro in realtà non lo è mai stato, ma succube di ENI certamente, basti vedere la carriera del suo braccio destro.

P.S. al P.S.

Interessante questa super legittima fonte aperta. Parole messe in rete in data non sospetta: 1/12/2016.

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Di peso il contenuto in quanto suggerisce di estrarre dalla realtà ciò che c’è ma non si vede. Cosa che si consiglia sempre di fare se si è curiosi e se si hanno a cuore gli interessi della Repubblica. Interessi che sono, a volte, anche di tipo ragionieristico/contabile. A leggermi, stronzo moralista come appaio, mi direte, come sosteneva Duane “Dewey” Clarridge (ex capo della CIA a Roma nei primi anni ’80) che l’etica dell’intelligence è un ossimoro. Roba del genere non c’è mai stata e non ci sarà mai. Forse. Comunque, replica Leo Rugens (che dicono sappia pre-vedere) sarebbe bene non esagerare. E soprattutto, da signore anziano (direi ormai vecchio) in questi grovigli bituminosi, badare sempre a chi c’era quando accadevano le cose e quando il quadro sinottico del tempo trascorso non consente ad alcuni “di non ricordare”. Se c’erano, farebbero bene a non spacciarsi per rincoglioniti.   



COPASIR, COPASIR, FORTISSIMAMENTE COPASIR: LE DONNE E GLI UOMINI ONESTI DEL M5S SI MERITANO LA PRESIDENZA DEL COPASIR. PER COMINCIARE.

Che ognuno faccia ciò che può perché i 162 rappresentanti al Parlamento, eletti nel MoVimento 5 Stelle, espressione di milioni di cittadini che hanno a cuore le sorti della Repubblica, si sentano, quotidianamente, supportati dai loro legittimi elettori. In questo spirito, quando potrò, segnalerò ai rappresentanti del popolo, senz’altro fine che informarli, i luoghi istituzionali dove, a mio giudizio si gioca la partita della legalità. Incominciamo oggi con COPASIR e CONSIP. Le sigle suonano simili ma sono due cose diverse e al tempo stesso, fra di loro, in strettissimo rapporto.

Oreste Grani

P.S. Le notizie di questa natura, le mando direttamente, nel modo gradito dal MoVimento 5 Stelle elettronicamente ai 162 eletti.

C’è un solo Paese al mondo dove i Servizi Segreti possono essere definiti da esponenti del governo o da deputati al Parlamento, con incarico specifico nel Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), “un carrozzone e uno stipendificio”. In questi termini, nella precedente legislatura, il numero due del Copasir Giuseppe Esposito si esprimeva su come le nostre strutture apparivano ridotte: “I colleghi dei Servizi Segreti dei grandi paesi, ci trattano, ormai, come degli scolaretti”. Questo sfogo arrivava dopo la tragica conclusione dell’operazione che doveva salvare la vita all’ingegner Franco Lamolinara ucciso tragicamente in Nigeria.

Perché dovremmo spendere soldi in uno “stipendificio” che dovrebbe essere il luogo istituzionale del nostro pensiero strategico? È arrivato il tempo di ridurre drasticamente gli organici di queste strutture “imbottite” di raccomandati e persone selezionate senza criteri riferibili a un intelligence culturale.

Sto suggerendo, in questo momento, ai 162 neo eletti in Parlamento del MoVimento 5 Stelle di non farsi distrarre da presidenze di commissioni senza peso reale ma, viceversa, di chiedere immediatamente la Presidenza del Copasir. E allora ne vedremo delle belle. Compreso l’apertura dei famosi armadi che neanche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto ordinare.

Oreste Grani


SUBITO UN ELETTO DEL M5S ALLA GUIDA DEL COPASIR. È QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALE

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È stato sufficiente che Roberta Lombardi pubblicasse questa mattina (19 marzo) un post che contiene l’accoppiata Dini-Copasir, perché gli accessi a Leo Rugens si impennassero sul post Lamberto Dini: “Il M5S al Copasir è un problema”. Per Dini di sicuro, non per Leo Rugens del 14 marzo 2013. Una bella notizia per noi, scusateci, un po’ di soddisfazione.

Prima di ripubblicare il comunicato stampa di Lombardi, vi ripropongo un appello-riflessione apparso in Leo Rugens e risalente al 26 febbraio, sempre dedicato al rapporto Copasir-M5S.

Copasir, Copasir, fortissimamente Copasir: le donne e gli uomini onesti del M5S si meritano la presidenza del Copasir per cominciare26 febbraio 2013

Che ognuno faccia ciò che può perché i 162 rappresentanti al Parlamento, eletti nel MoVimento 5 Stelle, espressione di milioni di cittadini che hanno a cuore le sorti della Repubblica, si sentano, quotidianamente, supportati dai loro legittimi elettori. In questo spirito, quando potrò, segnalerò ai rappresentanti del popolo, senz’altro fine che informarli, i luoghi istituzionali dove, a mio giudizio si gioca la partita della legalità. Incominciamo oggi con COPASIR e CONSIP. Le sigle suonano simili ma sono due cose diverse e al tempo stesso, fra di loro, in strettissimo rapporto.

C’è un solo Paese al mondo dove i Servizi Segreti possono essere definiti da esponenti del governo o da deputati al Parlamento, con incarico specifico nel Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), “un carrozzone e uno stipendificio”. In questi termini, nella precedente legislatura, il numero due del Copasir Giuseppe Esposito si esprimeva su come le nostre strutture apparivano ridotte: “I colleghi dei Servizi Segreti dei grandi paesi, ci trattano, ormai, come degli scolaretti”. Questo sfogo arrivava dopo la tragica conclusione dell’operazione che doveva salvare la vita all’ingegner Franco Lamolinara ucciso tragicamente in Nigeria.

Perché dovremmo spendere soldi in uno “stipendificio” che dovrebbe essere il luogo istituzionale del nostro pensiero strategico? È arrivato il tempo di ridurre drasticamente gli organici di queste strutture “imbottite” di raccomandati e persone selezionate senza criteri riferibili a un intelligence culturale.

Sto suggerendo, in questo momento, ai 162 neo eletti in Parlamento del MoVimento 5 Stelle di non farsi distrarre da presidenze di commissioni senza peso reale ma, viceversa, di chiedere immediatamente la Presidenza del Copasir. E allora ne vedremo delle belle. Compreso l’apertura dei famosi armadi che neanche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto ordinare. (vedi post completo)

Oreste Grani

Comunicato di Roberta Lombardi del 19.3.13

È arrivato il momento di dare dimensione alle preoccupazioni di Lamberto Dini e Beppe Pisanu. È giunta l’ora di “rendicontare le caramelle” e, dunque di portare le istanze di quel 25 e passa per cento di elettori che ha votato il Movimento 5 stelle. Ora che siamo stati eletti al Parlamento, vogliamo essere presenti nelle Commissioni bicamerali, nelle giunte e negli uffici di presidenza di Camera e Senato. Dopo la nomina della presidente della Camera Laura Boldrini siamo a una prima giornata cruciale. Oggi, martedì, alle 18, a Montecitorio ci sarà la prima conferenza dei Capigruppo. Si parlerà della composizione dell’Ufficio di Presidenza che verrà votato in aula giovedì, decidere le nomine dei suoi vicepresidenti e soprattutto scegliere i questori: veri e propri controllori dei conti alla Camera. Noi cittadini del Movimento 5 Stelle presenteremo i nostri candidati per tutti questi ruoli perché vogliamo essere protagonisti del rinnovamento che abbiamo promesso in campagna elettorale. Vogliamo partecipare alle decisioni che si prendono al chiuso delle stanze dei bottoni, per rispetto della volontà popolare che ci ha scelto. Vorremmo filmare tutto e diffondere via web le riunioni, ma per ora, con le stringenti regole in vigore nei palazzi romani, non è possibile. 
[…] Lamberto Dini, per inciso, non ci ha ancora svelato nulla di cosa sa del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica di cui accennava qualche giorno fa. Attendiamo (s)fiduciosi. Roberta Lombardi, capogruppo portavoce M5S alla Camera (vedi blog beppegrillo.it)


OGGI È UN GRAN GIORNO: IL M5S HA CHIESTO AL CAPO DELLO STATO LA PRESIDENZA DEL COPASIR

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Il 26 febbraio scrivevamo:

COPASIR, COPASIR, FORTISSIMAMENTE COPASIR: LE DONNE E GLI UOMINI ONESTI DEL M5S SI MERITANO LA PRESIDENZA DEL COPASIR. PER COMINCIARE

Grazie, ragazzi, ora tutto è possibile.

La storia dei servizi segreti italiani è impastata con la storia della Repubblica e della sua degenerazione in partitocrazia. Il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) è la chiave di volta della comprensione e del controllo di tutti i rapporti inconfessabili che hanno consentito il saccheggio delle risorse di questo meraviglioso paese.

Grazie a Giuseppe Grillo, grazie a Gianroberto Casaleggio, grazie ai 163 onesti rappresentanti del popolo italiano eletti nelle liste del M5S, grazie a Paolo Becchi.

Ripeto: ora tutto è possibile se i brontosauri della partitocrazia accetteranno la richiesta leale di attribuire al M5S la presidenza del Copasir, formulata questa mattina al Quirinale.

La redazione di Leo Rugens

Che ognuno faccia ciò che può perché i 163 rappresentanti al Parlamento, eletti nel MoVimento 5 Stelle, espressione di milioni di cittadini che hanno a cuore le sorti della Repubblica, si sentano, quotidianamente, supportati dai loro legittimi elettori. In questo spirito, quando potrò, segnalerò ai rappresentanti del popolo, senz’altro fine che informarli, i luoghi istituzionali dove, a mio giudizio si gioca la partita della legalità. Incominciamo oggi con COPASIR e CONSIP. Le sigle suonano simili ma sono due cose diverse e al tempo stesso, fra di loro, in strettissimo rapporto.

C’è un solo Paese al mondo dove i Servizi Segreti possono essere definiti da esponenti del governo o da deputati al Parlamento, con incarico specifico nel Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), “un carrozzone e uno stipendificio”. In questi termini, nella precedente legislatura, il numero due del Copasir Giuseppe Esposito si esprimeva su come le nostre strutture apparivano ridotte: “I colleghi dei Servizi Segreti dei grandi paesi, ci trattano, ormai, come degli scolaretti”. Questo sfogo arrivava dopo la tragica conclusione dell’operazione che doveva salvare la vita all’ingegner Franco Lamolinara ucciso tragicamente in Nigeria.

Perché dovremmo spendere soldi in uno “stipendificio” che dovrebbe essere il luogo istituzionale del nostro pensiero strategico? È arrivato il tempo di ridurre drasticamente gli organici di queste strutture “imbottite” di raccomandati e persone selezionate senza criteri riferibili a un intelligence culturale.

Sto suggerendo, in questo momento, ai 162 neo eletti in Parlamento del MoVimento 5 Stelle di non farsi distrarre da presidenze di commissioni senza peso reale ma, viceversa, di chiedere immediatamente la Presidenza del Copasir. E allora ne vedremo delle belle. Compreso l’apertura dei famosi armadi che neanche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto ordinare.

Oreste Grani



I SERVIZI SEGRETI ITALIANI? UN PO’ LITIGIOSI, UN PO’ SCOLARETTI COMUNQUE … INAFFIDABILI. FIRMATO IL RESTO DEL MONDO

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Come sono i nostri “servizi segreti“? LITIGIOSI!

Chi lo afferma? Le altre strutture di intelligence più quotate del Mondo. Nel settembre del 2010 alla newsletter del settore, “Infosicurezza”, il senatore  Giuseppe Esposito (Pdl) sottolinea che a tre anni dalla riforma “i nostri servizi, per spirito di corpo e affiatamento, stanno al 50% di come dovrebbero essere”. È notorio che senza “spirito di corpo“, si litiga e, cioè “ci si contrasta“, peggio “ci si contende con parole aspre“. Vorrebbe dire che si denigrano, con terzi, estranei al servizio, i colleghi e che, a volte, ci si manda a quel paese.

Questo pensano “gli altri” (solitamente ben informati), dei nostri ambienti riservati. Forse perché ascoltano le conversazioni con sonde sulle linee o con dei microfoni direzionali; forse leggono la corrispondenza elettronica in uscita e in entrata dai nostri costosissimi edifici che dovrebbero essere bonificati e inibiti a qualunque intrusione. Forse, più semplicemente, prendono atto di tutte le “originalissime” cause giacenti ai Tribunali del lavoro e ai TAR che i dipendenti delle nostre strutture di intelligence, insoddisfatti per la loro carriera, fanno allo Stato. “I servizi segreti nigeriani ci hanno trattati come degli scolaretti” accuserà il solito Giuseppe Esposito, eterno membro del Copasir, in occasione della tragica morte dell’ing. Franco Lamolinara.

NON SIAMO QUINDI SOLO DEI LITIGIOSI INAFFIDABILI, SIAMO ANCHE DEGLI SCOLARETTI. E, COME TUTTI I RAGAZZINI A SCUOLA, SIAMO LITIGIOSI. PERFINO PER I NIGERIANI. TUTTO QUADRA. MA L’ENI NON DOVREBBE ESSERE LA NOSTRA ARMA SEGRETA PER FARCI RISPETTARE ALL’ESTERO? ALMENO DOVE ESTRAIAMO PETROLIO E DIAMO DA VIVERE A DELLE MAESTRANZE LOCALI VOGLIAMO PROTEGGERE I NOSTRI INTERESSI NAZIONALI E LA VITA DEI NOSTRI CONCITTADINI? O I “NOSTRI INTERESSI” COINCIDONO SOLO CON QUELLI DI PAOLO SCARONI E DEI SUOI AMICI PARTITOCRATICI? FIGURE DI MERDA CON IL KAZAKISTAN, FIGURE DI MERDA CON LA NIGERIA, FIGURE DI MERDA IN LIBIA. FIGURE DI MERDA OVUNQUE. QUESTA SITUAZIONE GRAVISSIMA CI SEMBRA MATERIA PER I GIOVANI PATRIOTI ORGANIZZATI NEL M5S.

COME AUSPICHIAMO DA SEMPRE.

la redazione